Views comprate e YouTube: tutti i segreti svelati da un esperto

by • 18/02/2013 • Editoriali, RubricheComments (0)4668

Fino ad un paio di anni fa nessuno sapeva neppure cosa fossero le views di YouTube. E fino all’anno scorso, nessuno se ne preoccupava. All’improvviso, però, nel 2012 l’argomento è salito prepotentemente agli onori della cronaca a causa di un sospetto che pian piano si è trasformato in una certezza: parecchi rapper italiani comprano le proprie astronomiche visualizzazioni su YouTube. Da allora la questione è stata dibattuta in tutte le salse, spesso scatenando una vera e propria caccia alle streghe in cui si spara alla cieca nel mucchio. È evidente che il problema c’è, è reale e non riguarda solo la scena hip hop di casa nostra (basti pensare ai due miliardi di views che Google ha sottratto alle major qualche giorno fa), ma è altrettanto evidente che c’è parecchia confusione sull’argomento. Per fare un po’ di chiarezza abbiamo fatto qualche domanda a una persona ferrata, che per ovvi motivi preferisce restare anonima. È il responsabile informatico di una importante casa discografica (non possiamo dirvi se si tratta di una major o no, ma è facile intuirlo) e attualmente lavora all’estero. Incidentalmente è anche un grande appassionato di hip hop italiano, quindi conosce bene gli scenari e le dinamiche di cui parliamo.

Blumi: Nella tua esperienza, le visualizzazioni truccate sono tante?

Esperto: Secondo me, in generale, i dati truccati su Internet sono meno del 5%, e quasi sempre facilmente sgamabili.

B: Ecco, appunto: come si sgamano?

E: Di per sé ci sono dei criteri molto semplici: il pivello che si compra 20.000 views spesso fa il semplice errore di non chiudere le statistiche del video. In questo caso è facile controllare. Un rapper italiano che abbia enormi visualizzazioni in Cina fa pensare: o esiste un mercato sotterraneo di rap italiano da quelle parti, o o più verosimilmente il tizio in questione ha usato uno dei tanti siti aumenta-views. Viceversa, se un signor nessuno chiude le statistiche fa un’implicita ammissione di colpevolezza: un video senza statistiche ma con 40.000 views dopo due giorni, soprattutto se ha zero commenti o poco più, parla da sé.

B: Quindi non è assolutamente mai possibile, come dicono alcuni, che le views cinesi siano in realtà views italiane che sono finite accreditate alla Cina per qualche strano rimpallo di server? È da escludere categoricamente?

E: Sì, sono assolutamente da escludere giochi di server. Stiamo parlando di Google (che possiede e controlla YouTube, ndr), non di Tiziocaio.net. Google sa per filo e per segno tutto di tutti, giustificarsi invocando redirect dalla Cina è veramente arrampicarsi sugli specchi.

B: Esiste un sito dove si può controllare artista per artista la situazione delle views, giusto?

E: Sì, ne esistono diversi. Ormai è chiaro che è un mercato dove anche le major, che per prime sono pronte a mille trucchetti pur di fatturare il fatturabile, sono in gara, e tra di loro fanno a gara a sgamarsi. Un panorama piuttosto raggelante, a dire il vero.

B: Se uno volesse farsi un’idea e controllare, qual è il sito più affidabile, secondo te?

E: Il sito più affidabile è YouTube stesso: bastano le poche nozioni di cui sopra per capire subito la situazione. Un piccolissimo controllo incrociato con la pagina fan di Facebook può essere vitale nel capire tutto: se uno ha pochissimi follower ma visualizzazioni altissime, è chiaro che c’è qualcosa che non va. Poi ci sono anche altri siti, come Social Blade, che possono essere un altro metodo di valutazione. Si possono controllare le statistiche di tutti i canali e gli utenti di YouTube.

B: Ci spieghi come si legge la tabella di Social Blade?

E: Ogni video di per sé ha una serie di sue parabole che dipendono dalla esposizione mediatica a cui è sottoposto: la curva che si produce è influenzata da vari fattori, compresi eventuali passaggi televisivi. Normalmente un video di basso impatto ha un picco di views nei primi 2-3 giorni e poi piano piano mantiene un andamento costante, salvo casi di “ricarico” a seconda di passaggi su grossi siti, in televisione e in radio. Se all’improvviso, in un giorno qualsiasi, le visualizzazioni aumentano vertiginosamente, bisogna farsi un paio di domande. E poi, per capire se c’è qualcosa di strano, basta ovviamente controllare se c’è un decremento in negativo. Se la tabella indica che ci sono views sottratte (quelle segnate in rosso, ndr) è chiaro che è Google che le sta togliendo perché trova violazioni.

B: Ma sono per forza views comprate o potrebbero esserlo?

E: Al 95% lo sono. Uno dei metodi di Google per verificare se si tratta di un trucco è questo: normalmente usa una serie di siti “bannati” come riferimento. Cioè: se si sa che in qualche modo i clic in vendita vengono per la maggior parte dal sito Compraviews.cn, è chiaro che se Google registra degli accessi provenienti da quel sito, catalogherà quelle views come comprate. E Google ha una politica molto semplice: in caso di dubbio, stroncano.

B: Qual è il numero di views “normale” per un video rap non particolarmente famoso?

E: Difficile a dirsi: dipende anche da quanti amici hai e da che tipo di scena locale ti supporta. Questo discorso anni fa sarebbe stato diverso: ormai, satura di informazioni, la gente non clicca più nemmeno sulla gente famosa. Una volta per un video qualunque si poteva arrivare serenamente a 5000 views per video, ora diciamo che la media per i perfetti sconosciuti è sulle 1500-2000 views in un mese. La distanza tra grandi e piccoli si è allargata a dismisura. Ma esistono anche casi di local heroes che arrivano a 200.000 views senza barare: ad esempio PHL. che con una canzone sulla toscana è arrivato a 350.000 views.
B: Tra l’altro, come fa Google a contare le views? Ad esempio, se io clicco cinque volte sullo stesso video perché voglio riguardarmelo cinque volte di seguito, conta come uno o come cinque?

E: Qui si entra un po’ nel voodoo, perché Google stesso cambia le regole più e più volte l’anno rendendo tutto più difficile. Normalmente tutto si basa su questi filtri: l’indirizzo IP, che è l’identificativo del computer che sta guardando, il fatto che sia arrivato direttamente al video e per quanto tempo l’ha guardato. C’è un tempo minimo di 40 secondi per accreditare la view: se clicchi su un video perché hai trovato il link guardando video simili (in quelli consigliati sulla barra laterale, insomma), il tuo clic viene dato per valido e ha meno filtri. Se invece l’utente è arrivato direttamente al link, senza passare tramite altri video, diventa un po’ un sorvegliato speciale. Insomma, per rispondere alla domanda: fare rewind cinque volte nello stesso minuto non rende automaticamente le cinque views segnate, anche perché altrimenti sarebbe fin troppo facile alzarsi le views.

B: Insomma, in pratica come funziona il sistema?

E: Ci sono tre metodi per vendere views: automatizzato basso, automatizzato alto e umano. Automatizzato basso significa comprare online un programma da 40 euro, che martella YouTube richiamando continuamente lo stesso video. Il lato positivo: quando sono buoni, questi programmi usano dei proxy che permettono di richiamare il video da indirizzi diversi, in modo che sembrino utenti diversi a visionarlo. Il lato negativo: sono facilmente sgamabili e ad ogni aggiornamento di Google c’è il rischio che il video sia bannato senza se e senza ma (e soprattutto senza possibilità di recupero alcuno). Automatizzato alto: significa richiedere il servizio a una ditta che usa dei software non concessi all’utente, molto più sofisticati. Pro: funzionano meglio, e sono un po’ più difficilmente sgamabili. Contro: non solo il software non ce l’hai tu (quindi paghi “a ricarica”), ma oltretutto non è garantito il risultato (tipico scambio di mail: “Hey, ti ho dato 100 euro, dove sono le mie views?”, segue risposta in cinese il cui sunto è “Infilati un involtino primavera dove dico io”). Sistema umano: pago un sito che a sua volta paga un cinese o un kazako con cifre per noi irrisorie per fare manualmente quanto sopra. Non essendo automatizzate, per Google è impossibile riconoscere che queste visualizzazioni sono false. Ma noi lo capiamo perfettamente, visto che è difficile che un rapper italiano abbia così tanti fan in Kazakistan. Inoltre ci sono siti “solidali”, dove è possibile segnalare il proprio video e ottenere views se ricambiamo il favore guardando video di altre persone segnalate. Tutti questi siti, nota bene, permettono non solo di comprare views, ma anche follower di Twitter e di Facebook. Se, per dirne una a caso, un gruppo rap dell’hinterland foggiano ha 900 fan indiani, è legittimo farsi un paio di domande…

B: Si vocifera che si possano anche comprare commenti, like e soprattutto segnalazioni. Se ad esempio voglio danneggiare il rapper X posso comprare dei commenti negativi e perfino delle segnalazioni per far credere a YouTube che secondo gli utenti il suo video contiene materiale pedofilo o offende la religione o infrange il copyright, nella speranza che lo rimuovano. È vero?

E: Sì, è vero. È anche vero che queste ditte, sempre più all’avanguardia, a volte ti permettono perfino di pre-inserire i commenti che il cinese di turno copierà e incollerà.
B: In conclusione, secondo te c’è un modo di distinguere il vero dal falso?

E: Sì, certo. Nel senso che con gli strumenti di cui abbiamo parlato finora è abbastanza facile dedurre chi è colpevole e chi no. La merda, per quanto la lucidi, non brilla. Al di là di casi di LOLhiphop, un rapper sconosciuto con 100.000 views in due giorni puzza di cadavere da chilometri. La cosa che vorrei sottolineare è che comunque, in un non-mercato come quello italiano, questo metro di valutazione sta diventando sempre meno rilevante per la gente seria. Parlo di discografici, deejay radiofonici, addetti ai booking… Chiunque sia incaricato di far girare i soldi nel music business, insomma. Un tempo fare fumo comprando 100.000 views era un investimento, ma quel breve interregno è già finito. Chi vive di musica queste cose le annusa in un secondo.

B: Alla luce di tutto ciò, personalmente consiglieresti mai a un artista di comprare delle views?

E: Ovviamente no: è il fail più fail dell’universo. E venire additati come fail è un ottimo modo per bruciarsi. Forse tra qualche ragazzino può creare consenso, ma i ragazzini non sono stupidi.

 

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