Sud Sound System: l'intervista

by • 13/05/2008 • IntervisteComments (0)745

Due chiacchiere veloci con Don Rico, colonna dello storico gruppo salentino dei Sud Sound System, durante la tappa milanese del "Dammene Ancora Tour".

Haile Anbessa: ciao Federico! È un piacere incontrarti di nuovo!

Don Rico: anche per me Mario!

H.A.: come prima domanda volevo chiederti un bilancio dei vostri primi venti anni di carriera…

D.R.: un bilancio?! Così su due piedi?! (ride). Per me la vita è un bilancio continuo, giorno per giorno. Si è sempre come su una lama. L'importante è vivere alla giornata.

H.A.: c'è stato un cambio di tematiche nelle vostre canzoni durante questi anni? In cosa vi sentite più maturi?

D.R.: siamo ancora più convinti nel cantare certe cose e siamo anche più consapevoli in quello che sentiamo e proviamo nell'animo. Naturalmente poi siamo maturati molto nella conoscenza del reggae e nello stile di canto, per così dire, giamaicano. Sai, noi siamo tutti autodidatti ma ora qualche tecnica l'abbiamo imparata ed affinata al meglio. Il suono dei Sud si è arricchito moltissimo grazie anche al confronto con gli artisti giamaicani che abbiamo incontrato in questi ultimi anni.

H.A.: stasera suonate a Milano. Cosa vi lega in particolare a questa città?

D.R.: la amiamo molto. Il nostro primo concerto fuori dal Salento è avvenuto proprio qui a Milano, al Leoncavallo nel 1989. In seguito ce ne sono stati tantissimi altri qui nel corso degli anni e il pubblico è sempre calorosissimo! Anche perché ci sono tantissimi salentini a Milano che rispondono sempre in maniera massiccia all'appello!

H.A.: Giamaica e Salento. Secondo il mio parere due splendide terre putroppo però spesso accomunate da troppi luoghi comuni. Cosa ne pensi?

D.R.: hai perfettamente ragione. Il Salento non è un paradiso in Terra. Ha i suoi problemi di politica corrotta e realtà sociale anche mafiosa. L'inquinamento delle industrie poi è spaventoso. In Salento ogni giorno la gente muore di tumore con percentuali spaventose e non sa neanche perché. Ma questo, chi viene in vacanza per soli 15 giorni, non lo sa. Il Salento è sì bello e caratteristico ma è molto piccolo; una bomboniera. Perciò non va sfruttato in maniera eccessiva come si sta facendo adesso.

H.A.: siete mai stati in Giamaica voi?

D.R.: no, putroppo il nostro concerto è saltato per ben due anni di fila! Problemi organizzativi. Speriamo però di andarci presto!

H.A.: parlavamo prima della vostra esperienza con gli artisti giamaicani. Dammene Ancora, il vostro album nuovo di zecca, contiene parecchi featurings con artisti provenienti dalla Giamaica. Come sono nate queste collaborazioni?

D.R.: il Salento, come tutti sanno, è la Giamaica d'Italia perciò molti artisti importanti vengono da noi a suonare spessissimo. Con loro si canta sul palco e poi, se c'è la possibilità, si passa dallo studio per registrare qualcosa. Sapendo in anticipo chi verrà a suonare, noi prepariamo dei pezzi e delle basi che secondo noi possono essere lo spunto per una collaborazione. Lo stesso è accaduto per esempio con Neffa, al quale abbiamo inviato una base molto soul per cantarci sopra assieme.

H.A.: Alborosie ha oramai sfondato in tutto il mondo e ha portato la musica reggae italiana alla ribalta. Lui canta in patwa però… Voi cosa ne pensate a tal proposito?

D.R.: il reggae italiano è il reggae italiano, con tutte le sue sfumature e particolarità. Noi facciamo un reggae con sonorità spiccatamente mediterranee e in dialetto, ossia quello che ci caratterizza maggiormente. Per cantare in patwa non si può e non si deve improvvisare. Sul nuovo album anche noi, dopo molto impegno, ci siamo cimentati in un esperimento di questo tipo, cantando alcune parti in inglese-giamaicano. Io inoltre canto un pezzo interamente in inglese intitolato Long Time, presentandomi così ad un pubblico internazionale.

H.A.: quali sono i vostri modelli musicali che vi influenzano maggiormente?

D.R.: il reggae in tutte le sue forme! Dal dub, al lovers, alla dancehall fino al rub-a-dub. Per quanto riguarda gli artisti partiamo dall'intramontabile Dennis Brown, a Luciano, a Prince Jazzbo, a U-Roy, fino ai più recenti Sizzla, Capleton o ai deejay Beenieman e Bounty Killer. Però secondo me fare nomi è riduttivo perché c'è tanta gente sconosciuta in Giamaica che comunque fa musica validissima. È quello spirito che ci interessa, quel flow.

H.A.: ultima domanda: ci descrivi un po' la vostra attività di talent scout nel collettivo Salento Showcase?

D.R.: siamo sempre produttivi! Oltre a fare le nostre cose, ci piace anche far cantare giovani talenti della nostra terra. Dopo il successo del 2007, ripeteremo presto l'esperimento della compilation Salento Showcase. I ragazzi sono già al lavoro in studio.

H.A.: grazie mille Don Rico! Alla prossima!

D.R.: grazie a te Mario! Hot Hot Hotmc! Sciamu!

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