The weatherman

by • 24/06/2007 • RecensioniComments (0)399

Dici Evidence e pensi ai Dilated Peoples; portabandiera assoluti della scena a cavallo tra l’underground e il mainstream che si è affermata sulla costa pacifica da ormai quasi dieci anni.
Dici Evidence e pensi a uno degli mc e produttori più carismatici e completi tra quelli che ha offerto il panorama americano nel 2000.
Ovvio che, date queste premesse, The Weatherman fosse un disco che ci si attendeva con un robusto contorno di buone speranze.
Speranze che trovano sì legittimazione nell’ascolto (si tratta comunque di buon hip-hop) pur se con qualche riserva che vado immediatamente ad esporre.

Il primo motivo di perplessità era anche quel che più temevo già prima dell’ascolto, ed è tutto riassumibile nel vecchio adagio:  “niente di nuovo sotto il sole” .
Questo per dire che la formula è sempre la stessa, molto (troppo?) simile a quella dei Dilated Peoples, ovvero: beat robusti di marca più east che west, come è loro consuetudine ; rappato diretto e senza fronzoli, rime piuttosto semplici e argomenti altrettanto (con l’eccezione di alcune tracce in cui il nostro affronta tematiche più “personali”, in particolare quella della figura materna).
Squadra che vince non si cambia insomma, non che ci sia necessariamente qualcosa di male ; forse però trattandosi del primo lavoro solista; era lecito attendersi un distacco maggiore dal sound e dai “topic” tipici del proprio gruppo.

La seconda riserva riguarda invece Evidence come mc, il quale, per quanto bravo, non ha forse le spalle abbastanza larghe per sobbarcarsi il peso di un intero disco tutto da solo; ma va anche detto che nel rap se lo possono permettere davvero pochi mostri sacri.
Il suo timbro vocale molto pronunciato e il suo flow decisamente “freddo”e cantilenante  risultano alla lunga, in assenza di una spalla, un po’ monotoni anche per chi generalmente li apprezza.
Per far parzialmente fronte a questo problema la lista degli ospiti al microfono è comunque piuttosto nutrita ed eterogenea: si va dai più scontati Rakaa, Alchemist Defari; e Planet Asia fino ai meno prevedibili Sick Jacken, Little Brother, Wilchild e soprattutto Slug degli Atmosphere.

In gran numero sono anche i produttori coinvolti: lo stesso Evidence, Alchemist e Babu su tutti a cui vanno aggiunti Jake One, DJ Khalil (ottima Said and Done) e i Sid Roams (duo in cui spicca il nome di Joey Chavez) e proprio questi ultimi fanno alcune delle cose migliori, a partire dal taglientissimo singolo Mr. Slow Flow.
Con simili personaggi è praticamente impossibile avere delle brutte sorprese e infatti, prese singolarmente, le produzioni funzionano tutte egregiamente; anche se, e questa è l’ultima riserva, probabilmente sono state scelte assecondando un gusto troppo omogeneo che finisce col rendere i pezzi troppo simili tra loro, almeno nel mood.

Arrivato a questo punto mi rendo conto che sembra stia parlando di un mezzo flop; in realtà come ho già accennato, The Weatherman offre del rap ben fatto e resta un disco underground di buon livello, in grado di piacere a molti specie se amanti delle sonorità meno compromesse e più vincolate a concept “classici”.
E’ un album che gira intorno a un buon numero di pezzi brillanti senza lasciarsi andare a grandi cadute di stile, ma non occorre spezzare troppo il capello in quattro per accorgersi che manca di quel tocco di personalità e originalità che fa la differenza tra un buon disco e qualcosa di più.
Personalità e originalità: ingredienti che da un personaggio dell’esperienza di Evidence era lecito aspettarsi in dosi più massicce di quelle che troviamo raccolte qui.
Altrimenti anche chi, come lui e i Dilated Peoples, un tempo ha saputo offrire spunti di indubbia freschezza rischia di prendere la polvere del tempo.

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