Wicked Dub Division: l’intervista

by • 18/11/2019 • IntervisteCommenti disabilitati su Wicked Dub Division: l’intervista242

All’indomani dell’uscita del loro nuovo album Deepest, abbiamo raggiunto per un’intervista gli alfieri del dub in Italia, i Wicked Dub Division o se volete anche WDD.

Haile Anbessa: cominciamo parlando del vostro quarto album Deepest. Il titolo è una dichiarazione d’intenti?Wicked Dub Division:beh sì, è necessario ogni tanto andare a fondo, per ritrovarsi e rinnovarsi e la musica è un prezioso mezzo per questo tipo di percorso, ci permette di tuffarci dentro di noi, lontani dalle grida del mondo per dare voce al nostro più puro profondo.

H.A.: cosa è cambiato rispetto al passato?
W.D.D.: ripensando agli ultimi due dischi (dal 2104 almeno) di certo innanzitutto è cambiato il mondo e purtroppo in peggio, in pochissimo tempo molti dei valori che davamo per scontati si sono rovesciati, l’essere umano “altro da noi” e dalla cerchia ristretta dei familiari/amici, risulta essere troppo spesso un potenziale nemico, qualcuno di cui avere paura, di cui non ci si può fidare, un paradosso che ancora ci divide per preconcetti, il colore della pelle, la religione, la provenienza, se ci si sofferma qualche secondo a pensarci, immersi in silenzio nel nostro intimo tutto ciò è assurdo, e fa male. Fa male vedere l’umanità ridotta così, e quindi in “Deepest” abbiamo voluto celebrare la bellezza, in contrasto a ciò che vediamo, è necessario ricordare come intorno a noi ci siano pezzetti straordinari di mondo e di vita, dai paesaggi che ci circondano, alle molte persone che resistono, per dare spazio alla gentilezza, alla visione dell’altro come incontro e ricchezza.

H.A.: ci sono nuove sonorità?
W.D.D.: “Deepest” nasce in un momento di ricerca per tutti noi, avevamo un grande desiderio di evolverci ma al tempo stesso di restare fedeli alle sonorità profonde ed ipnotiche della dub music. Abbiamo cercato nel suono, qualcosa di sotterraneo e subacqueo, ripartendo dalla sintesi di basso e batteria, svuotare, lasciare più spazio rispetto ai dischi precedenti, e speriamo di esserci riusciti…

H.A.: con chi avete collaborato?
W.D.D.: in questo disco ci sono diverse collaborazioni. Partiamo da Zion Train (Neil Perch). Che dire, un nome che ha contribuito a cambiare il volto di questo genere; avere una sua version (“Your Burning Dub”) nel disco ci rende estremamente felici ed orgogliosi. Passiamo a Dubdadda che ha cantato su “Protect me in Dub”. Un amico ed un talento come pochi.
Arriviamo ai nostri compagni di sempre e “vicini di casa”, con cui condividiamo le origini territoriali e la passione per la musica Reggae/Dub/Ska; Buriman Moa Anbessa, che ha firmato la version del brano “We are one” (“We are Dub”) e la North East Ska Jazz Orchestra con cui le collaborazioni si stanno sempre più consolidando sia nelle produzioni che nei live. Infine Baltimores, un ragazzo di Marsiglia scoperto grazie a Facebook (ogni tanto qualcosa di buono i social lo fanno). Un artista che secondo noi è destinato a lasciare il segno.

H.A.: cosa vi piace ascoltare ultimamente o a cosa vi piace ispirarvi?
W.D.D.: ognuno di noi arriva da ambienti musicali molto diversi. Sicuramente ci accomuna un amore per quello che è il roots delle origini e la sua fusione con un suono più elettronico e contemporaneo, ma sorridendo ogni tanto ci ripetiamo che uno dei gruppi che ci mette tutti d’accordo sono i Led Zeppelin!

H.A.: nel sempre più pittoresco e variegato mondo del reggae perché secondo voi il dub può ancora dire la sua?
W.D.D.: il Dub una volta sbarcato in Europa dalla lontana Giamaica ha sempre avuto una caratteristica fondamentale, mischiarsi con gli altri generi e mutare continuamente, non tanto nelle melodie o nel ritmo, ma sicuramente nelle sonorità. La ricerca sonora e contemporaneamente la fedeltà alle origini, secondo noi, sono un ottimo modo per provare a dire qualcosa di interessante ed attuale.

H.A.: cosa consigliereste di ascoltare a chi si approccia a questo genere per la prima volta?
W.D.D.: come sempre sintetizzare 50 anni di musica in pochi artisti o dischi è molto difficile. Esistono le pietre miliari, ma anche tantissime piccole produzioni piene di capolavori. Ci proviamo a consigliare 5 titoli in ordine cronologico per capire un po’ le origini del dub e le sue evoluzioni

1) Super Ape – Lee “Scratch” Perry & The Upsetters (1976)
2) Dub Syndicate – The Pounding System (1982)
3) State Of Evolution – Revolutionary Dub Warriors (1996)
4) Love Revolutionaries – Zion Train (2000)
5) Nordub – Sly & Robbie & Nils Petter Molvaer (2018)

H.A.: state già lavorando a qualcosa di nuovo?
W.D.D.: per ora no. “Deepest” è stato impegnativo sia dal punto di vista fisico che mentale, e quindi ci prendiamo una piccola (sicuramente sarà breve) pausa dalle nuove produzioni. Però non stiamo fermi. Stiamo riprendendo in mano molti brani dei primi 3 dischi per dargli una nuova vita e portarli in live con nuove sonorità.

H.A.: vi vedremo presto in tour?
W.D.D.: partiremo a dicembre, il 13 a Modena al Vibra ed il 14 a Napoli allo Scugnizzo Liberato, con due super ospiti, Dubdadda e Baltimores sul palco con noi.
Per chiunque voglia restare aggiornato sulle prossime date potrà farlo sul nostro sito www.wickeddubdivision.com o tramite i canali social Facebook e Instagram.

 

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