Vincenzo da via Anfossi: l’intervista

by • 21/04/2008 • IntervisteComments (0)2544

E’ inutile stare a scrivere chi è, cosa ha fatto, chi e cosa rappresenta: Vincenzo da via Anfossi ormai è un’istituzione nel panorama milanese e non solo. Una figura ricca di dettagli e di immagini che disegnano la sua musica. Ecco quindi che mi trovo in una serata di Aprile ad intervistare l’uomo leggenda della Dogo Gang, non un’intervista classica, quanto piuttosto quattro chiacchiere per capire ed immaginare come è nata “L’Ora d’Aria”, per andare un po’ più in profondità nel personaggio e vedere cosa c’è nell’uomo che infiamma i palchi di tutta Italia..

Da “Armata 16” a “L’ora d’aria” la strada fatta in questi anni è stata parecchia..

La strada io l’ho sempre fatta, Armata16 e Dogo Gang fanno parte della mia crescita come in una famiglia, fanno tutti parte di quella che è la mia vita. I miei rapporti di parentela non sono solo quelli dati dal sangue, ma anche da quelli con cui ho vissuto e vivo il mio quotidiano.
Io ho iniziato a fare il rap al muretto poi con Armata 16, che era l’espressione musicale della crew 16K fino ad arrivare alla Dogo Gang e ti sto parlando di un percorso che parte dall’85 ed arriva alla Milano di oggi, da quello che era conosciuto a tutti come il Muretto, icona storica di come si è evoluta poi tutta la scena musicale milanese e forse, non solo milanese alla nazione. Tieni conto che Milano ha contribuito in passato e contribuisce tutt’ora all’evoluzione di tutta la scena nazionale. Non è infatti un caso che la Dogo Gang partecipi a tutta una serie di progetti, tra cui ad esempio l’ultimo deiTruceclan o più indietro Co’sang e Fuossera, così come anche il fatto che loro stessi vengano poi coinvolti nei progetti nostri come ad esempio è successo per “Roccia Music” e “Benvenuti nella giungla”. Diciamo che è come uno scambio culturale.

Quindi senza Armata16 e senza il Muretto non avremmo il Vincenzo da Via Anfossi che conosciamo?

Beh, quella è stata la strada che ho scelto. Il Muretto all’epoca era una piazza, un tempio, un punto di ritrovo per tutti noi, il Guercio e Marracash per esempio li ho conosciuto la, così come tantissime altre persone. Oggi per me il Muretto è diventato tutta l’Italia, nel senso che girando per tutta la penisola ho guadagnato una visione molto più ampia di quella che allora mi dava solo il Muretto, ho avuto la possibilità di conoscere molta più gente.

E per quanto riguarda la distribuzione Universal? Come e cosa è cambiato?

Ti dico che l’accordo con l’Universal l’ho voluto perché, stando in giro durante le infinite serate con il Dogo, mi sono accorto che sempre più spesso capitavamo in posti come ad esempio la Sicilia o la Sardegna e il cd non arrivava, nonostante la gente lo richiedesse. E’ ovvio che poi la gente se lo scarica, se il cd non arriva c’è poco da fare, non sono il tipo che si mette a farti i conti in tasca a nessuno ma voglio precisare il mio punto di vista, se ti scarichi il cd perché non hai i soldi, io sono anche contento, perché il tuo supporto morale per me conta comunque, ma oggi vedo che molti si scaricano il cd pensando di aver commesso chissà quale reato, considerandosi de gangsta! o peggio ti senti dire che si scaricano i cd perché non hanno i soldi, poi però li guardi e vedi che hanno scarpe da 100 euro, pantaloni da 300 e giacca da 400: allora dimmi che ti scarichi il cd perché vuoi scaricartelo punto e basta e non perché non hai soldi, almeno non mi prendi per il culo. A volte è successo che a chi non aveva davvero i soldi per comprarsi il cd glielo regalavo io. Ma non solo con il mio disco, lo stesso l’ho fatto anche con altri gruppi, ad esempio con quello dei Fuossera e di Kaos o con quello di Montenero: ho comprato una decina di copie e le ho regalate. Sono convinto che alla fine chi veramente non ha i soldi per comprarsi il cd originale se la mena anche a venire con quello masterizzato.

Ma quindi l’Universal è semplicemente un mezzo?

Diciamo che è un modo per far arrivare il cd ovunque, è il pubblico che poi deciderà se vuole il cd o meno, non l’artista o la major, solo il pubblico. Poi quello che faccio io è, che il cd me lo scarico, lo ascolto e se mi piace lo acquisto originale. Comprare un cd originale per me significa sostenere l’artista, che magari si è pagato tutto il progetto, poi diciamocela tutta in questo mondo contano i numeri quindi se non vendi difficilmente fai il prossimo disco.
Nel mio caso ad esempio, io non sono un prodotto Universal, la major cura solo la distribuzione, i soldi li ho messi tutti io e mio fratello Memè, e i guadagni arrivano a noi e solo in parte vanno all’Universal, una bella parte tra l’altro! Però io sono disposto a rinunciare ad una parte dei miei soldi per far si che tutti quelli che vogliono l’originale possano averlo. Tieni conto poi che era importante uscire adesso e non a maggio come mi fu proposto anche da altre Etichette.

Perché era così importante uscire adesso?

Beh tieni conto che il disco ha avuto una gestazione lunghissima, dovuta al fatto che io stesso ero sempre incerto se farlo un disco o meno. Io sono partito dall’idea di scrivere tutto quello che avevo in testa e poi vedere quello che succedeva nel frattempo. Non ho scritto i brani pensando al disco che avrei potuto fare, ho scritto i brani avendo solo in mente quello che ho vissuto. La gestazione è quindi stata così lunga perché poi ho dovuto decidermi di mettermi in gioco, ovvero di rendere pubblico le mie sensazioni, il mio modo di vedere le cose, la mia esperienza, così gli ultimi 6 mesi ho raccolto tutto quello che avevo e ho messo a fuoco l’obbiettivo. Ovviamente pesando le parole, mettendole sulla bilancia con i pesi giusti, perché il pubblico che ti ascolta è vario: c’è il ragazzino che ti vede come un dio, un idolo e quello che ragazzino non lo è più e che non ha nemmeno bisogno di parlare, in strada non si parla tanto. Poi la gestazione è stata lunga anche perché in un certo senso io mi sono dovuto censurare, o meglio, dire le cose nel modo giusto, più appropriato per non avere conseguenze legali. Il mio disco io lo percepisco non come delle parole una dietro l’altro, ma come delle immagini: è come quando t’incontri con uno in strada
e c’è una situazione un po’ “affilata”, non è che ci parli, sono gli sguardi a parlare! finche ci si capisce anche se a volte non basta!

Tu parlavi di immagini, effettivamente questo è un disco fatto soprattutto d’immagini e di parole, che insieme descrivono le tue esperienze fortemente autobiografiche..

Si certo, un disco di immagini e sensazioni. Ho fatto questo disco sapendo che la gente non si aspettava questo da me. Loro si aspettavano pezzi da semi punchline, che poi io non faccio nemmeno punchline, non faccio nemmeno tante acrobazie o liricismi: se ti devo dire quello zio, ti dico quello, senza girarci troppo intorno.

Sempre a proposito d’immagini, a me viene subito in mente la traccia Somalia, che poi sarà un classico che ti avranno chiesto chissà quante volte durante le interviste, a indubbiamente è una traccia fatta come dicevamo prima di immagini forti e sempre molto autobiografiche..

Somalia è un pezzo che io ho scritto dodici anni fa, quando sono tornato dalla Somalia. La traccia ha saltato il disco di Armata16 e ha anche saltato Roccia Music, perché onestamente non sono mai riuscita a farla. Perché quello che il pubblico vede come delle parole, delle rime, per me in realtà sono fotografie di quella situazione, cicatrici visibili solo se chiudi gl’occhi.

Ma infatti sono immagini molto forti che ti arrivano dirette..

Si, arrivano dirette perché a me prima sono arrivate così, dirette. Sono immagini che io ho visto e ho vissuto in prima persona: quando ti parlo del bambino, ti parlo del fatto che io sono stato il primo a vederlo e a soccorrerlo, cose da non dormirci la notte. Ma sono cose che non si possono capire, perché noi viviamo in situazioni completamente differenti. In Somalia non c’è una ragione per tutto quello che è successo: li ci sono 12 fazioni in lotta che si ammazzano tra di loro. Ad esempio mi ricordo quando ero sul penultimo C130 che è partito dall’aeroporto di Mogadiscio, mentre virata, ho visto l’assalto all’aeroporto da parte di tutte e 12 le fazioni e mi sono chiesto cosa era cambiato. Poi comunque c’è da dire che l’Italia ha fatto bene ad andarci, perché non si può andare solo in Iraq dove c’è il petrolio e i soldi. Io sono andato in Somalia con un’idea in testa, una convinzione, quella di andare lì e cambiare la situazione politica, di fare quella che viene chiamata “missione umanitaria”, come è scritto nel testo, ma la realtà è che una volta la fai tutto tranne che quello. Che poi il termine stesso “Missione umanitaria” è senza senso, è fuori luogo, è come dire pace a proiettili.

Cambiando invece argomento, ritornando a Milano, alle tue origini, la traccia popolari è anch’essa fortemente autobiografica, ma la critica che spesso ti muovono e che alla fine via Anfossi è a 10 minuti dal Duomo e dal salotto per bene milanese.

Via Anfossi è oggi una via ricca! Ma io quando parlo di via Anfossi parlo delle mie esperienze, di come l’ho vissuta io. Via Anfossi dieci anni fa era tutta un’altra cosa: le scene che vedo oggi a Napoli in via Anfossi le ho viste 20 anni fa. In Largo Marinai d’Italia, di fronte a via Anfossi, ho visto atterrare elicotteri dei carabinieri e della polizia e non so quante camionette che bloccavano completamente l’accesso alla via, per entrare dentro il parco ed ammanettare intorno agli alberi uno con l’altro tutti quanti prima di portarli via: nemmeno in Somalia ho visto delle scene così! Ovvio, quello era il periodo dell’eroina, ma in genere bisogna fare attenzione quando si parla, sarebbe il caso che il critica prestasse più attenzione alle cose stesse che scrivo. Che poi è vero, oggi via Anfossi è quello che è, nonostante però le case popolari ci siano, soprattutto nell’ultimo parte, dove vivo io, ma ricordati anche se ora gli stanno rifacendo le facciate, le tubature sono sempre marce. Tu puoi cambiare abito e vestirti d’Armani, ma non è che poi vuol dire necessariamente che sei una persona migliore, dentro rimani come sei tu veramente, sia che sei vestito meglio o peggio. Il problema è che la società oggi è basata su una questione estetica e ciò che conta è solo la facciata.

In una recensione sulla rivista Rumore c’era scritto che “tra i beat del tuo album non manca un’impronta pop. Parental Advisory più suoni pop: una formula già sperimentata dai Club Dogo qui coniugata però in maniera più drammatica”. Onestamente mi sembra un’enorme cazzata..

La musica che faccio io come direbbe Marra non è “pop”, ma è popolare! Io ho al mio fianco due dei più grandi produttori italiani, DonJoe e Deleterio: loro sanno ritagliarmi il beat su misura, sanno come sono e sanno i suoni che mi potranno piacere. Io sono popolare, perché il mio modo di parlare è sgrammaticato, perché scrivo in modo sgrammaticato, ma le mie lacune fanno parte del mio essere Vincenzo, è come se fosse una cicatrice. Io sono me stesso e la musica non ha generi. Questo etichettare, mettere etichette alla musica sono tutte sbarre che ti mettono intorno e l’ora d’aria significa andare oltre queste sbarre, anche solo grazie alla parola.

Finiamo con la classica domanda di rito, progetti futuri?

Vabbè è appena uscito la compilation della Dogo Gang, Benvenuti nella jungla, Io io sto già lavorando al secondo disco, ho già scritto due pezzi! mentre a maggio uscirà il disco di Marra dove troverete anche un mio featuring. Poi sicuramente ci sarà l’uscita del disco di Club Dogo, e la realizzazione di Roccia 2, altri progetti sono sempre dietro l’angolo, bisogna solo vedere se la merce la dietro è buona!

 

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