Vile Denaro

by • 23/06/2007 • RecensioniComments (0)1031

"Vile Denaro" è il meritato esordio del Club Dogo su major e detto senza troppi giri di parole è la loro miglior produzione dai tempi di "Mi Fist". Laddove quest'ultimo colpiva per l'urgenza comunicativa e per il taglio soul-funk dei beats, il nuovo album segna una virata verso nuovi orizzonti, beats che riprendono la dance music dei primi anni novanta e liriche dall'accentuato taglio cinematografico. Sì, perché più che dentro un docu-drama, ascoltando "Vile Denaro" si ha l'impressione di essere spettatori di un B-movie diretto da Fernando Di Leo, si potrebbe pure azzardare una definizione: Street-fi, narrazione di strada che esaspera i contorni.

Gli argomenti sono più o meno quelli di sempre, e qui gli amanti del rap puritano storceranno il naso, tuttavia non si può negare il netto miglioramento rispetto a "Penna Capitale"; da un punto di vista strettamente lirico ci troviamo di fronte ad una nuova consapevolezza narrativa, le tematiche sono trattate con maggior profondità e la potenza immaginifica delle parole non è mai stata così pulsante. Sono stato a Milano una volta sola in vita mia e non posso testimoniare della veridicità delle storie raccontate, questo però è un aspetto marginale, la verità non è il fine dell'arte, ammesso che l'arte abbia un fine univoco, Jake e Guè, oltre alle già note capacità tecniche, sono grandi mc's perché riescono ad infondere vita alla Milano che vogliono raccontare, non c'è nessun intento pedagogico, solo la volontà di mettere in luce le contraddizioni di una città, contraddizioni inscritte anche nel Dna dei due rappers. Certo, a mio avviso l'uso (e talvolta l'abuso) dei clichés del rap made in Usa è un deterrente verso gli espliciti propositi di conquistarsi una fetta di pubblico più adulta, difficilmente un trentenne appassionato di rock si accosterà a "Vile Denaro" senza preconcetti e ciò è un vero peccato, perché Jake La Furia e Guè Pequeno di cose da dire ne hanno parecchie.

Ammetto che al primo ascolto di Mi Hanno Detto Che sono rimasto perplesso, e non poco, nell'economia del disco il singolo invece funziona a meraviglia, così come funzionano Tornerò Da Re e Ora Che Ci Penso, gli altri episodi più radiofonici. Il resto dell'album è molto più oscuro, il suond è efficace come al solito e la 808 di Don Joe offre interessanti soluzioni ritmiche, Spaghetti Western è un attacco frontale al disegno di legge proposto dalla Lega Nord sull'uso di armi da fuoco per legittima difesa , M-I Bastard, Dogozilla e Giovane e Pazzo faranno la gioia dei Dogo Fans per tutto il 2007 mentre Incubo Italiano (e muoio in un albergo infimo se non sto in cima, fatto di qualche porcheria che finisce per …ina) e La Verità (l'anima è sporca, meglio fingersi cieco, per non vedere che ogni santo ha una storia di sangue dietro) sono ottimi esempi di critica sociale in stile Club Dogo. Due i pezzi migliori: Confessioni di una Banconota, storytelling ricco di tensione incentrato sui movimenti del vile denaro e Dolce Paranoia, che contiene il miglior ritornello mai scritto da Jake e Guè: Stanza squallor, Guernica, una pasticca per amica, sudo ghiaccio, non mi piaccio e madre, Dio, autopsia, guarda dentro cosa trovi: malacarne, merda e rovi, e mi dispiace ma non sempre riesci quando provi.

Si è aperta una nuova fase anche per il Club Dogo, i tre dopo aver rinnovato il rap italiano ora si apprestano a conquistare il grande pubblico, "Vile Denaro", nonostante qualche sbavatura e qualche ritornello non troppo azzeccato, è un disco solido e coerente, a riprova di come anche in Italia, finalmente, si possa fare rap mainstream senza compromessi.

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