The Testament

by • 10/03/2006 • RecensioniComments (0)401

Lo si aspettava da anni, il capolavoro del più rispettato mc del Queensbridge circolava su più livelli in strada e in rete ma mai aveva visto la luce di un'uscita ufficiale. Ora, nel 2005, dopo circa 7 anni dal suo concepimento, esce per la Legal Hustle "The Testament" il capolavoro di Cormega. Il disco in origine doveva uscire per la Def Jam che nel 1997 mise Cormega sotto contratto; per svariati motivi che mai sapremo il disco non uscì mai e abbiamo dovuto aspettare il 2005 per averne una versione definitiva (in rete ne giravano almeno 5 versioni diverse).

Il disco, inutile drilo, è ciò che i fans aspettavano impazientemente e l'attesa non è stata affatto vana. Già dal primo pezzo "62 Pick Ups" si capisce lo spessore del disco, basi in classico stile QB (pianoforte, basso e via) e rime targate Cormega, uno dei pochi mc dell'ultimo decennio con un buon vocabolario uscito dal Queensbridge. Il pezzo trasuda dramma, strada e proietta l'ascoltatore direttamente in mezzo ai projects più famosi di New York. Bellissima anche "One Love" che risale ai giorni antecedenti la faida che ha visto protagonisti 'Mega e Nas; i due pare si siano recentemente riappacificati il che è un bene, soprattutto in previsione di una collaborazione.

Tutti e undici i pezzi sono autentiche perle, occorre però ricordare la splendida "Angel Dust" con il ritornello a cura di Havoc che si ripresenta, stavolta in compagnia di Prodigy, in un classico come "Killaz Theme" strepitoso pezzo che si può riassumere semplicemente nelle parole di P "Overdose music, it's theraputic to the user". Da segnalare, anche a costo di finire col citarle tutte quante, "Montana Diary" in cui il Tony Montana del rap ci introduce nei suoi loschi affari illustrandoci, sopra a una favolosa produzione di Nashiem Myrick, tutti i trucchi del mestiere. Da notare anche la presenza di due versioni della titletrack, entrambe prodotte da Dave Atkinson ed entrambe meritevoli di ripetuti ascolti, soprattutto la prima delle due (non la versione originale) per via del beat, ben più in linea con il testo di 'Mega. Grandiose anche "Dead Man Walkin" e "Angel Dust", pezzi che comunque, non dovrebbero esservi sconosciuti.

Il vero problema del disco è la mancanza di alcuni pezzi fondamentali presenti in tutti i bootleg finora ascoltati. Non includere pezzoni come "Sex, Drougs, Bitches, Money", "Phoney" o "Who Can I Trust" è un gran peccato, soprattutto perchè ci toccherà ancora ascoltarli in qualità pessima. I 45 minuti tondi tondi lasciano un po' l'amaro in bocca, considerando il fatto che alcuni di questi pezzi erano già reperibili su "Special Edition".

Lasciando da parte rimpianti e piccole delusioni personali, qusti 45 minuti di musica sono una crema per le orecchie, il Cormega più ispirato di sempre e alcuni dei beat migliori che gli sia mai capitato di avere. Da avere.

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