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Jakala: l’intervista

27-05-2018 Haile Anbessa

Jakala: l’intervista

All’indomani dell’uscita del loro secondo album Sguardi abbiamo intervistato la reggae band bresciana Jakala.

Haile Anbessa: come avete iniziato a suonare?
Jakala: il tutto è partito nel 2012 dal desiderio di Andrea Paderno (batteria) e Michele Pellegrini (basso), che già suonavano insieme in un gruppo ska locale, di formare un gruppo reggae, in quanto appassionati da questo genere musicale. Grazie a varie conoscenze, si sono messi in contatto con Andrea Somensi (chitarra ritmica) e Davide Bonera (chitarra solista) e dopo qualche suonata in sala prove hanno deciso di provare a formare un gruppo. Con il tempo si sono quindi aggiunti vari elementi, fino ad arrivare alla formazione odierna.

H.A.: come vi siete innamorati del reggae?
J.: il reggae ci ha colpito sin da subito, sia per la musica in sé sia per la cultura che fonda questo genere musicale. Abbiamo iniziato ad appassionarsi a questa musica ascoltando Marley e riflettendo sui messaggi che condivideva tramite questa forma di espressione. Il reggae per noi dovrebbe sempre essere un approccio alla vita quotidiana, che permetta di costruire legami ed importanti riflessioni. Inoltre, dal punto di vista musicale, ci piace particolarmente la pulizia, se così si può definire, del suono di ogni strumento presente.

H.A.: parlatemi del vostro ultimo disco…
J.: Sguardi, il nostro ultimo disco, è nato grazie all’incontro con Massimo Minato (Niam), ex batterista dei DotVibes e produttore. Avevamo già collaborato con lui per una dub version di un brano contenuto all’interno di Idoneo, il nostro primo disco e, contenti della collaborazione, abbiamo deciso di contattarlo. Inizialmente, ci siamo trovati in studio per registrare alcuni pezzi, non avevamo in mente ancora l’idea di un vero e proprio disco; dopo qualche mese abbiamo pubblicato Forward, in collaborazione con Rebel Rootz e Patois Brothers, con l’intento di creare una connessione tra le giovani realtà reggae presenti sul territorio italiano. Nel frattempo, la scrittura e la composizione di nuovi brani procedevano per il verso giusto e da qui abbiamo iniziato a pensare ad un progetto più concreto; con il tempo, dopo mesi di registrazioni e mixaggio, è nato Sguardi. Il disco è formato da 10 pezzi, scritti sia in italiano che in inglese, dal nostro cantante Alberto Greco e dal bassista Michele Pellegrini. Le strumentali sono state registrate all’Istituto Artistico Musicale “Ottava” di Brescia da Max Comincini e Massimo Minato, mentre le voci sono state registrate al DotVibes Crew Studio di Cavaglià da Massimo Minato e Giacomo Pastore. Il disco vede inoltre la collaborazione di Rebel Rootz e Patois Brothers in “Forward”, di Zibba in “Scusa Se” e di Cosimo Miorelli per quanto riguarda l’artwork del disco.

H.A.: quali sono le vostre influenze principali?
J.: le nostre principali influenze provengono principalmente dal mondo del reggae, iniziando dagli artisti che hanno fatto la storia di questo genere musicale, arrivando poi ad artisti più contemporanei, concentrandosi su un’attenta ricerca del suono. Inoltre, ogni singolo membro del gruppo porta all’interno dello stesso il proprio background musicale; all’interno dei nostri pezzi, ma soprattutto durante i live, è infatti possibile riscontrare diverse influenze rock o funky.

H.A.: che temi trattate nelle vostre canzoni?
J.: lo stile di scrittura è “conscious”, i temi affrontati riguardano principalmente la sfera sociale e umana; si passa infatti da quelli più attuali come le migrazioni, ponendo un’attenzione quotidiana alla non discriminazione, a quelli legati alla sfera personale come la relazione con se stessi e con gli altri.

H.A: avete dei modelli musicali nel mondo del reggae o anche in altri generi?
J.: per quanto riguarda la scrittura dei testi, cerchiamo di dare importanza alla cultura e alla lingua italiana e per questo motivo prendiamo esempio da diversi artisti, in particolar modo Africa Unite ed altre realtà cantautorali. A livello strumentale, come già detto, stiamo attenti a mantenere determinate sonorità che hanno caratterizzato questo genere e che con il passare degli anni si sono sempre più affinate.

H.A.: con chi vi piacerebbe collaborare in futuro se ne aveste la possibilità?
J.: abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con Zibba, che appartiene ad un mondo musicale diverso dal nostro, seppur il suo passato riporta in qualche modo alle sonorità reggae. Ci piacerebbe porre la costante attenzione alla lingua italiana ed estenderci ad artisti capaci di trasmetterci un buon messaggio per una crescita di gruppo, consapevole della nostra cultura d’appartenenza. In particolare, avendo aperto in diverse situazioni i concerti degli Africa Unite, ci piacerebbe poter sviluppare con loro una collaborazione.

H.A.: sarete in tour questa estate?
J.: sì, già in questo periodo siamo impegnati nella promozione del disco; nel mese di maggio suoneremo in provincia di Como insieme ai Rootical Foundation, a Bergamo e a Milano. Quest’estate invece avremo l’opportunità di promuovere il disco in diverse occasioni e città; suoneremo a luglio al Bergamo Reggae Sunfest di Bergamo, mentre ad agosto avremo la possibilità di presentare il disco a Savona e alla Festa di Radio Onda d’Urto di Brescia in apertura a Ky-Mani Marley.