Una biografia di Jimi Hendrix scritta da suo fratello

by • 25/07/2014 • Copertina, Knowledge is Power, RubricheComments (0)1306

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In questo periodo si torna a parlare parecchio di Jimi Hendrix, complice anche la biopic con protagonista Andre 3000 che sta per uscire nei cinema americani. Il film biografico in questione, però, non è mai stato approvato dalla famiglia Hendrix, che tramite una sua società gestisce l’immagine del compianto chitarrista: l’embargo è talmente rigido che sarà impossibile utilizzare la sua musica per la colonna sonora. La situazione, però, è più complessa di quanto sembra, così per la rubrica Knowledge is Power di questo mese abbiamo deciso di cogliere la palla al balzo e proporvi un libro tradotto anche in italiano, dal titolo Jimi Hendrix: mio fratello. A scriverlo è, appunto, Leon Hendrix, fratello minore di Jimi. Non fatevi illusioni: in questo libro di musica ce n’è pochissima, perché Jimi Hendrix se ne andò di casa per entrare nell’esercito appena maggiorenne e praticamente non vi tornò quasi più, se non per sporadiche visite: insomma, quando la sua carriera da rockstar era ormai lanciata, Leon e Jimi si frequentavano ormai pochino. La biografia, però, è molto utile per capire il contesto di degrado in cui i due sono cresciuti, che probabilmente vi farà apprezzare ancora di più la genialità dell’artista.

Nato in una Seattle poverissima, Jimi è figlio primogenito di un giardiniere e di una casalinga. E in realtà non si chiama Jimi: prima gli viene dato il  nome James, poi Johnny, ma a lui fanno schifo tutti e due quindi decide di farsi chiamare Buster, soprannome che gli resterà incollato addosso per sempre. I genitori sono poverissimi e perennemente sbronzi, tanto che tutti i loro figli (tranne Jimi e Leon, appunto) verranno dati in affidamento. Ben presto la madre (morirà molto giovane) lascia il padre, che crescerà da solo i due bambini in una situazione di estrema difficoltà, con i servizi sociali perennemente alle calcagna. Il primo – e per molto tempo unico – strumento musicale suonato da Jimi è un vecchio ukulele rotto, che ha una sola corda funzionante; riesce a comprare la sua prima chitarra solo dopo anni e anni di risparmi, ma dopo avere imparato a suonarla da autodidatta comincerà immediatamente a essere conteso dalle band locali, nonostante sia ancora un ragazzino delle medie. Dopo avere lasciato il liceo ed essersi unito all’esercito per sfuggire ad alcuni guai con la legge, comincerà a girare il mondo come musicista, guadagnando la fama internazionale che tutti conosciamo. Tornerà raramente a fare visita alla sua famiglia, ma spesso vorrà accanto a sé in tour Leon, nei confronti del quale era molto protettivo. Purtroppo, però, negli ultimi mesi della vita del fratello maggiore, Leon è in prigione a scontare una condanna per rapina: apprenderà la notizia della morte di Jimi (si presume per overdose) nella sua cella, e assisterà al funerale in manette.

E qui comincia un’altra storia, quella del lascito di Jimi Hendrix. Nella sua breve carriera aveva guadagnato milioni dai proventi di dischi e concerti, molti dei quali però paiono essere finiti nelle tasche dei suoi manager. La famiglia, per cautelarsi, decide di aprire una fondazione per gestire la sua memoria, ma anche in questo caso non avranno molta fortuna: a causa di alcuni amministratori disonesti, sia la sua immagine che il suo patrimonio subiranno gravi danni. A questo punto entra in campo un’altra figura molto controversa, Janie Hendrix, già molto attiva all’interno della gestione del patrimonio del defunto: figlia della matrigna della rockstar, era stata adottata dal padre di Jimi e Leon in tarda età, quando lui era ormai un musicista famoso. Jimi e Janie, quindi, non hanno alcun legame di sangue, e nella loro vita si sono visti solo una manciata di volte, durante le sue rare visite a Seattle. Leon accusa Janie di avere plagiato il padre, convincendolo a lasciare nelle sue mani tutte le responsabilità della fondazione Hendrix. Non si sa quanto ci sia di vero nelle sue accuse, fatto sta che effettivamente allo stato attuale delle cose Janie Hendrix, senza avere una conoscenza approfondita e personale di Jimi, è la persona che ha l’ultima parola quando si tratta di approvare tributi e iniziative riguardanti la rockstar: chiunque voglia organizzare qualcosa in suo nome deve passare tramite lei. Leon, invece, è stato praticamente diseredato: non solo non può mettere becco nel lascito del fratello, ma di tutto il patrimonio che gli spettava di diritto gli è stato lasciato solo un disco d’oro, a titolo simbolico. Insomma, ci sarebbe davvero da riflettere sullo sfruttamento post-mortem di molti artisti e sul fatto che noi stessi, con la nostra voglia di farli rivivere attraverso produzioni postume, in qualche modo contribuiamo a questo sfruttamento e a questa snaturazione.

Jimi Hendrix, mio fratello
di Leon Hendrix
Skira
Euro  18,50

 

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