Unlimited struggle: l'intervista

by • 08/07/2007 • IntervisteComments (0)555

 Incontriamo Frank e Shocca per parlare del presente del  progetto Unlimited Struggle, ma soprattutto dei suoi sviluppi futuri. All'intervista partecipa anche Mista, come ideale portavoce di tutti gli mc che hanno partecipato a Struggle Music

Blumi: Il vostro è uno dei pochissimi dischi italiani ad aver avuto dei consensi quasi unanimi e pochissime critiche. Ve lo aspettavate?

Shocca: Non ce lo aspettavamo assolutamente, anzi, a dir la verità non ce ne siamo neppure accorti! (ride). Scherzi a parte, in realtà in alcuni ambienti ha avuto dei consensi contrastanti, e quello un po’ l’avevo immaginato. È un disco molto particolare: da una parte è molto tradizionale, classico, mentre dall’altra ha una musicalità completamente inedita. Diciamo che noi rappresentiamo la controtendenza della controtendenza: non siamo grandi amanti del sintetizzatore, non strizziamo l’occhio alle sonorità che vanno di moda adesso. Facciamo solo quello che ci piace e che ci diverte, anche a rischio di non sembrare al passo coi tempi.

Frank: Siamo troppo legati a un certo tipo di sound per fare diversamente.

Mista: Se posso dare un parere da esterno, secondo me questo disco è l’evoluzione del loro percorso naturale. Si mantiene coerente sui fondamentali, ma non si chiude del tutto alle influenze esterne: prende spunto da quello che c’è di buono in giro ultimamente, rielaborandolo per renderlo originale.

B: Com’è nata l’idea del concept album incentrata sullo struggle?

F: La struggle è un sentimento che ci appartiene da sempre, che fa parte del nostro modo di vivere, tanto che abbiamo deciso di tatuarci addosso la frase Unlimited struggle. Una volta deciso per l’album a tema, abbiamo pensato di utilizzare il concetto come filo conduttore per dare omogeneità al lavoro e per renderlo più “nostro”.

S
: Il problema degli album realizzati dai beatmaker è che l’effetto-compila è sempre in agguato: più che il disco di un unico artista, rischia di sembrare una semplice raccolta di vari brani messi lì quasi per caso. Volendo evitare che accadesse anche a noi, abbiamo realizzato che la scelta di un argomento era il modo migliore.

B: Cosa che era successa anche con l’album di Shocca, 60 Hz, il cui fil rouge era la musica…


S
: In quel caso è stata una cosa quasi spontanea: il sound di quel disco rimandava direttamente a un certo tipo di musicalità, ad alcune particolari suggestioni, per cui inconsciamente mi è stato subito chiaro che il tema portante sarebbe stato quello.

B: Uno dei punti di forza del disco è sicuramente l’amicizia che intercorre tra le persone che ci hanno lavorato. Come mai avete scelto la formula dell’album collettivo e com’è stato lavorare con un così ampio numero di artisti?

S: Abbiamo fortemente voluto un album collettivo, nel senso di prodotto organico e coeso e non di disco che raccoglie mc capitati lì per caso. Struggle Music si distingue da una compilation anche per il legame tra tutti gli artisti: durante la lavorazione ci consideravamo più una crew allargata che delle persone singole al lavoro sullo stesso progetto.

M
: Beh, c’è da dire che tutta la scena italiana è una specie di super-crew… Ci conosciamo tutti da anni, e oltretutto presi tutti insieme probabilmente contiamo quanto un quartiere di New York!

S
: Sì, appunto. Comunque pensavamo che coordinare una mole di persone del genere fosse molto più impegnativo, ma in fin dei conti ce la siamo sbrigata piuttosto bene. Certo, è faticoso fare l’artista e al tempo stesso l’organizzatore di trasferte, turni in studio e raccolta materiale, ma direi che ne è valsa davvero la pena.

B: Come vi siete regolati con gli artisti che hanno partecipato al disco? Chi ha scelto le tematiche e chi ha assegnato i beat?

S: Le tematiche le sceglieva l’mc, dopo aver ascoltato i beat. Normalmente ne davamo tre o quattro a testa, cercando di capire che tipo di mood avrebbe preso il pezzo. Una volta scelta la strumentale, poi, capitava di rifinirne i dettagli: adattavamo la batteria, aggiungevamo una linea di basso e via dicendo.

F
: Alcuni si sono innamorati di un beat al primo ascolto e l’hanno prenotato immediatamente per sé, altri invece decidevano dopo aver sentito un po’ di materiale. A volte abbiamo aggiunto qualcosa quando il pezzo vero e proprio aveva già preso forma. Nulla è stato deciso a tavolino: abbiamo seguito il corso spontaneo delle cose, lavorando a piccoli passi durante tutta la lavorazione del disco, senza avere fretta di chiudere i pezzi.

S: Naturalmente c’era l’esigenza di non dilungarci troppo, soprattutto considerando la mole di gente che dovevamo coordinare. Ci sono stati momenti di panico in cui eravamo tutti e due a Bologna, dove vive Frank, e impazzivamo nel disperato tentativo di far quadrare i tempi, ma a parte sporadici attimi di isteria abbiamo cercato di fare le cose con calma: fortunatamente non abbiamo mai avuto problemi di scadenze, budget o altre questioni pratiche che finiscono per inquinare la creatività.

B: Da questa affermazione percepisco un po’ di diffidenza nei confronti delle major e dei loro metodi produttivi…

S
: Dico solo che io mi troverei un po’ in difficoltà in quella situazione. Non sono in grado di sfornare dieci beat in dieci giorni: come faccio a imbrigliare la mia creatività in una tabella di marcia del genere? Ci sono periodi in cui becco un sample interessante ogni cinque minuti, altri in cui è tanto se ne scovo uno alla settimana. Se mai mi capiterà di lavorare con una major temo che per me sarebbe molto difficile adattarmi a quei ritmi, a meno che non mi si garantisca che ho tutto il tempo necessario per fare le cose a modo mio.

M
: Un disco come Struggle Music non è fattibile in tempi troppo ristretti. Ho visto i ragazzi riaprire pezzi già chiusi da tempo e ricominciare a lavorarci quasi da zero…

F: Naturalmente a un certo punto chiudevamo tutto comunque, quasi per sfinimento. Dopo aver lavorato così tanto a un progetto, personalmente arriva un momento in cui non ne posso più di ascoltarlo e non ne voglio più sapere! (ride)

B: Com’è stato lavorare a quattro mani sui beat?

S: È stato un casino, soprattutto dal punto di vista umano (ride). Io sono il tipo di persona che si scalda facilmente, ma altrettanto facilmente se la fa passare; Frank, invece, sembra calmissimo ma poi se la lega al dito. Lavorando a stretto contatto, abbiamo smussato un po’ gli angoli e abbiamo imparato l’uno dall’altro. È stata una specie di prova del fuoco anche per il nostro rapporto di amicizia: quando stavamo per chiudere il disco, ci sentivamo praticamente solo per questioni pratiche e rotture di coglioni varie.

F: Sì, in effetti c’era un periodo in cui, se squillava il telefono e vedevo il suo nome sul display, mi veniva quasi voglia di urlare! (ride). Curare tutti gli aspetti pratici alla lunga è logorante, ma uscendo con un’etichetta nostra – perché Unlimited Struggle è un’eti
chetta vera e propria, anche se abbiamo lavorato in collaborazione con Vibra Records – ovviamente non avevamo alternative.

B: A proposito, come mai avete deciso di mettervi in proprio, oltretutto in un periodo in cui tutti cercano piuttosto di appoggiarsi alle strutture più grandi?

F
: Un disco come il nostro difficilmente avrebbe interessato una major, perché sarebbe comunque stato considerato una compilation, più che un album. Più in generale, comunque, in Italia un’etichetta, grande o piccola che sia, non ti offre molto più di quello che puoi fare da solo. Avendo la possibilità di contare comunque sull’aiuto di Vibra Records per la distribuzione, abbiamo deciso di provare a lavorare per conto nostro.

S
: L’esperimento è andato a buon fine, perciò continueremo su questa strada, producendo altre cose: il prossimo disco a uscire per Unlimited Struggle sarà quello di Frank. A parte questo, abbiamo dato un bel po’ di beat a vari artisti e vedremo come si sviluppa la situazione.

B: Alcuni degli artisti che hanno partecipato al vostro disco non sono ancora molto noti al pubblico hip hop: mi riferisco in particolare a Giallo e Nemo. Ci raccontate qualcosa di loro? Come sono nate queste collaborazioni?

F: Giallo, che è molto noto nella scena reggae e dancehall italiana, vive a Venezia e ci è stato presentato dal nostro amico Giuann Shadai, che collaborava con lui già da tempo.

S
: A sua volta Giallo è capitato una mattina a casa mia assieme a Nemo, un mc francese suo amico. Abbiamo cominciato quasi per gioco a lavorare a qualcosa e, visto che ci capivamo al volo, abbiamo deciso di fare un pezzo per l’album. Non tutti hanno apprezzato quel brano in particolare, ma a me piace tantissimo.

B: Il vostro è un suono molto particolare, che si distingue sia dal classico fat beat quadrato alla Premier, sia dalle ultime tendenze in cui l’uso del sintetizzatore è forse abusato…

S: Detestiamo con tutte le nostre forze il dirty south, il peggior flagello dell’hip hop moderno, la cosa più triste e cacofonica che sia mai passata su questa terra. Scrivilo, mi raccomando! (ride)

B: … ma, pur rimanendo coerente con il passato, sembra che il vostro modo di fare musica sia in qualche modo cambiato dai tempi di 60 Hz, nelle sonorità e nello spirito. Siete d’accordo?


S
: Struggle Music è sicuramente un album diverso, ma gli ingredienti restano sempre gli stessi: una batteria grassa, un campione che funziona, un bel giro di basso… La ricetta originale del boom bap, insomma. Forse abbiamo aggiunto qualche dettaglio soulful per arricchirla, perché in un periodo in cui l’hip hop si è in qualche modo “corrotto” musicalmente, contaminandosi con molti generi diversi, abbiamo voluto dare il giusto tributo al passato. Ma, chiaramente, restando comunque legati all’italianità del prodotto.

M: Secondo me 60 Hz era una fotografia di quello che era l’hip hop in quel periodo; Struggle Music, invece è più un urlo di auto-affermazione personale. Una sorta di evoluzione del tipico percorso italiano… (a Frank e Shocca) A proposito, scusate se continuo a parlare del vostro disco come se fosse il mio!

(risate generali)

B: Parlateci un po’ dei vostri progetti futuri…


S
: Per quanto riguarda i live, puoi trovare le date su www.unlimitedstruggle.com. Musicalmente, abbiamo dato vari beat a diversi artisti, sia nell’underground che nell’ambito delle major, quindi sentirete presto parlare di noi.

F
: Parlando dell’etichetta Unlimited Struggle, abbiamo ricevuto varie proposte da diversi gruppi interessati a farsi produrre da noi: stiamo vagliando le varie possibilità.

S: Inoltre, avevamo la mezza idea di fare una versione reloaded di Struggle Music, ma non nel senso canonico del termine: i beat sarebbero gli stessi, ma ci canterebbero sopra tutti gli artisti che, per una ragione o per l’altra, non sono riusciti a partecipare al disco. Vedremo se concretizzare la cosa o no. 

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