XVI Religion: l’intervista

by • 10/11/2020 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su XVI Religion: l’intervista164

I ragazzi di XVI Religion, già noti sotto il nome di 16 Barre, sono ormai da anni diventati uno dei punti di riferimento della nostra scena underground, facendosi avanti con uno stile estremamente identificativo influenzato dagli stimoli più vari accomunati da un gusto gotico davvero spiccato. L’oscurità avvolge spesso le liriche, flussi di pensieri ben curati in cui a tornare spesso è la tematica del sovra-umano, degli extra-terrestri e dell’universo in generale: tutto ciò si unisce ad ambientazioni remote che fondano questo contrasto. Milky Way è il loro ultimo lavoro di gruppo e accomuna tanti di questi elementi aggiungendone di nuovi: ecco qualche domanda veloce al gruppo per entrare nel viaggio spaziale dei XVI!

Luca Stardust: Dopo aver chiuso il cerchio dei dischi da solista, quando avete deciso di ripartire insieme con Milky Way?

XVI Religion: Abbiamo deciso praticamente subito, visto che era da praticamente 4 anni che non lavoravamo a un progetto XVI Religion al completo.

L. S.: Qual è il punto d’incontro che avete trovato in particolare per il concept?

XVI: Volevamo cercare di far qualcosa di più rispetto all’ultimo progetto assieme, sia a livello di sonorità e rime, ma soprattutto per quanto riguarda il concept a 360 gradi e abbiamo cercato di portare un progetto che non fosse solo musicale, ma che cercasse di andare un po’ oltre il concetto di disco/musica fine a sè stesso.

L. S.: Le citazioni sono tante ma talvolta indirette, vanno quindi scovate tra le righe. Qualche opera in particolare a cui si ispira l’intero progetto?

XVI: Qualche opera in particolare non c’è, ma prima di ogni disco ci imponiamo delle letture, soprattutto nell’ambito della fantascienza, per cercare più fonti di ispirazione letterarie possibili.

L. S.: La voce narrante è utile a soppesare l’intensità con momenti di leggerezza, ma serve anche a raccontare il contesto. Da dove nasce questo espediente?

XVI: Principalmente volevamo qualcosa che alleggerisse i pezzi e il concetto che ci stava dietro, oltre al fatto che è riuscito a fare da collante a tutto l’immaginario che sta dietro a Milky Way.

L. S.: È un disco che quindi sfida i tempi moderni pescando dal passato e dal futuro: anche la durata e la disposizione interna della tracce lo dimostrano, più del solito. C’è inoltre una coesione di elementi datati con altri futuristici…

XVI: In realtà abbiamo sempre cercato di portare dischi “fuori dal tempo” se così si possono definire, senza dare troppi riferimenti ad attualità, appunto per immergere il nostro immaginario in qualcosa di astratto senza troppi punti di riferimento. Quello che cerchiamo di trasmettere sono le emozioni più basilari e profonde di quello che viene definito essere umano, molto spesso tralasciando anche un nostro punto di vista critico al riguardo, ma cercando di dare all’ascoltatore una fotografia in musica di quello che proviamo.

L. S.: Lasciando il disco, il vostro nome è nuovo ma l’idea che c’è dietro era già presente nel vostro immaginario e linguaggio. Qual è stato quindi il motivo di questo cambiamento? E, superati gli stop del Covid, qualche idea sul futuro?

XVI: Questa scelta è il risultato degli ultimi anni in cui abbiamo lavorato assieme, e viene dall’idea di centralizzare tutto quello che esce sotto un unico nome, appunto. Per il futuro ci stiamo già mettendo al lavoro su nuovi progetti, quindi restate sempre aggiornati su tutti i nostri canali per le novità!

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