Thief

by • 09/03/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)681

Progenitore degli stealth game in prima persona, il primo Thief è un gioco di rara intelligenza e classe, che lascia grande libertà all’utente e ha dato vita a un paio di seguiti altrettanto indimenticabili. Prima di tutto, la trama. Parliamo di un reboot, quindi scordatevi le origini del vecchio Garrett. Niente infanzia passata ad allenarsi nella setta dei Keeper, qui sarete un ladro normale, sempre che un uomo capace di muoversi senza fare alcun rumore e di nascondersi nelle ombre possa definirsi tale. A non essere cambiata è l’ambientazione, La Città, una metropoli oscura e medievaleggiante a metà tra il fantasy e lo steampunk. Garrett non è un’anima pia, ma nemmeno un assassino, ruba principalmente perché è bravo a farlo e gli piace, non ha tempo né voglia di aiutare dei perfetti sconosciuti se non c’è una ricompensa ad attenderlo, e gli unici “amici” che ha sono un pasciuto quanto losco individuo di nome Basso e una giovane ladra di nome Erin. A inizio gioco vi troverete proprio ad avere a che fare con l’impulsiva ragazza durante un furto presso la villa di un barone, tutto andrà per il verso sbagliato, e finirete fuori gioco per alcuni mesi, con sensi sovrumani e strane visioni a ricordo del fattaccio. Premessa dotata di un certo potenziale, che viene sfruttata sicuramente meglio rispetto a quanto fatto nel titolo Arkane, senza tuttavia brillare abbastanza da oscurare le storie dei primi Thief. Il team ha scelto di eliminare il salto, soluzione che farà storcere il naso a molti, ma in realtà ha una certo senso all’interno del sistema di gioco. Garrett infatti balza automaticamente da un ostacolo all’altro con grazia, e una mobilità reattiva che ricorda molto quella degli Assassin’s Creed, anche se in misura più limitata e in prima persona. Thief è, in pratica, un gioco con due anime: la prima è commerciale, molto guidata, con obiettivi chiari da raggiungere e scene spettacolari per approcciarsi meglio a un pubblico di giocatori meno esperti. La seconda invece strizza l’occhio ai veterani, e porterà tanti acquirenti a fregarsene bellamente delle main quest per lunghi periodi di tempo, al solo scopo di svelare la posizione di ogni oggetto luccicante. Garrett sa difendersi, ma non è un guerriero, e in una battaglia è limitato all’uso del suo arco e di un manganello dalla scarsa efficacia. A forza di schivate e botte in testa è possibile stendere più di una guardia, ma allertatene una manciata e sarete finiti, senza contare che alle difficoltà maggiori già un singolo tutore dell’ordine diventa una minaccia pericolosissima. E’ quindi il caso di evitare sempre i nemici e di muoversi silenziosamente tra le ombre, sfruttando tutti i trucchetti a disposizione del nostro ladro. Oltre alla possibilità di muoversi lentamente per non fare rumore nell’acqua e su cocci di vetro, il protagonista potrà stordire guardie ignare con un colpo secco alla nuca, stenderle con un attacco in salto dall’alto, o usare una serie di frecce e gadget, molti dei quali tornano direttamente dai predecessori. Frecce con punta ripiena d’acqua per spegnere i fuochi, frecce asfissianti, dardi infuocati, bombette accecanti, e tanti altri bei regali vi permetteranno di agire sull’ambiente in vari modi, e non pensiate di poter ignorare i vostri strumenti se deciderete di giocare con uno stile fortemente stealth, perché non vi troverete davanti ad avversari facili da aggirare né a mappe di ampio respiro. Sempre molto rispettosamente, i programmatori hanno scelto di avere fiducia nell’intelligenza dei loro utenti, con una curva di difficoltà graduale e piuttosto impegnativa nei capitoli finali, che vi forzerà ad usare scorciatoie con frecce cordate, a lanciare rumorose bottiglie di vetro, e a spegnere più fonti di luce possibile per sopravvivere. Dal punto di vista grafico siamo su ottimi livelli, in particolare per quanto riguarda i personaggi principali, la fantastica illuminazione, e le animazioni. Grandiosa l’atmosfera, dark e ispirata a dovere. Completando un buon numero di subquest ci abbiamo messo una dozzina di ore a finire l’avventura, ma vi assicuriamo che per chiudere tutto a dovere una ventina di ore è una stima assolutamente adeguata. Le quest secondarie sono tante, i capitoli alquanto rigiocabili per via della spinta alla ricerca e al collezionismo di oggetti (raccolti nel quartier generale di Garrett in delle comode teche), e c’è persino una modalità sfida abbastanza piacevole.
I cacciatori di achievement bruceranno moltissimo tempo su questo reboot, alla continua ricerca della run perfetta. Eidos Montreal ce l’ha fatta ancora una volta. Si è buttata su un marchio incredibilmente arduo da gestire, e ha creato un titolo rispettoso dell’originale, capace di risultare appetibile sia per gli amanti dei predecessori che per gli utenti meno ferrati, grazie a una gran personalizzazione del livello di sfida e a una furba dualità nella struttura di gioco.

Voto: 8.5

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