Stevie Wonder live a Milano: report + foto

by • 01/10/2008 • ArticoliComments (0)613

Un concerto di Stevie Wonder ha un valore aggiunto: gli spettatori sanno che capiterà difficilmente di rivederlo dal vivo. È il tipo di situazione che non si presenta due volte nella vita. Forse per questo, l'unica data italiana (il 26 settembre 2008 al Datch Forum di Milano) era sold-out già da mesi nonostante i prezzi a dir poco folli. E i fortunati che sono riusciti ad accaparrarsi un biglietto, una delle platee più variegate ed entusiaste che il Forum di Assago abbia mai ospitato, non sono rimasti delusi.

Stevie ha portato con sé sul palco una band di ben undici elementi (tra cui la figlia Aisha, una delle coriste), sfruttati al massimo nel corso dell'intero live: gli intermezzi strumentali, abbondantissimi e ben costruiti, hanno traghettato gli spettatori tra le varie fasi della carriera dell'artista. Non è facile riassumere in due ore di concerto trent'anni di attività, ma se mai qualcuno ci è riuscito davvero, quello è stato Stevie Wonder. Orientarsi tra i suoi classici è un'impresa titanica, Stevie brucia le tappe, parte con Jammin' e in men che non si dica ci ritroviamo già a Higher ground, mentre Living' for the city ci trasporta verso Don't you worry 'bout a thing. Segue una riuscitissima performance vocale di Stevie, che decide di cimentarsi con il vocoder. Per Part-time lover viene coinvolto anche il pubblico, che si improvvisa coro armonizzato, con un risultato sorprendente. Il ritmo diminuisce per un attimo grazie alla felice unione tra Overjoyed, Ribbon in the sky e Lately, poi si ritorna in alto con Signed, sealed, delivered e Isn't she lovely. Di nuovo un attimo di respiro grazie a You are the sunshine of my life e I just called to say I love you, poi il gran finale con una trionfale versione di Superstition. Purtroppo Stevie Wonder, come Paganini, non replica, quindi niente bis. Ma in fondo era quasi superfluo: in un'ora e mezza di concerto, ha regalato una performance più intensa di quasi tutti i musicisti che chi vi scrive (e chi fotografa) ha avuto l'occasione di ascoltare. E la sua proverbiale, spettacolare voce non è davvero invecchiata di un giorno.

 

(Foto di Renato "Proff" Adenzato, tutti i diritti riservati)

 

 

 

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