Triniti: l’intervista

by • 25/03/2010 • IntervisteComments (0)1057

Abbiamo avuto modo di intervistare la bellissima Triniti, fresca di tour italiano. Un artista che in pochissimo tempo ha conquistato la scena reggae a livello mondiale, grazie anche al successo Burnin Burnin realizzato in featuring con la leggenda Beenie Man. Il suo nuovo album è attualmente in lavorazione e uscirà molto presto. Vediamo cosa ci ha raccontato.

Haile Anbessa: iniziamo quest'intervista proprio con la chune che ti ha fatto conoscere al grande pubblico Burnin Burnin in featuring con the king of the dancehall Beenie Man. Come è nata questa collaborazione? Come è stato lavorare con lui?
Triniti: è nato tutto per caso e devo dire di essere stata molto fortunata. Avevo una versione originale del pezzo che è circolata tra i vari deejay in Giamaica. Alle dancehall è stata molto apprezzata e così anche Beenie Man la ha sentita. Ha contattato subito il mio manager giamaicano e nel giro di qualche giorno eravamo già in studio a registrare il nuovo pezzo. Lavorare con un artista come lui è stato realmente incredibile. Ho imparato molto. Beenie Man in studio è molto disciplinato e perciò abbiamo fatto molto in fretta a realizzare Burnin Burnin.

H.A: so che stai preparando ora anche un video con Vybz Kartel. Puoi dirci qualcosa?
T.: il pezzo con Kartel si chiama Lockdown ed è un pezzo dancehall molto sexy ed energetico. Il video uscirà proprio in questi giorni. Anche con Kartel c'è stata grande alchimia nonostante il pezzo sia stato registrato in studi diversi purtroppo!

H.A.: sei stato in tour in Ghana con personaggi del calibro di fat Joe e Omarion. Come è stata quella esperienza?
T.: in Africa ciò che colpisce di più è la gente. L'atmosfera è veramente incredibile. Soprattutto Omarion laggiù è molto famoso. Mi ricordo soprattutto una scena in cui stavamo firmando autografi sotto un tendone e siamo stati letteralmente pervasi dal calore di quella folla. Ricordo anche che Fat Joe quella sera è stato favoloso. Ha praticamente tenuto il palco da solo senza alcun tipo di controcanto.

H.A.: hai collaborato allo stesso modo con la scena reggae e quella hip hop. Quali sono le differenze che hai riscontrato tra questi due mondi?
T.: io preferisco di gran lunga quella reggae perchè la trovo molto più reale e genuina. L'hip hop soprattutto negli Stati Uniti, visto che io vivo Los Angeles, sta diventando sempre più fake. Anche nei live le differenze sono molte. Nel reggae ad esempio puoi essere supportato da una band e questo è sicuramente preferibile. In studio però l'approccio è molto simile e si lavora alla stessa maniera.

H.A.: perchè la scelta di questo nome?
T.: è per rimarcare le mie origini. Infatti mio padre è originario di Trinidad e per questo ho scelto di chiamarmi così.

H.A.: come hai iniziato a cantare?
T.: da che mi ricordo io ho sempre cantato. Però mio padre è sempre stato molto severo e per questo non mi ha mai appoggiato in questa aspirazione poichè desiderava per me una carriera come avvocato o dottore. Così ho frequentato l'università in California e sono entrata nel coro. Quando cantai l'inno nazionale un produttore mi ha notato e così mio padre si è dovuto arrendere. Se non fossi diventata una cantante sarei probabilmente diventata una giocatrice di tennis visto che già a 17 anni ero professionista (ride). Entrai in un'università prestigiosa anche perchè ero molto brava a giocare a tennis. È stata una vera fortuna. Poi nel 2003 ho registrato il mio primo album  e nel 2005 il secondo. In questi anni ho avuto modo di collaborare o di aprire concerti per personaggi come Baby Cham, Sean Paul, Ja Rule, Lil Wayne e Ludacris. È successo tutto molto in fretta e sono molto contenta di questo successo! Oggi mi concentro più sulle vibrazioni dancehallma non escludo in un futuro di cantare anche su riddim più roots visto che amo molto anche questo genere.

H.A.: in Giappone le tue tunes sono le più scaricate come suonerie per cellulari. Perchè secondo te laggiù amano tanto la tua musica?
T.: è realmente incredibile quello che è successo! Pensa che laggiù i miei dischi non sono usciti per problemi tra case discografiche. Così girava solo qualche vinile nei club underground. È partito quindi un passaparola che in pochissimo tempo  ci ha fatto spedire più di 1000 album a settimama per ben 17 settimane!

H.A.: per concludere dimmi qualcosa sul tuo album di prossima uscita…
T.: è quasi pronto. Stiamo facendo in questi giorni gli ultimi ritocchi. Posso dire che è un feel good album, uptempo e molto dancehall. Sono canzoni da club ma anche per gli amanti e per la mente!

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