Un documentario sul rap italiano: qual è la vera vecchia scuola?

by • 08/10/2012 • Multimedia, NewsComments (0)2057

Oggi esce al cinema il documentario The Art of Rap (trovate la nostra recensione qui), e esce online anche una videointervista realizzata da Bonsai Tv durante l’anteprima italiana del film, che a poche ore dalla sua diffusione fa già molto discutere la scena.

A parlare sono Paola Zukar, Marracash, Entics e Ghemon. La domanda, tra le altre cose, è se i tempi sono maturi per un’eventuale documentario sul rap italiano. Alcuni di loro lasciano scivolare tra le righe un’affermazione clamorosa: che negli anni ’90, ovvero il periodo considerato la golden age dell’hip hop di casa nostra, il rap non fosse maturo e non fosse “veramente” rap, ma solo proto-esperimenti sul tema, mentre è quello attuale ad essere il primo, vero rap italiano. Inutile specificare, comunque, che il video, già brevissimo di per sé, è stato rimaneggiato in montaggio, quindi non abbiamo il discorso completo e contestualizzato: le parole degli intervistati potrebbero essere facilmente fraintendibili.

Update: Il video, non si sa se per via delle polemiche o no, è ora privato e non si può più visualizzare. Cercheremo di informarci sul perché.

Ari-update: Paola Zukar ha rilasciato la seguente dichiarazione sul suo profilo Facebook:

Amici… Fratelli… Semplici conoscenti… Haters… 
E’ apparsa per un attimo su youtube una fraintendibilissima parte di una mia intervista rilasciata a Bonsai TV per l’uscita nei cinema di The Art Of Rap. Sono stati estrapolati 15 secondi in cui faccio un commento sul rap italiano degli anni ’90 che preso così di per sé è decisamente infelice. Ho fatto togliere quella parte perché non è assolutamente il mio pensiero: ho lavorato ad Aelle dal ’92 al 2001 e so bene il valore del rap italiano di quegli anni, di artisti come i Sangue Misto, Neffa, Deda, i Colle Der Fomento, gli Articolo 31, gli OTR, i Sottotono, gli Uomini di Mare e molti altri ancora. Nell’intervista, per intero, parlavo in generale di un periodo, soprattutto dal punto di vista del riscontro e del pubblico, non di artisti particolari né di specifiche qualità: ecco perché sostengo che il “bambino” sia nato nella seconda metà degli anni ’00 e non negli acerbi anni ’90, pieni di entusiasmo, passione e tentativi più o meno riusciti, ma mancanti, per mille motivi, di grande pubblico. E comunque, al di là dei gusti o del riscontro, nessuno può negare la vitale importanza del rap italiano degli anni ’90 senza il quale nessuno di noi sarebbe qui oggi. Questo è il mio reale pensiero in merito a quel periodo.

Update nell’update: Il video è stato ricaricato in versione riveduta e corretta, integrando e contestualizzando le parole di Paola Zukar.

Last but not least: qualcuno ha ricaricato anche il video della prima intervista, lo trovate qui (insieme alla replica di Esa).

 

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