“Volevo fare il tipo di disco che può aprirsi con una strofa da 24 barre di Marra”: Night Skinny ci racconta la genesi di Mattoni

by • 16/09/2019 • CopertinaCommenti disabilitati su “Volevo fare il tipo di disco che può aprirsi con una strofa da 24 barre di Marra”: Night Skinny ci racconta la genesi di Mattoni518

“Luca è un fiume di idee, un uomo che nella musica ripone una cura maniacale, che nel realizzare questo disco ha dato vita ad una quantità di materiale impossibile da far rientrare interamente nel progetto”: esordisce così Jacopo Pesce, la figura alla guida di Island Records, in apertura della conferenza stampa su Mattoni. Il “Luca” di cui parla è proprio lui, Night Skinny, producer molisano classe ’83 e autore di Mattoni, la sua ultima fatica, che arriva a due anni di distanza da Pezzi e a cinque da Zero Kills. Due dischi importantissimi, che hanno segnato in maniera significativa la scena, sebbene in tempi e modi piuttosto diversi; due progetti che hanno rappresentato degli step importanti per la carriera del produttore, che con Mattoni realizza per la volta un disco in major. “Sono quello che ha riportato i sample in major”, dice scherzando, ma un fondo di verità c’è: Mattoni è un disco costruito sulla nobile arte del campionare, e Skinny lo ha fatto andando a pescare là dove solitamente i producer hip hop non lo fanno, dando vita allo stesso tempo a strumentali sorprendenti, d’impatto, ma anche dall’atmosfera per certi versi familiare, più “accessibili” rispetto ad alcune sue vecchie creazioni. “In questo disco ho fatto un passo verso gli artisti – ho lasciato loro più spazio, perchè per anni mi sono sentito dire «la base è bella ma non riesco a rapparci»” confessa, “facevo cose pazze, mettevo il verso degli elefanti sulle strumentali”, aggiunge ridendo. L’approccio di Night Skinny in effetti è sempre stato particolarmente eclettico, ma anche nel caso di questo “passo verso gli artisti”, non mancano scelte peculiari: basta dare un ascolto rapido alle produzioni di Saluti e 0 Like per capire di cosa sto parlando.

Un altro elemento che ha contraddistinto tutti i lavori di Skinny è l’impressionante roster che riesce, di volta in volta, a riunire attorno a sé. Pezzi si era rivelata un’istantanea perfetta del 2017 del rap italiano, Zero Kills aveva unito mainstream ed underground come mai prima d’ora, Mattoni unisce icone degli anni duemila con nomi in ascesa negli ultimi due anni, aggiungendo una spruzzata di nomi che con buone probabilità domineranno il mercato nei prossimi anni. Così Marracash, Gue Pequeno, Noyz Narcos, Jake La Furia e Fabri Fibra incontrano Rkomi, Ernia, Tedua e Izi, che a loro volta incontrano Quentin40, Speranza, Geolier, Madame. Ci sono praticamente tutti – stare a sindacare su chi manchi in una tracklist del genere è follia -, e coesistono con grande naturalezza. “Mi ha sorpreso in positivo il fatto che tutti i ragazzi fossero davvero felici di essere su questo disco” ci dice Skinny, aggiungendo però di sapere che “non puoi mettere le persone insieme a tavolino, non è scontato che due artisti facciano un pezzo assieme – servono un sacco di fattori, però in questo disco è nato tutto in maniera naturale”. Racconta quindi di come Fibra gli abbia risposto alla richiesta di essere nel disco mandandogli immediatamente due strofe, o di come quasi tutti gli artisti siano finiti in studio da lui a registrare e si siano incrociati più volte, o di come fin dall’inizio della lavorazione al disco sapesse di volere Luchè e Jake La Furia in dei pezzi solisti, a cui ha poi aggiunto la traccia solista di Chadia Rodriguez, “un esperimento”.

Skinny spende poi parole al miele per Rkomi – “è lui il motivo per cui mi è tornata la fotta di produrre” -, raccontato di essere rimasto stupito dal suo impeto artistico fin da Daisen Sollen, finendo poi per lavorarci a stretto contatto per Io in terra. Non è però da Rkomi che nasce Mattoni: “questo disco nasce a settembre 2018, mentre ero a New York con Noyz e Luchè”. Svelato quindi l’arcano, quando in quei mesi in moltissimi avevano vociferato di un presunto album di coppia dei due artisti. “Con Ema e Luca (Noyz e Luchè, ndr) abbiamo affittato lo studio più economico che abbiamo trovato a Brooklyn – perchè lì costano (ride) -, e siamo rimasti chiusi per tre giorni in balia di questo ebreo pazzo che gestiva il posto”. Il risultato di queste giornate di full immersion? “Loro due per me sono fratelli, il viaggio a New York mi ha portato a riragionare il disco, a voler fare un disco rap rap – il tipo di disco che può aprirsi con una strofa da 24 barre di Marracash”. Non ci resta allora che ringraziare gli U.S.A. & New York per questo tipo di ispirazione, che ci ha regalato banger come appunto Street Advisor, o Bad People. O Attraverso di Luchè: “è stato il primo brano che abbiamo registrato. Per me è il momento più peso del disco. Io e Ema non riuscivamo a crederci quando l’ha registrata”.

 

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