Tra il viaggio e gli sbagli, un percorso per imparare: Errare Umano di TMHH

by • 15/01/2019 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Tra il viaggio e gli sbagli, un percorso per imparare: Errare Umano di TMHH744

A quattro anni dal primo album Roor Roulette, il rapper marchigiano TMHH si rimette in gioco con il suo secondo lavoro da solista Errare Umano, un album eterogeneo che dimostra la varietà musicale di questo artista: il colore dominante è per certo quello introspettivo, ma abbiamo altre emozioni e stati d’animo che danno vita al disco. Partendo dal titolo possiamo già delineare gli elementi guida che ci accompagneranno lungo la sua durata: il verbo errare rimanda subito al proverbio “errare è umano, ma perseverare è diabolico” (ribadito anche nella title track) ma oltre a questo assume un duplice significato nell’accezione non sempre immediata di andare, viaggiare senza una direzione. Già da questo capiamo le sue intenzioni: un viaggio interiore che all’inizio non si sa dove andrà a parare ma che pian piano riesce ad unire il suo fil rouge.

Non si sa dove andrà a parere sin dall’inizio, che ci presenta nella già citata title track un beat molto classico quasi bianco e nero: tra le altre cose i colori dominanti sono proprio questi e due per tutto il disco ma ci sono degli squarci di colore, un po’ come nella copertina. Emerge un senso di consapevolezza che cerca di trasmettere con un timbro scuro ma morbido allo stesso tempo: ci comunica di come la malinconia che lo pervade intinge tutto ciò che gli sta attorno, malinconia che torna pressante in Fumo E Cenere ft. Claver Gold in cui il potere emotivo delle 6 corde acustiche imprime tutta la parte personale. Proprio per la chitarra ci sono linee vocali più risolute che, tra la poesia generale, risaltano ancora di più.

Tornando al disco in maniera generale, viene data, come è giusto che sia, grande importanza alle parole che cercano di farci immaginare scene vivide che spesso è come se venissero contestualizzate in un momento di riflessione dato anche l’abbondante uso di metafore, versi intimi e ricordi del passato che ci fanno vedere in maniera netta la condizione spesso quasi rassegnata ma talvolta orgogliosa che ci vuole far vivere.

Il suo passato torna travolgente in Campione, con alcuni tristi ricordi dell’adolescenza e della sua vita in generale, concimato da una visione analitica dell’attuale ambiente hip hop italiano che torna in maniera più tecnica in In Ginocchio Sui Ceci. Troviamo della sperimentazione musicale con Ragione Ultima, che affonda le sue radici nel blues ma che è anche una “lode” alla musica senza la quale non riuscirebbe a vivere, mentre con l’acustica Quello Che Non Ho accenna a sonorità più pop ma senza snaturare la sua qualità: qui afferma che è più importante la ricchezza interna che quella materiale, ribadendolo fieramente per tutta la canzone. Si prosegue con Weela (ft. Dylan Magon che canta il ritornello) e 4 Piedi In Paio Di Nike le tracce che più si avvicinano alle sonorità moderne, dato l’uso di autotune, ma che in realtà vuole essere una dimostrazione che non è tanto questo il problema delle nuove generazioni quanto l’esagerazione del contesto extra-artistico. (Continua dopo la foto)

 

Più si va avanti più si iniziano a tirare le somme di questo prodotto: procedendo risulta sempre più difficile non dare peso alle sue parole quando tratta temi a livello sociale mentre è ancora più difficile non apprezzare la sua volontà di mettersi a nudo davanti al microfono con la sua parte interiore che sarà la dominante, come vedremo, nell’ultimo frangente di questo viaggio dove l’influenza del grande De Andrè si fa sempre più notare (nonostante anche la stessa Quello Che Non Ho credo sia una citazione all’omonima canzone di Faber).

Ricominciamo da Il Passeggero che con dei sintetizzatori molto orecchiabili come le linee melodiche del ritornello molto radiofoniche, possiede un testo molto significativo: citando l’immortale The Passenger dell’immenso Iggy Pop, tratta soprattutto temi legati al viaggio, al non restare mai fermo, alla crescita. All’inizio viene impostata come una sorta di lettera dedicata ad un amico che non vede da tempo e poi proprio con lui si sfoga raccontandogli di come sia cresciuto viaggiando e sbagliando: unendo i due verbi ritorniamo al concetto di errare. Citazioni di alto livello musicale continuano in Smisurata Preghiera che, ricordando De Andrè, ha un campionamento di piano volutamente distorto. Un’ottima cornice al testo che invoca l’amore universale perché, come dice nel ritornello, “Siamo tutti essere umani”. Una presa di posizione contro il clima pseudorazzista dell’ultimo periodo, ma anche una nota autobiografica. Se in questa traccia troviamo il cantautore genovese nel titolo, in Periferia è l’arpeggio chitarristico ad omaggiarlo: qui affronta la tematica delle periferia appunto, vista come luogo d’isolamento della città quasi ghettizzato dal centro dove però si vive un’atmosfera magica fatta di compromessi e silenzi. Chiudiamo il disco con Navigare simile per certi versi ad Il Passeggero dato che entrambi parlano del viaggio, ma che qui viene affrontato in maniera più malinconica e ombrosa: ci dice con una metafora che in pochi rischiano nella vita (navigare sotto la tempesta) perché molti preferiscono la loro comfort-zone (un marinaio con il mare calmo).

Ma quale delle due strade sarà più gratificante? E’ proprio questo probabilmente il messaggio del disco, il cercare ciò che ci fa stare bene, ciò per cui siamo fatti ma errando: proprio per questo possiamo sbagliare quante volte vogliamo, l’importante è vagare, viaggiare sempre e non solo fisicamente ma anche nella nostra parte interiore per scoprirci a pieno.

Un lavoro che conferma in maniera più salda le qualità di TMHH che, con impegno, potrà rimanere nei cuori di molti, forse anche solo nell’underground dato purtroppo le poche possibilità che il mercato oggi offre agli artisti talentuosi per davvero. Gran bel disco in casa Glory Hole.

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