The Uppertones: l’intervista

by • 20/12/2017 • IntervisteCommenti disabilitati su The Uppertones: l’intervista87

Una veloce chiacchierata con Mr. T-Bone, membro degli Uppertones. The Uppertones sono un trio dedicato al suono della Giamaica degli anni 50 quando il mento incominciava a fondersi con lo swing, il boogie e il calypso creando un mix poi definito bluebeat o Jamaican boogie”, da questa miscela esplosiva negli anni seguenti nacquero la musica ska, rocksteady, reggae, hip hop etc. Quindi parliamo proprio delle fondamenta della musica “moderna” da una parte il sound caraibico come il mento e il Calypso e dall’altra il sound dell’America di quegli anni, lo swing, il boogie, il primo R’n’B.
La formazione è guidata da Mr.T-Bone al secolo Luigi De Gaspari, personaggio di spicco della scena ska internazionale, cantante e trombonista che negli ultimi quindici anni ha pubblicato dieci dischi e portato la sua musica dal vivo con centinaia di concerti in tutta Europa, Stati Uniti, America Latina ed Indonesia. Peter Truffa è un italoamericano di New York, pianista fenomenale ma anche cantante e compositore, ha suonato per dieci anni in Italia con Giuliano Palma & The Bluebeaters e precedentemente ha girato il mondo con i New York Ska-Jazz Ensemble. Ferdinando Count Ferdi Masi è il batterista e pietra miliare della musica in levare in Italia, fondatore dei Casino Royale nel 1987 e a seguire anche dei Bluebeaters con i quali suona ininterrottamente dal 1994 ad oggi.

Haile Anbessa: quando si è formato il gruppo?
T-Bone: il gruppo nasce a dicembre 2015.

H.A.: come vi siete incontrati voi tre?
T.B.: suono con Ferdi dal 1992 e con Peter dal 2000, insieme abbiamo suonato per anni nei Bluebeaters e nei miei progetti solisti, Mr.T-Bone Allstars, Young Lions.

H.A.: avete gusti musicali eterogenei oppure ognuno ha gusti propri e particolari?
T.B.: abbiamo gusti molto lontani ma abbiamo in comune l’amore per il sound degli anni 50.

H.A.: perché la scelta di fare musiche come bluebeat, mento e calypso?
T.B.: perché sono alla base della nostra ricerca musicale, le fondamenta della musica Ska e reggae.

H.A.: cosa replichereste a chi vi potrebbe dire che al giorno d’oggi non c’è più posto per musica così, soprattutto se rivolta ai giovani?
T.B.: che si sbaglia, abbiamo fatto 200 concerti in tutta Europa in 2 anni. I giovani non sono gli unici fruitori di musica e a noi non interessa l’età del nostro pubblico.

H.A.: come è allora il vostro pubblico? Puoi descriverlo?
T.B.: è appunto eterogeneo, di età diverse ed estrazione sociale molto diversa, ma appunto hanno in comune l’amore per questo suono.

H.A.: parlami di Up Up Up!
T.B.: Up Up Up è il nostro secondo disco che a differenza del primo Closer To The Bone è formato da 14 brani originali!

H.A.: vi trovare più a vostro agio durante i live con i pezzi da voi riadattati oppure con il vostro materiale inedito?
T.B.: è uguale, a noi interessa il sound, il resto è un contorno.

H.A.: la vostra musica è più apprezzata in Italia o all’estero?
T.B.: per i numeri che abbiamo fatto direi più all’estero.

H.A.: progetti futuri?
T.B.: abbiamo ancora un sacco di concerti tra i quali il prestigioso London Ska festival 2018.

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