The Mouse And The Mask

by • 06/12/2005 • RecensioniComments (0)371

Facendo epochè riguardo Kanye West, personaggio ormai a se stante nel mondo della popular music, il produttore del momento è sicuramente Danger Mouse, salito alla ribalta per quel "Grey Album" che tanto ha fatto parlare di sé e fresco di collaborazione con i Gorillaz di Damon Albarn. Al suo fianco in questo "The Mouse and the Mask" un personaggio altrettanto intrigante ed iperattivo, sto parlando naturalmente Daniel Dumile aka Metal Face Doom.

Anche se ammetto che su 5 sarebbe stato un 4,5 andate subito a vedere la votazione: 4 fiammelle (?!) su 4. L'amplein. Non tanto perchè si tratta di un capolavoro o di una pietra miliare (e probabilmente non lo è) quanto perchè suona esattamente come "dovrebbe" suonare un disco hip hop del/nel 2005. Dalle origini all'originalità. Un frullato di stile ed intuizioni da sciropparsi tutto d'un fiato, magari brindando alla faccia di chi dice che il rap non è capace di rinnovarsi. Samples impazziti, variopinti drum-breaks, tastierine finto galattiche per un Master Shake di citazioni sonore dal funk all'exotica, dall'old school allo space age pop. Il Topo porta le musiche, la Maschera ci adagia sornione il suo flow al technicolor. Le voci dei personaggi dell'Adult Swim fanno da filo conduttore ed è proprio uno di loro ad aprire il disco con la seguente domanda: "Why did you buy this album? I don't know why you did, you're stupid". Di sicuro l'artwork curato da Ehquestionmark, il grafico di fiducia della Lex Records, è come sempre un piccolo gioiello e quando mi è capitata per le mani la sciccosissima versione in doppio vinile non c'ho pensato un attimo a sganciare i 20 euro per la mia copia ufficiale. E dire che mi l'ero pure scaricato… (attenzione la versione che si trova in Italia è diversa da quella americana, distribuita dalla Epitaph con un'altra copertina).

Anche la scelta degli ospiti è quando mai azzeccata: Talib Kweli a parlare di cereali e cartoons in "Old School", un efficace Money Mark alle tastiere in "No Names", un Ghostface in gran forma su "The Mask" e Cee-Lo a canticchiare nel ritornello di "Benzi Box". L'appena citata "Benzi Box" è proprio uno degli episodi più esaltanti del disco, un tratteggio di synth per una brezza vagamente g-funk, gli incastri metrici del Supervillain e il ritornello di Cee-Lo perfetto per le sessioni di bounce autoironico. Altrettanto riuscite "Bada Bing", "El Chupa Libre" e la sbilenca "Sofa King" ma potrei continuare a citare tutte le restanti 11 tracce vista cotanta qualità complessiva. 40 minuti di puro hip hop fresco e dissetante, non mi resta che dirvi qualcosa del tipo… YO!

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