Yoyoyoyoyo

by • 01/05/2006 • RecensioniComments (0)597

A seconda delle canzoni gli Spank Rock potrebbero essere presi per “nipotini” dei Beastie Boys, cresciuti sui loro stessi marciapiedi di Brooklyn, o per la next big thing venuta da Brixton a rubare le copertine a Dizzee Rascal; che non a caso citano tra le loro influenze.

A seconda dei casi li si può pensare come una evoluzione tanto di Pharell e soci (Touch Me su cui sarebbe bello sentire i Clipse), quanto dei vari rimanipolatori dell’ old-school e del funk che abbondano in giro (Sweet Talk e la dura e progressive Competition con effetti di marca Edan ) oppure come un mashup tra le due cose.

E’ evidente che hanno l’elettronica, da Moroder in poi, nel sangue (vedasi la “housiana” Bump filtrata di cupi sintetizzatori che avrebbero fatto felice il grande Giorgio) ma allo stesso tempo lasciano la porta aperta ai synth superproteici del crunk, (Backyard Betty) senza nascondere la loro estrazione da clubber/nerd, à la Antipop Consortium, come quando utilizzano a mò di tormentone effettini da vecchi videogames (Rick Rubin, Far Left etc..).

Insomma gli Spank Rock (ovvero l'mc "MC Cool Disco Spank Rock", il produttore "Armani XXXChange" più un ulteriore collettivo di dj alle spalle, tutti poco più che maggiorenni da Baltimora) con Yoyoyoyoyo compilano un divertissement, lungo una quarantina di minuti, filtrato da citazioni degli ultimi 20 anni di incontri/scontri tra elettronica e hip-hop.

Il tutto viene poi condito con lo humour cerebrale di Naem Juwan (MC Spank Rock) che si fa spesso beffe dei migliori “peggiori clichés” del rap moderno, aspetto del disco che non mancherà di fare impazzire ogni singolo hipster aldiquà dell’oceano e che in realtà risulta la parte forse più “prevedibile” di una opera prima che é comunque una bella scoperta della Big Dada (sottoinsieme della Ninja Tune, già emerita per aver portato alla luce King Geedorah) per questa prima metà di 2006.

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