Uncharted 3 L’Inganno di Drake

by • 04/11/2011 • Rubriche, The Game VaultComments (0)459

Eccoci di fronte a un autentico capolavoro. Il ritorno di Nathan rappresenta davvero una pietra miliare di questa epoca videoludica.  Drake è di nuovo in pista. E stavolta c’è in ballo qualcosa di grosso. Ancora una volta i miraggi archeologici che Nathan insegue con risoluta convinzione sono gli stessi avvistati dal suo antenato, quel Sir Francis Drake che l’aveva già condotto ad El Dorado nel primo capitolo. Ma ne “L’Inganno di Drake” la posta sembra essere più alta: si parla della città di Ubar, inghiottita dalla sabbia, sepolta nel deserto per volontà divina. Cresciuta in ricchezze e in corruzione, e cancellata dalla faccia della terra da una tempesta ancestrale, questa “Atlantide delle Sabbie” è una vera e propria chimera dell’archeologia moderna, un abbaglio seducente per il quale molti hanno perso la vita. Eppure la traccia di Drake sembra essere solida, nitida, ben definita. Ma c’è qualcuno che è pronto a mettersi fra Nathan e la gloria: si tratta, stavolta, di un’insidia più subdola che in precedenza, una mano strisciante ed invisibile la cui ombra emerge dal passato. Dopo i traviati archeologi desiderosi di potere e i mercenari senza scrupoli, arriva d’un tratto una donna risoluta, spietata, a capo di una società segreta che opera nell’oscurità da oltre quattro secoli, tirando i fili di una lunga cospirazione globale. Katherine Marlowe, lo scoprirà il giocatore già nelle prime fasi dell’avventura, è un avversario spietato e cinico. Manipolatrice di mestiere, sa leggere le persone, per sfruttare i loro desideri e le loro paure. Non mancano ovviamente uomini d’azione più adatti a contenere l’irruenza di Drake, mostrando una cieca dedizione alla causa ed una snervante compostezza, ma la “minaccia” di quest’avventura mostrerà più generalmente uno stampo del tutto particolare. Gireremo per l’Europa, a Londra e nelle Francia del sud, e poi in medio oriente, fra gli altipiani della Siria e dello Yemen. Uno dei sicuri meriti di Uncharted 3, dunque, è quello di saper approfondire e far evolvere la caratterizzazione dei propri personaggi. La capacità più esemplare della trama è quella di tenere sempre il giocatore con il fiato sospeso, ad aspettare il disvelamento dell’Inganno accennato nel sottotitolo. In Uncharted 3 non tutto è quel che sembra, e fino al culmine dell’intenso finale il plot fa scattare le sue trappole, per lasciare sinceramente stupito il giocatore. Il gameplay di Uncharted resta quello di sempre, fatto di sparatorie e scazzottate, di esplorazione ed enigmi ambientali. Se non una maggiore vastità interpretativa, una libertà più accentuata sul fronte delle strade da percorrere, al titolo Naughty Dog non si può chiedere davvero altro, perchè la minuziosa alternanza delle situazioni cesella una progressione dai ritmi perfetti. Le due anime del prodotto, quella più Action e quella invece avventurosa, si sposano in maniera esemplare, per disintegrare la potenziale monotonia. Discretamente migliorato anche il comparto enigmistico. I rompicapo ambientali, complice un rapido avvicendamento delle location, compaiono con una maggiore frequenza. L’anima da Third Person Shooter di Uncharted 3 resta ben salda e predominante. Nei ventidue capitoli in cui è divisa la main quest, si sprecano i momenti in cui ripulire ampie zone zeppe di nemici ricorrendo al fascino indiscreto del piombo. Su questo fronte, gli aggiustamenti sono perlopiù marginali, e del resto il gameplay fatto di coperture dinamiche e fuoco alla cieca funziona oggi come in passato.  In conclusione, Uncharted 3 è senza ombra di dubbio uno dei titoli più vari e vivaci della moderna storia videoludica. E’ un capolavoro in fatto di vastità, un titolo dalle facce molteplici, che sa fondere in un unico, esaltante impasto elementi molto eterogenei, componendo una mistura assolutamente deflagrante. Il perfetto bilanciamento della progressione ci conduce in templi e metropoli, mentre la lunga parte finale si consuma all’interno di una mitica città uccisa dal deserto. Per quel che riguarda la longevità, i giocatori più abili potranno portare a termine l’avventura in poco più di una decina di ore. E’ difficile, al primo playthrough, superare di troppo questa soglia, anche fermandosi ad osservare minuziosamente le ambientazioni per cercare i numerosi tesori disseminati negli ambienti di gioco. Uncharted 3 propone anche un comparto multiplayer online, notevolmente espanso rispetto a quello del secondo capitolo. L’introduzione di perks, kickback (una sorta di Killstreak) e nuove modalità rende molto più complessa la modalità competitiva, mentre le mappe Co-Op risultano abbastanza simili a quanto visto sui server di Among Thieves. Il multiplayer di Uncharted 3 è davvero gigantesco e inesauribile: il degno coronamento di un’avventura indimenticabile. Forse non tutti si dedicheranno con costanza al gioco online. Uncharted 3 spinge al limite l’hardware di Playstation 3, sfruttato al massimo per gestire un engine sempre brillante. I miglioramenti rispetto al passato non sono moltissimi, ma evidenti: una drastica riduzione dell’aliasign, il framerate che regge praticamente in ogni situazione e texture leggermente più definite. Ed è così che anche il terzo capitolo di questa saga ormai entrata di diritto nella storia, sarà ricordato e celebrato a lungo. Come pietra miliare e simbolo del videogioco moderno, come un’esperienza rara e inestimabile, in grado di rimbombare nei cuori di giocatori abitudinari e dei nuovi sognatori. Come un vero capolavoro.

GRAFICA: 9,5
SONORO: 9,5
GIOCABILITA’: 9,5
LONGEVITA’: 9,5
VOTO FINALE: 9,5

HOT SPOTS:
–   Semplicemente epico, uno dei migliori titoli di quest’anno

COLD SPOTS:
–    Gameplay piuttosto classico se questo può essere considerato un difetto

Produttore: Sony
Sviluppatore: Naughty Dog
Genere: Azione

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