Il sottobicchiere della settimana: The Game – Blood Moon: Year Of The Wolf

by • 05/11/2014 • Copertina, RecensioniComments (0)1256

The Game - Blood Moon Year Of The Wolf

Inizialmente pensato come una compilation/sampler/biglietto da visita per la sua nuova etichetta discografica, alla fine Game ha deciso che Year Of The Wolf sarebbe stato il suo sesto album da solista in una carriera oramai quasi decennale. Purtroppo, per quanto questa decisione abbia un senso in un’ottica di puro marketing – è dai tempi dei St. Lunatics che si sa che dei portaborse del rapper famoso non gliene frega niente a nessuno – la vera natura del progetto appare fin troppo evidente dalla tracklist: 13 dei 15 pezzi contengono almeno un featuring, più sovente due.

Il che sarebbe un male minore, specie se si considera che Game è da tempo che non riesce a concepire album che non siano una raccolta a casaccio di potenziali singoli; invece, nel 90% dei casi il materiale qui disponibile meriterebbe a malapena una fugace apparizione su un mixtape o un download gratuito su Soundcloud. Questo non tanto perché gli schiavi di Jayceon siano degli incapaci (al limite risultano scialbi), quanto perché uno dei pochi pregi rimasti ai suoi album solisti, la qualità dei beat, non è pervenuto.

Ciò si nota soprattutto quando si paragonano i pochi esempi di strumentali banali ma comunque decorose (Bigger Than Me, F.U.N., Hit ‘Em Hard, Really) al resto, composto da mediocri tentativi di scimmiottare quello che degli sconosciuti produttori reputano essere i trend del momento. Per dirne un paio, la raccappricciante One ricorda Loyal di Chris Brown per via del ritmo sincopato e la melodia in odore di eurodance anni ’90, ma rispetto alla prima pare un abbozzo, un’idea abbandonata a metà. Ancora: Food For My Stomach è la versione da discount dei J.U.S.T.I.C.E. League, Fuck Yo Feelings pare uscita da una banca di suoni per beat simil-trap e Married To The Game vede Boi-1da (unico nome noto oltre a DJ Mustard) seguire le orme stilistiche della Black Hippy; il che, se si paragona al fallito throwback di Oh Nah in fondo non è nemmeno una cosa così negativa, ma è emblematico che qui le imitazioni figurino tra le note positive.

Ecco, a proposito di Black Hippy: per quanto mi riguarda, da quando esiste Jay Rock, e da quando il suo Follow Me Home è diventato il vero R.E.D. Album, ogni volta che ascolto Game m’interrogo sempre di più sulla sua ragion d’essere come MC. Già in passato si è visto come nelle collabo tenda a plagiare lo stile dell’ospite di turno – cosa che puntualmente avviene anche in quest’album – e come ormai non abbia più davvero nulla di coerente da dire (si lamenta del rap da fighette e poi canticchia con l’autotune e metà dei suoi pezzi puzzano di R&B dozzinale) al di fuori del name dropping più imbarazzante. Tutto questo, dicevo, ha contribuito a relegarlo da portabandiera della costa pacifica a rapper inutile e privo di personalità, ma quantomeno capace di cacciare un paio di singoli decenti di tanto in tanto: fast food musicale. Nulla di male, eh, per quanto dispiaccia vedere un simile declino in meno di dieci anni. Ciò che è grave è che in Year Of The Wolf Jayceon non riesce a raggiungere manco quell’obiettivo: escluse appunto 3 o 4 canzoni passabili, il Nostro naviga a vista nella mediocrità lirica infarcendo i pezzi di ritornelli insipidi se non proprio orrendi, limitandosi all’egotripping di maniera e – così facendo – diventa la caricatura di sé stesso.

In molti ambiti della vita la mediocrità, quando non tollerata, è addirittura promossa e consente alla stragrande maggioranza delle persone di campare senza troppi problemi (me incluso). Nell’arte, però, essere inspidi è peggio che essere degli incapaci; e questo vale doppiamente per Game, un rapper che ancora mostra qualche barlume del talento mostrato nei suoi primi due album – vabbè, tre, sono generoso – ma che in un panorama come quello attuale è, allo stato delle cose (e nell’attesa di un eventuale risveglio), semplicemente superfluo. E con lui, ça va sans dire, questa versione deluxe dei sottobicchieri Ikea intitolata Year Of The Wolf.

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