The Cookoomackastik

by • 21/10/2006 • ArticoliComments (0)550

I Cookoomackastik sono un’ottima band di Ferrara che da anni fa rocksteady. Il rocksteady è quella musica esplosa in Giamaica a metà degli anni sessanta dalle ceneri del più celebre ska. I tredici componenti del gruppo provengono da storici gruppi underground italiani come gli Strike o Le Scimmie. Dal vivo propongono brani classici delle realtà ska-rocksteady da Ken Boothe ai Melodians, dai Maytals ai Wailers. Stupende sono anche le loro rivisitazioni ska di classici del jazz come, una fra tutte, WATERMELON MAN di Herbie Hancock.
Ebbene, i Cookoomackastik sono talmente considerati all’interno della scena ska-rocksteady italiana ed internazionale, da avere collaborato con due leggende come Winston Francis e Laurel Aitken. Da questi due fortunatissimi incontri sono nati due splendidi dischi, vere e proprie perle del genere.Scommetto che almeno un paio di voi, in questo momento, si staranno chiedendo chi diavolo siano queste due cosiddette “leggende”. Ok, perdonati e poi io sono qui apposta!
Dunque mr. Francis è uno dei più grandi crooner che la Giamaica abbia mai conosciuto. È stato uno dei più grandi nomi nella scuderia del mitico Studio One. Il lato B di un suo famoso singolo, intitolato Too experienced, aveva i controcanti di nientemeno che Bob Marley e Bunny Wailer. Durante la sua carriera ha collaborato con gente del calibro dei Melodians, Skaticians, Dennis Bovell, Sly and Robbie e Linton Kwesi Johnson. Ed ora eccolo a cantare in un bellissimo con i nostri Cookoomackastick! L’album, intitolato Peace, love & harmony, contiene diciassette cover in chiave rocksteady di altrettanti celebri successi. Bluebeaters style per intenderci. Le dolci melodie create dai Cookoomackastick accompagnano la vellutata voce di Winston Francis creando un’armonia indescrivibile. Puro soul giamaicano, puro sentimento che crescerà e si diffonderà nella vostra stanza al primo ascolto proprio come la marea di Negril nelle chiare notti d’estate giamaicane. Tra tutte le tracce proposte le mie preferite sono Track of my tears, Sunny, cover del successo di Bobby Hebb, e Suspicious mind che Elvis portò a suo tempo alla ribalta mondiale. Lo ripeto ve ne innamorerete al primo ascolto, soprattutto se già adorate Giuliano Palma e soci. Inoltre vi capiterà una cosa molto strana se metterete questo disco a tutto volume. Molto probabilmente vedrete i vostri genitori fare capolino nelle vostre stanze e, invece che imprecarvi contro dicendovi di abbassare il volume, vi diranno con un mezzo sorriso sulle labbra: “Carina questa canzone rifatta così”. Potere e magia della musica!

Laurel Aitken è un altro pezzo di storia della musica giamaicana e mondiale. Purtroppo scomparso il 17 luglio dell’anno scorso a causa di un attacco cardiaco all’età di 78 anni, Aitken è stato uno degli inventori del genere ska e uno dei suoi più grandi ambasciatori in giro per il mondo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Padrino dello ska. Sono suoi pezzi leggendari come Little Sheila, Mary Lee o ancora Rudy got married. È grazie a lui che gruppi come gli Specials sono potuti diventare quello che noi tutti sappiamo.

I Cookoomackastik hanno avuto la fortuna ed il privilegio di poter registrare insieme al Padrino un album di sue hits. Il disco si chiama appunto The n°1 hits ed è un vero e proprio inno alla gioia e al divertimento. Il ritmo è assolutamente contagioso e non potrete non ballare. Canzoni come Zion city O Jamaica sono due colonne portanti dello ska. Ma Aitken non è solo questo. Infatti in molti riterranno una gradita sorpresa il suo cantare in italiano su reinterpretazioni di classici come Napoli o Pregherò, resa celebre da Adriano Cementano sulla musica di Stand by me. Fiore all’occhiello del disco è certamente My way di Frank Sinatra, in chiave ska.

Inutile dire che anche questo disco è assolutamente indispensabile per gli appassionati del genere, anche perché è uno degli ultimi lavori di Laurel Aitken prima di lasciarci, indimenticato.
Di entrambi i lavori sono presenti dei dvd che testimoniano i tour e i lunghi processi di lavorazione. Una sorta di interessantissimo “Dietro le quinte”. Irie!

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