Vent’anni e sembra ieri: riposa in pace, Tupac Shakur

by • 13/09/2016 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Vent’anni e sembra ieri: riposa in pace, Tupac Shakur592

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Quest’anno (nell’accezione scolastica del termine, dalla fine dell’estate al suo inizio) la concentrazione di ricorrenze tristi è davvero impressionante. La prima è stata qualche giorno fa, il 25 agosto, quindicesimo anniversario della morte di Aaliyah, tragicamente scomparsa in un incidente aereo insieme al suo staff. La seconda è oggi: vent’anni dalla morte di Tupac Shakur, assassinato da ignoti a Las Vegas all’uscita di un match di pugilato. La terza cadrà qualche mese dopo, il 10 febbraio, con i 10 anni dalla morte di J Dilla a causa di un male implacabile. La quarta,  il 9 marzo del 2017: vent’anni saranno trascorsi anche dalla scomparsa di Notorious B.I.G., ucciso anche lui in un agguato ancora senza colpevoli a Los Angeles dopo i Soul Train Awards. Non dimentichiamo l’Europa: cadono oggi anche i cinque anni dall’addio a dj Mehdi, pilastro della scena hip hop ed electro francese che ci ha lasciati per un incidente che sfiora l’assurdo, il crollo del lucernario di casa sua. A luglio abbiamo ricordato Amy Winehouse, che ci ha lasciato cinque anni fa al culmine di un percorso di autodistruzione. E ovviamente l’1 gennaio saranno passati esattamente 12 mesi dall’addio a Primo Brown, portato via da una malattia crudele che ha combattuto come una tigre fino alla fine.

Ovviamente non sono gli unici anniversari importanti, ma sono quelli che senz’altro ricordiamo con più dolore: semplicemente, alcune assenze pesano più di altre. Nel caso di Pac non sembrano essere passati davvero vent’anni: sicuramente perché è stato un artista immenso, un pilastro inarrivabile per chiunque decida di cimentarsi con il rap, ma anche perché le notizie che lo riguardano non hanno mai smesso di arrivare. In fondo ha pubblicato più dischi dopo la sua scomparsa che mentre era in vita (otto album inediti postumi, compreso il greatest hits del 1998, contro i quattro usciti mentre era ancora tra noi); le indiscrezioni e le rivelazioni sul suo omicidio hanno continuato ad affollare i giornali, così come le sue presunte apparizioni che ne smentirebbero la morte (provate a digitare su YouTube “Tupac seen alive” e troverete centinaia di video di presunti Pac avvistati qua e là nel mondo). Anzi, si potrebbe dire che nessuno si è arreso all’idea che sia morto davvero: vedi alla voce 7 Days Theory, una teoria basata su calcoli numerici ricorrenti e indizi nascosti nei suoi album secondo cui Pac avrebbe finto il decesso e sarebbe dovuto risorgere nel 2003 – cosa che non è successa, ma non ha scoraggiato i fan che ancora attendono il suo ritorno. C’è anche chi crede che abbia raggiunto in incognito sua zia Assata Shakur, leader delle Black Panther in esilio a Cuba, e ora spera che con la fine dell’embargo anche lui possa rientrare negli Stati Uniti; e infine c’è anche chi è convinto che, sempre per i suoi rapporti familiari con le Black Panther e per i suoi legami conflittuali con le gang di L.A., sia stato inserito nel programma di protezione testimoni dalla CIA. La quale nega, anche via Twitter.

 

 

Insomma, di Tupac si continua a parlare e questo è un bene, ma spesso se ne parla per i motivi sbagliati. Per teorie cospirazioniste, come dicevamo, ma anche per la speculazione selvaggia che molti stanno tentando di fare sul suo nome. Il suo ologramma, presentato sul palco del Coachella nel 2012, potrebbe presto andare in tour e dei numerosi film che dovrebbero vederlo protagonista vi abbiamo già parlato di recente in altri articoli. Molti di questi progetti improvvisati e poco accurati erano stati bloccati sul nascere dalla madre Afeni, che gestisce il lascito e i diritti d’immagine del rapper, ma ora che anche lei ci ha lasciato qualche mese fa è difficile prevedere come si evolverà la situazione. Anche perché c’è chi è pronto a speculare su cose molto più piccole e semplici. E’ di ieri, ad esempio, la notizia che il sito Moments In Time metterà in vendita le liriche originali di Catching Feelings, scarabocchiate da Tupac su un foglio mentre era in studio a registrare e rubate da un tizio che lavorava lì: la base d’asta è di 38.000 dollari. L’associazione che tutela la memoria dell’artista ha già dichiarato che darà battaglia contro la vendita, visto che di fatto deriva da un furto, ma difficilmente riuscirà a concludere qualcosa. Non è la prima volta che succede, perché lo stesso sito l’anno scorso aveva reso disponibile una lettera d’amore scritta da lui a diciassette anni (stavolta a venderla era stata la sua fidanzatina dell’epoca), acquistabile per 35.000 dollari. Qualche anno prima, un taccuino e un’altra lettera scritti mentre era in prigione erano stati battuti all’asta da Moments in Time e venduti alla cifra record di 225.000 dollari.

La lettera d'amore di Tupac in vendita per 35.000 dollari.

La lettera d’amore di Tupac in vendita per 35.000 dollari.

Tupac Shakur ha raggiunto l’immortalità a venticinque anni, all’apice del suo successo e del suo splendore. Ma anziché ricordare la sua vita e la sua musica, troppo spesso ci concentriamo solo sulla sua morte: chi ha ucciso Pac? Chi ha ucciso Biggie? Chi sarà il prossimo a cercare di lucrare sulla sua immagine in maniera irrispettosa? Qualche corporation di Hollywood a caccia di un blockbuster sulla scia Straight outta Compton o Suge Knight, nella speranza di tornare sotto i riflettori per almeno cinque minuti? Correremo in massa ad acquistare il suo prossimo disco di inediti per poi criticare la sua inconsistenza e commentare che ormai si sta grattando il fondo del barile? Diamoci un contegno: ci manca tantissimo, ma ricordiamo quello che era, non quello che è diventato dopo che un proiettile gli ha fermato il cuore troppo presto. Supportiamo progetti degni della sua memoria, tipo l’italianissimo libro a fumetti che Becco Giallo pubblicherà il 22 settembre: si intitola Tupac Amaru Shakur, solo Dio può giudicarmi ed è disegnato da Paolo Gallina e scritto da Antonio Solinas (grande amico di Hotmc e già traduttore italiano di Hip Hop Family Tree, avremo modo di parlarvi meglio del progetto nei prossimi giorni). In fondo sappiamo tutti cosa voleva Pac da noi una volta che se ne fosse andato, ce lo ricorda ogni volta che ascoltiamo Life goes on:

Bury me smilin’ with G’s in my pocket/ have a party at my funeral, let every rapper rock it/ let the hoes that I used to know from way before/ kiss me from my head to my toe/ give me a paper and pen, so I can write about my life of sin/ a couple bottles of Gin in case I don’t get in/ tell all my people i’m a rider/ nobody cries when we die/ we outlaws, let me ride.

Riposa in pace, Pac. Ci manchi.

 

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