V: Ensi racconta l’uomo, il padre e il rapper

by • 12/09/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su V: Ensi racconta l’uomo, il padre e il rapper81

Se dovessi scegliere due parole in grado di descrivere al meglio V, il nuovo disco di Ensi fuori per Warner Music Italia, queste sarebbero indubbiamente “equilibrio” e “bilanci”; anzi, le diverse derivazioni di quest’ultime permettono in realtà di raccontare nel dettaglio gran parte del disco. A tre anni di distanza da Rock Steady, Ensi torna con una formula che, analizzando intrinsecamente il disco, è basata proprio sull’equilibrio – nel senso di completezza, di ampiezza e varietà dell’offerta. V è infatti un disco che ci mostra le molteplici sfaccettature di Ensi, dal punto di vista lirico, stilistico, di flow e delle sonorità. L’estrema cura posta in fase di progettazione si riflette su una tracklist eterogenea eppure perfettamente amalgamata, chiusa da un blocco di tracce dal forte impatto emotivo, perfetta conclusione dell’esperienza d’ascolto. Se il precedente disco era stato criticato per un’eccessiva introspezione emotiva nelle liriche – vista da qualcuno come una snaturazione della scrittura di Ensi – V è inattaccabile: c’è la narrazione intima, c’è l’autocelebrazione, c’è l’esercizio stilistico, c’è il rap che parla del rap, c’è l’ironia.

C’è equilibrio nel senso stretto del termine: in diverse tracce l’mc lascia trasparire come – dopo un periodo tutt’altro che facile – la serenità sia finalmente entrata a far parte della sua vita. Ad un grande dolore come quello per la scomparsa di un genitore si è susseguita l’immensa gioia della nascita di un figlio, una sorta di metafora del ciclo della vita il cui impatto sull’esistenza di un singolo individuo è inimmaginabile. Arriva quindi il bilanciare: attenzione però, non nel senso che uno degli avvenimenti abbia “compensato” l’altro, quanto piuttosto che il loro susseguirsi in successione abbia comportato un necessario ritorno all’equilibrio anzitempo, nel bene (soprattutto) e nel male. Ensi però non si abbandona alla lacrima facile o alla narrazione struggente, parla a cuore aperto degli aspetti ai quali decide di dedicare dei versi eterni: Vincent è l’esempio lampante di ciò, una traccia dalla carica emotiva indescrivibile, perfetta conclusione dell’ascolto – non a caso è preceduta da Noi, altro brano intimamente e genuinamente dedicato.

Foto di Andrea “Nose” Barchi, artwork di MOAB

Non si tratta solo di bilanciare però, ma anche di tirare le somme e stilare bilanci dal punto di vista artistico: Ensi è colonna portante del rap italiano da più di un decennio ormai, e nel disco della maturità inchiostra nero su bianco tante esperienze, mettendo sui piatti della bilancia non solo gli avvenimenti positivi ma anche e soprattutto ostacoli e delusioni, fondamentali per evolversi.
Ribelli Senza Causa e Mamma Diceva raccontano proprio questo, con la consapevolezza che torti ed errori hanno contribuito a renderlo l’uomo e l’artista che è diventato. Iconic e Mezcal sono invece veri e propri manifesti di un’attitudine, di quell’inesauribile voglia di mettersi in gioco che trascende le mode e le correnti del momento: quando si tratta di rappare non c’è paletto stilistico o sonoro che tenga, i versi colpiscono con una forza impressionante perché caricate dal peso di anni di sudore, studio e allenamento.

La musica però è anche (e forse soprattutto) divertimento: Ensi non l’ha dimenticato, rafforzando ulteriormente quel concetto di equilibrio di cui sopra. Tracce come Sì, Come No con Clementino, Te Lo Dicevo con Luchè, 4:20 con Madman e Gemitaiz o Sugar Mama – brani che non a caso rappresentano il blocco centrale della tracklist – alternano ironia, leggerezza, esercizi di tecnica e stile su produzioni dagli stili variegati, cucite su misura per il mood dei pezzi. The Night Skinny, The Ceasars, Frenetik & Orang3, Vox P, Dj 2P, i Croockers, Low Kidd, Old Ass, Dave: una schiera di produttori con la P maiuscola che ha creato la struttura sonora ideale per la stesura di un album di questo tipo, che ha liberato la penna di Ensi da qualunque vincolo tematico e stilistico.

Forse più consapevole delle proprie possibilità – ma soprattutto forte di esperienze che ti portano a rivalutare le tue prerogative – il rapper torinese ha seguito il proprio istinto e ha dato spazio a creatività e voglia di sperimentare, senza farsi limitare dalle tematiche affrontate; anzi, sfruttandole di volta in volta per rendere ciascun racconto una tessera unica nel puzzle di V.

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