Tribal Seeds: l’intervista

by • 27/07/2019 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Tribal Seeds: l’intervista214

Nella fantastica cornice del festival Summerjam a Colonia abbiamo parlato con Jamey “Zeb” Zafonsky e Steven Jacobo, rispettivamente batterista e voce della band reggae di San Diego Tribal Seeds, uno dei gruppi più famosi della scena roots californiana.

Haile Anbessa: vi siete formati a San Diego?
Zeb: sì abbiamo cominciato a San Diego ma poi, con alcuni cambi di formazione, abbiamo accolto elementi anche da Los Angeles e dal resto del sud della California.

H.A.: come è la scena laggiù?
Z.: il reggae in California è seguitissimo e infatti questo europeo la consideriamo una sorta di pausa visto che a casa abbiamo veramente tantissime date!

H.A.: c’è differenza tra east coast and west coast per quanto riguarda il reggae come accade invece nel rap per esempio?
Z.: non molte, sicuramente non come nel rap anche se bisogna dire che sulla east coast ci sono molte meno reggae band rispetto alla west. In California in generale stiamo crescendo molto anche a livello internazionale con band come noi. Rebelution o Slighlty Stoopid.

(ci raggiunge nel frattempo Steven)

H.A.: come è nata la band?
Steven: abbiamo iniziato io e mio fratello Tony Ray che è il nostro producer assieme ad alcuni compagni delle scuole superiori. Si sono poi aggiunti altri elementi provenienti dalla scena underground californiana. Tutto si è svolto in maniera piuttosto naturale e casuale.

H.A.: quali sono state le vostre maggiori influenze?
S.: io ascolto reggae roots da sempre dato che mio padre lo suonava sempre in casa. Suonavano sempre dischi di Bob Marley, Peter Tosh, Steel Pulse o Aswad.
Z.: io provengo invece da un background più classic rock e ancora di più punk rock. Poi mio fratello mi ha portato a concerti di varie reggae band famosi e quindi mi sono appassionato al genere.

H.A.: i vostri testi sono sempre piuttosto impegnati. Pensate che il pubblico sia a casa che magari nel resto del mondo li recepisca nella maniera corretta? Soprattutto in tempi difficili a livello globale come questi?
S.: penso di sì perché la gente legge i testi, li conosce a memoria e questo significa che li fa propri e ci riflette su.
Z.: tentiamo di sgretolare anche qualche stereotipo di troppo sulla musica reggae che è molto di più del semplice “peace and love”.

H.A.: avete già suonato in Europa in precedenza?
S: sì e ci piace molto soprattutto a livello di pubblico perché qui la gente vive la musica al 100% ai concerti. Cantano, ballano e partecipano sempre in maniera massiccia.
Z.: è una sensazione bellissima vedere folle simili cantare all’unisono le nostre canzoni!

H.A.: voi avete rilasciato molti EP.  Quando l’album?
S.: siamo in dirittura d’arrivo, probabilmente a fine anno. Al più tardi uscirà all’inizio del prossimo anno.

H.A.: potete anticiparci qualcosa?
S.: sarà certamente roots, il nostro stile di sempre.
Z.: avrà molte influenze world music, dato che abbiamo voluto includere tanti suoni particolari e peculiari.

H.A.: featuring?
S.: avremo delle collaborazioni senza dubbio.

H.A.: rimarrete sempre indipendenti o state valutando una major?
S.: ci piace la nostra libertà. Sia a livello di testi che a livello di tempistiche quindi siamo contenti con la situazione attuale.

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