Ziggy Marley: l'intervista

by • 22/09/2007 • IntervisteComments (0)484

Chiudiamo in bellezza la serie di interviste raccolte al Rototom Sunsplash 2007. Sono molto orgoglioso di annunciarvi che, sono riuscito ad incontrare, anche se purtroppo per molto poco, in assoluta esclusiva Ziggy Marley! Sono stato l'unico,dopo un'estenuante attesa, ad essere stato ammesso sul suo tour bus per rivolgergli qualche domanda in privato e somo qui a rendervene conto. Il backstage, come ha spiegato chiaramente il sito del Rototom, era quello blindatissimo delle grandi occasioni. La conferenza stampa, molto stringata e con foto vietate, era assiepata da centinaia di persone. Ma alla fine sono riuscito comunque a strappargli qualche breve dichiarazione face to face per Hotmc! Enjoy!

Haile Anbessa: Ziggy ti confesso la mia emozione per essere qui con te ora! Ti ringrazio per l'opportunità concessami!

Ziggy Marley: (ride con la stessa espressione di Bob!) irie fratello!

H.A.: hai mai suonato qua in Italia prima?

Z.M.: in Italia? Certo, qualche volta nel corso degli ultimi anni.

H.A.: come lo trovi il nostro pubblico?

Z.M.: In Italia la gente ama molto il reggae. Ama molto mio padre. Lo percepisco forte! Vedo le magliette con la sua faccia ovunque! (ride). C'è forte ricezione del vero messaggio del reggae qui.

H.A.: girando, come trovi in generale il pubblico europeo nei tuoi confronti?

Z.M.: sempre molto caldo. Sai nel mondo siamo tutti fratelli. Una sola anima.

H.A.: questa è una domanda che rivolgo spesso e volevo sentire anche la tua opinione. Quali somiglianze ci trovi fra la gente giamaicana e noi italiani?

Z.M.: la prima più evidente è che entrambi amiamo il calcio. Anzi mi congratulo con voi per la vostra coppa del mondo! Inoltre siamo entrambi popoli molto veri, privi di finzione. La grande genuinità e generosità ci accomuna molto.

H.A.: parliamo dei tuoi lavori da solista Dragonfly e Love Is My Religion. Rappresentano uno step ulteriore nel genere reggae. Come definiresti il tuo particolare genere?

Z.M.: mmmm. Penso che la definizione più adatta sia Progressive Reggae. Un reggae che guarda sì indietro alla origini ma contemporaneamente avanza, fa il suo percorso. Ecco cosa è il mio Progressive Reggae.

H.A.: ora ti voglio chiedere come è stato suonare in Etiopia, in Meskel Square ad Addis Abeba, con tua madre e tutti i tuoi fratelli in ricordo di tuo padre. Quali sono state le tue sensazioni?

Z.M.: è stata una gran cosa. Belle vibrazioni! Anche perché avevamo un grande intento. Portare avanti l'ambizioso progetto Africa Unite. È stato un concerto molto spirituale. La gente è stata grande. Mio padre ci guardava tutti da lassù.

H.A.: come ultima domanda ti chiedo: cosa ti ha lasciato tuo padre nell'anima e mella vita di tutti i giorni?

Z.M.: tutto! (ride). È difficile rispondere in così poco tempo. Mio padre è la mia più grande influenza musicale. Sia lui che mia madre che i miei nonni mi hanno insegnato la disciplina, l'umiltà, il lavorare sodo e la perseveranza.

H.A.: grazie mille Ziggy!

Z.M.: yaman, respect!

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