Yardie è il primo film da regista di Idris Elba (e un omaggio alla blaxploitation)

by • 17/09/2018 • Copertina, Knowledge is Power, RubricheCommenti disabilitati su Yardie è il primo film da regista di Idris Elba (e un omaggio alla blaxploitation)305

Attore e dj, ora Idris Elba è anche regista. Il suo primo film è Yardie, pellicola tratta dall’omonimo romanzo noir scritto dall’autore giamaicano Victor Headley. Racconta la storia dell’antieroe “D” (Aml Ameen), un trafficante di droga con un passato devastato dalla violenza di Trenchtown che, dopo aver portato un carico di cocaina dalla Giamaica a Londra, si troverà protagonista di inseguimenti e intrighi con le forze dell’ordine. (Continua dopo il trailer)

Facendo un passo indietro, almeno fino agli anni ‘60/’70, gli attori non-bianchi erano abitualmente papponi e rapinatori, ma soprattutto non erano protagonisti di un film poliziesco. L’inversione di tendenza è da attribuire senz’altro ad un grande cult giamaicano del cinema poliziesco e gangster, The Harder They Come, con Jimmy Cliff. Il film è stato una grande fonte d’ispirazione per la sceneggiatura di Yardie, ricca di evocazioni anni Settanta in bilico tra il mondo dei sound system, le guerre tra gang, i rude boy e la corruzione sistemica della polizia.

Quello che successe allora però è molto diverso rispetto a oggi. I giamaicani e le popolazioni afro ghettizzate, dall’Europa agli Stati Uniti d’America, si videro per la prima volta sullo schermo e per giunta nel ruolo di protagonista di un film d’azione, cosa che creò una reazione incredibile. Nonostante la finzione cinematografica il film descriveva, seppur con pathos, la cruda autenticità delle strade di Kingston. Pochi anni dopo, nel 1971, fu Shaft a creare un simile stupore in America. Diretto da Gordon Parks, il film è la storia di John Shaft, il primo detective (afroamericano) di Harlem autorizzato a possedere le pistole in casa e girare armato nelle strade di quartiere. Recentemente il romanziere George Pelecanos ha ricordato sul Washington City Paper quello che successe durante la prima di Washington, di fronte ad un pubblico di soli afroamericani: “Quando iniziò la canzone Theme from Shaft di Isaac Hayes, tutti si alzarono dai loro posti e iniziarono a ballare dentro il teatro: prima delle rivolte della fine degli anni sessanta, non si era mai visto un film come questo.” Quello che venne dopo con il film Superfly, diretto dal figlio di Gordon Parks con la colonna sonora di Curtis Mayfield, aprì le porte al genere cosiddetto blaxploitation che spesso glorificava la figura del fuorilegge, con un’unica eccezione per la paladina della giustizia Foxy Brown del 1974. (Continua dopo la foto)

Questo filone cinematografico divenne ben presto fonte d’ispirazione per artisti, musicisti e scrittori, ma anche per giovani criminali in erba e papponi stravaganti in Rolls-Royce. Non possiamo non pensare, come in un flashback, al soul singer William “Darondo” Pulliam, che in una storica intervista di Andrea Cangioli per il magazine Superfly (per l’appunto) raccontava il suo primo concerto con James Brown che fu anche l’ultimo della sua carriera. Vi consigliamo di scovare tutto il possibile su Darondo: sarà un bel viaggio tra realtà e finzione. Ma ritorniamo al cinema, questa volta arrivando fino ai tempi nostri.

La blaxploitation ha fatto rapidamente il suo corso, lasciando però una traccia per una seconda ondata di cineasti e musicisti che sarebbero arrivati vent’anni dopo. Negli anni ’90 nasce il genere gangsta rap, che lascerà con sé sulla strada una lunga scia di sangue: un nuovo scenario, drammatico, che dà il via a nuovi film come New Jack City di Mario Van Peebles (1991). Per molti è stato l’equivalente visivo del gangsta-rap. Nello stesso anno fu Boyz N the Hood, il film di John Singleton, a esplorare la vita di strada nel South Central di Los Angeles. E poi Devil In a Blue Dress di Carl Franklin e la serie televisiva The Wire.
Ma ad influenzare maggiormente Yardie è stato Babylon, quello degli anni ’80, diretto dal regista torinese e semisconosciuto Franco Rosso che, forse involontariamente, con la colonna sonora reggae degli Aswad, è riuscito a inglesizzare un genere cinematografico e a far appassionare inglesi, sia bianchi che neri, ad un genere quasi sconosciuto in Europa.

Yardie è da poco al cinema. Non perdetelo.

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