Versibus Alternis

by • 13/06/2008 • RecensioniComments (0)564

E’ una storia che parte dal settimo secolo a.C. quella narrata dal documentario di Michele Miottello, videomaker vicentino, da anni a Bologna.

Già Orazio ne aveva parlato nei suoi versi, descrivendo i Prischi, personaggi che ai tempi, cantavano in rima, improvvisando.Protagonisti principali di questo documentario sul freestyle italiano sono Ensi (To) e Clementino (Na), due tra gli mcs che più si sono fatti valere nel panorama degli ultimi anni, due diversi stili e due background molto diversi ma accomunati da quello che è uno dei fondamenti dell’hip hop.

Prima tappa del viaggio è il 2The Beat, per anni istituzione tra le battle di freestyle nostrane che ha visto vincitori entrambi gli mcs nelle edizioni del 2005 e del 2006. Il fil rouge del discorso non si limita allo stile, alla tecnica ma anche alla storia del freestyle italiano, alla sua evoluzione nel tempo e alle motivazioni che da anni spingono chi lo fa a non poterne fare a meno. Alle testimonianze di Ensi e Clementino si aggiungono quelle dei “maestri” come Danno, Neffa e Moddi, in cui si affronta, ovviamente anche la tematica del dialetto; “arma a doppio taglio” come viene definita, ma anche, in altri casi essenza del freestyle che, se fosse fatto in italiano, probabilmente non avrebbe la stesso impatto.

I protagonisti degli anni ’90 ricordano gli esordi e il primo contatto con questo aspetto fondamentale dell’hip hop che al di la della metrica viene vissuta come una filosofia a prescindere dagli anni a cui si fa riferimento…una “cosa” che parte senza che tu te ne renda pienamente conto per restare e diventare indispensabile. Molti quindi i temi affrontati, dalla questione propriamente linguistica alla relazione tra freestyle made in U.S. e freestyle de Bel Paese fino all’influenza che la dimensione urbana, qui come dall’altra parte dell’oceano ha avuto e ha nellla crescita di una generazione e di una cultura.

Ancora una volta fondamentali nel dibattito l’mc torinese e l’mc napoletano a cui si aggiunge la voce di Pierfrancesco Pacoda, noto critico e giornalista musicale, quello che rimane è comunque il fatto che il filo nel tempo non si spezza e conduce, sempre e comunque, alla volontà di mettersi in gioco. Storica, a questo proposito, la finale del primo 2The Beat (2003) tra Danno e Moddi, quando il Link non aveva ancora ceduto il posto agli uffici del Comune. All’appello non mancano ovviamente Dj Trix e Wyze, tra gli organizzatori del contest.

Come nel jazz, anche nel rap improvvisare implica avere una conoscenza teorica solida ma anche una capacità di mettersi in discussione, con se stessi prima che con gli altri.

Il panorama che si presenta a chi guarda il documentario è molto vasto e non è sempre facile riuscire a non cadere nella banalità o nella superficialità, in questo Michele Miottello, è riuscito a raccogliere voci in grado di mantenere lo spessore dovuto ad un tema cosi importante e ad unire punti di vista diversi ma complementari senza ripetizioni o luoghi comuni, per quanto in certi punti, sembri prevalere l’aspetto biografico legato alle esperienze di Clementino ed Ensi.

Il futuro dell’hip hop in Italia? Un’energia da incanalare nella giusta direzione senza inutili mistificazioni. Se è vero che i media in primis non danno il giusto valore a questa cultura speriamo allora che questo lavoro dia un contributo ad una maggiore considerazione di questa forma di “comunicazione improvvisata”…

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