Street Lit: romanzi e romanzetti per hip hop heads curiose

by • 04/03/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)1421

Anche i rappusi leggono, e questo è chiaro, altrimenti la rubrica in questione non esisterebbe neppure. La cosa davvero interessante, però, è capire cosa leggono, soprattutto dall’altra parte dell’oceano. Negli Stati Uniti, infatti, esiste un genere letterario ancora non importato in Europa, concepito appositamente per i fan dell’hip hop: la cosiddetta urban fiction, per gli amici street lit. In parole povere, romanzi ambientanti nel mondo dell’hip hop, della strada, dei projects e del basket. Ha centinaia di sfumature e sottocategorie diverse, vanta intere case editrici dedicate alla sua pubblicazione ed è spesso in testa alle classifiche dei best-seller americani. Perché, allora, non è mai arrivata da noi? Semplice: generalmente il suo valore artistico/letterario è pari a zero. Le trame sono schematiche e ripetitive, e espedienti letterari, paroloni o metafore troppo complicate sono banditi (d’altra parte, in genere i lettori non hanno una grande carriera scolastica alle spalle). Gli autori di solito sono semplici studenti di giornalismo o di letteratura che scrivono questo tipo di romanzi per arrotondare: in genere usano uno pseudonimo, che a volte è il loro street name, e a volte è un nome totalmente inventato perché a firmarli con il loro si vergognano. Perfino la qualità della stampa e delle grafiche di solito è pessima.

Nonostante tutto ciò, vale la pena fare qualche breve incursione nel mondo della street lit, se non altro per amore del trash. Il modo migliore per cominciare è procurarsi The reader’s advisory guide to street literature, guida letteraria scritta da un vero critico, o addirittura abbonarsi all’apposita rivista SLR (Street Lit Review) e poi lanciarsi nell’esplorazione dei vari titoli. Ce n’è per tutti i gusti: dalle storie di ghetto per veri uomini, come Neighborhood o Street soldier, a quelli per ragazze, che non hanno nulla da invidiare ai nostri Harmony: ci sono quelli per donne adulte (come quelli della celebre serie Shiesty, simile a Sex and the City) e quelli per ragazzine (l’altrettanto nota serie Teenage drama, in cui la cheerleader di turno, anziché provarci col giocatore di football, punta al più bravo rapper della scuola). Poi ci sono esperimenti quantomeno bizzarri, tipo la street lit erotica: titoli come Thongs on fire (“tanga in fiamme”) o G-spot (“Punto G”) rischiano di aprirvi un mondo. Ma, in tutto questo marasma di dubbie letture, ogni tanto spunta fuori anche un libro che vale la pena di essere letto. Come The coldest winter ever di Sister Souljah, best seller assoluto sia in America che nel resto del mondo, ambientato ai piani alti del traffico di droga newyorkese; o Push di Sapphire, il libro da cui è tratto il film premio Oscar Precious.

Riassumendo, tre buoni motivi per cui vale la pena di leggere qualche romanzo di street lit: a) perché sono scritti in un inglese a prova di analfabeta; b) perché difficilmente troverete qualcosa di più trash e involontariamente comico; c) perché anche in un cesto di mele marce ogni tanto ce n’è una sana, e quando la trovi e la leggi tutta d’un fiato è un vero piacere.

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