Stillmatic

by • 22/01/2002 • RecensioniComments (0)476

The blood of a slave, the heart of a king” E’ così che Nasir Jones, in arte Nas, si ripresenta 8 anni dopo il capolavoro “Illmatic” e dopo altri 3 album (5 se si includono i progetti “The firm” e “Q.B. Finest”) che pur avendolo tenuto sulla cresta dell’onda e all’interno delle classifiche di vendita americane, non hanno avuto l’approvazione aspettata dalla critica e dalla strada.

“Stillmatic” è un album completo, che riesce a intrattenere e a far pensare, riesce ad affiancare pezzi party a tracce introspettive, racconti quotidiani di strada a riflessioni sullo stato di salute del mondo.

“Braveheart Party”, con il cantato di Mary J Blige, è quanto di meglio possa passare nelle mani dei dj’s per riempire ed infuocare le piste di tutti i clubs hip hop del globo, “One mic” è un’intelligente riflessione sul potere comunicativo della musica rap, “You are da man” e “Rewind” prodotte da Large Professor non deludono pur non essendo capolavori, “Get ur self a…”, “Smokin”, “My country”, “Every Gheto” e la stessa “Intro” son tracce interessanti e taglienti, “Ether” è l’atteso e forse inutile pezzo contro Jay Z, “Destroy and Rebuild” è un viaggio nel Queens Bridge sopra una base che ricostruisce il classico “The bridge is over” della Boogie Down Production, “2nd Childhood” e’ un ottima traccia prodotta da Dj Premiere, anche se dalla scontata partecipazione di Preemo ci si poteva aspettare un pezzo meno lento e piu’ portante nell’album.

Ma la gemma dell’album è “What goes around”, metricamente impeccabile e coinvolgente, con un testo che non può non lasciare il segno.

“Stillmatic” non è sicuramente ai livelli di “Illmatic” ma si posiziona un gradino sopra le precedenti prove di Nas, proponendosi come un ottimo album da comprare e da ascoltare.

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