The Mrs. Carter Show World tour: Beyoncé live a Milano

by • 19/05/2013 • ArticoliComments (1)1308

Beyoncé è capace di generare attorno a sé un’isteria collettiva quasi senza pari, soprattutto da quando è diventata la signora Jay-Z: se non ci credete sulla parola, provate a dare un’occhiata a questo video fatto in casa in cui un suo giovanissimo fan ricostruisce in maniera maniacale la coreografia di Countdown. Ormai il suo mito è tale e tanto che può permettersi di pubblicare a suo nome un discutibile singolo trap in cui praticamente non canta, e nessuno ha niente da ridire. Non c’è molto da stupirsi, quindi, se i biglietti per l’unica data italiana del suo Mrs. Carter Show World Tour sono andati esauriti in nove minuti d’orologio. Il che è anche uno dei motivi per cui questo articolo non è accompagnato dalle foto, a differenza di quanto accade di solito: purtroppo, a causa del soldout pressoché immediato, solo i grandi media copriranno l’evento. Ma visto che quasi di sicuro non siete tra coloro che erano davanti al computer cliccando come degli ossessi in quei primi nove minuti (anche perché si trattava soprattutto di membri del fan club, gay militanti e ragazzine ricche) vi raccontiamo comunque cos’è successo.

Partiamo da qualche giorno prima, ovvero da martedì scorso, quando Beyoncé annulla un concerto in Belgio a causa di “stanchezza e disidratazione”. I gossip la vogliono incinta, ma in realtà il malessere è tangibile e immediatamente evidente agli spettatori del concerto di Milano: ogni volta che parla la voce è rotta, a volte stridula, a volte rauca, a volte quasi inesistente. I sintomi, insomma, sembrano quelli di una bella laringite, di quelle che ti tengono costretta a letto (e al silenzio) per almeno una settimana. La cosa sorprendente, però, è che ci si accorge che sta male solo nel momento in cui chiacchiera tra una canzone e l’altra, perché quando canta è sempre, invariabilmente perfetta. I più smaliziati pensano subito al playback – d’altra parte lo aveva usato anche per il giuramento del presidente Obama, non volendo rischiare di steccare l’inno americano davanti a milioni di persone – ma è poco probabile. O meglio, può essere che sia stato utilizzato a piccole dosi nelle canzoni in cui B balla, ma la maggior parte dei brani sono evidentemente dal vivo, e la cosa fa quasi impressione. Immaginatevi una persona quasi afona che pochi secondi dopo intona un brano complicatissimo come Love on top in maniera perfetta, riempiendolo di variazioni per dimostrare che è davvero live, o fa un impeccabile omaggio a Whitney Houston ricantando la sua I will always love you. Leggenda vuole che suo padre, quando aveva appena tredici anni, la costringesse a fare jogging cantando a squarciagola, per allenarla a quel lavoro massacrante che sarebbero stati i suoi concerti: evidentemente il metodo da caserma ha funzionato. Più che un’artista, è quasi un’atleta. Anche perché, oltre ad avere delle corde vocali d’acciaio, balla come non avete mai visto ballare nessuna ed è in grado di esibirsi in numeri quasi circensi, tipo tirare un calcio volante atterrando leggiadra e in perfetto equilibrio sul suo tacco 12, senza fare un plissé.

Sorvolando l’aspetto puramente musicale, comunque, come già intuibile dalla locandina il Mrs. Carter World Tour è davvero una celebrazione barocca del culto della personalità. Beyoncé ha un’altissima opinione di se stessa e non l’ha mai nascosto, ma in questo caso è davvero impossibile non accorgersene. Prima dello show i megaschermi trasmettono le numerosissime pubblicità in cui è testimonial (profumi, costumi da bagno, bibite), mentre i visual proiettati durante il concerto la ritraggono nelle vesti di una regina con una corona ogni volta più appariscente della precedente. L’allestimento, dal canto suo, è degno del PIL di un piccolo paese africano: sette cambi d’abito tra Givenchy, Kenzo, Emilio Pucci e Dsquared, una dozzina di ballerini, dieci musicisti, tre megaschermi, scenografie ed effetti speciali pirotecnici degni di un kolossal hollywoodiano. Nota di colore, l’intera band è formata da donne, tutte bravissime, dalle trombettiste alla batterista passando per la virtuosa della chitarra; gli unici due maschi presenti sul palco, a dire il vero, sono due ballerini. Who run this motherfucking world? Girls. O aspiranti tali, vedi il caso di una statuaria trans che si è fatta strada fin sotto il palco e si è fatta notare grazie alla copia perfetta di uno dei costumi di Beyoncé, che aveva cucito personalmente: B le ha regalato uno degli asciugamani intrisi del suo sudore e lei è scoppiata in un pianto dirotto, che è andato in onda su tutti e tre i megaschermi di cui sopra.

In conclusione, chi c’era non si è pentito di aver pagato (caro) pegno alla tirannia illuminata di Queen Bee. Il biglietto più economico costava 60 euro; quello più costoso quasi il doppio, ma i bagarini lo davano via al triplo. All’uscita, però, tutti avevano la stessa percezione: valeva la pena pagare anche il quadruplo, per uno show del genere. In un mondo di dilettanti allo sbaraglio e artisti improvvisati (vedi Rihanna, che propone lo stesso tipo di spettacolo fantasmagorico, ma con un decimo del talento e della capacità di calcare il palcoscenico), Beyoncé ci dimostra una volta di più cosa vuol dire essere una professionista votata all’eccellenza. E, per quanto spesso risulti troppo perfetta per trasmettere emozioni realmente soul, bisogna riconoscerle che la sua corona se l’è meritata tutta. Così come i suoi fan ammassati nel terzo anello pur di vederla, nonostante il costosissimo parterre fosse pieno solo a metà, si meritano lei.

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