St. Luca Spenish: l’intervista

by • 06/07/2017 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su St. Luca Spenish: l’intervista255

Abbiamo raggiunto St. Luca Spenish, produttore AdriaCosta e veterano di lunga data della scena italiana, per parlare del suo ultimo progetto: Caput Mundi è infatti il suo primo album da producer.
Un ottimo equilibrio tra sonorità classiche e attuali, in aggiunta ad un roster composto da nomi affermati e giovani sulla rampa di lancio, lo rendono uno dei progetti più vari e interessanti usciti nell’ultimo periodo.

 

 

Riccardo) Caput Mundi è a tutti gli effetti il tuo primo disco ufficiale, nonostante la tua lunga esperienza sulla scena come produttore. Ti senti un po’ addosso la tipica “ansia da esordiente” per questo progetto?

Spenish) Assolutamamente no, faccio da molti anni il produttore, ho curato svariati progetti e non ho mai avuto ansia di espormi al pubblico.

 

R) Diversi dei nomi coinvolti nel progetto rappresentano una sorta di filo rosso che collega tutta la tua carriera – su tutte, direi Nex Cassel. Come ti sei mosso per scegliere quali rapper avere sul disco? C’è stato un criterio particolare? Hai dovuto rinunciare a qualche artista che avresti voluto coinvolgere?

S) Ho voluto coinvolgere tutti gli artisti che più stimo nella scena nazionale, artisti con i quali ho sempre lavorato ed altri con cui ho collaborato per la prima volta in questo disco. Naturalmente mi sarebbe piaciuto anche avere la possibilità di inserire anche altri nomi della scena, con cui spero comunque di poter lavorare in futuro.

 

R) A primo impatto, non sembrerebbe che tu abbia dato dei concept particolari ai rapper in fase di scrittura. Si tratta però, per la maggior parte, di artisti con i quali hai trascorsi che risalgono a molto tempo fa; dando loro i diversi beat, in qualche modo sentivi che il tipo di produzione avrebbe indirizzato la loro scrittura verso una determinata direzione?

S) In realtà tutti i pezzi nascono da concept studiati a tavolino, con i rapper ho voluto creare delle canzoni che potessero esprimere determinate idee, stati d’ animo e situazioni. Quindi nulla è stato lasciato al caso.

 

 

R) Parlando proprio delle produzione, hai spaziato molto, da sonorità più classiche ad altre che vanno per la maggiore al momento. In aggiunta, l’elemento dei ritornelli in Talkbox porta una ventata di aria fresca notevole rispetto a ciò che si trova oggi sul mercato. Il tuo lavoro, insieme ad altri – mi viene in mente L’Era Della Bestia di Jangy Leeon, con quei suoni latini mai affermatisi in Italia – vuole dimostrare che si può fare roba nuova, che suoni fresca, senza dover cavalcare prepotentemente i trend del momento?

S) Sono sempre stato a passo coi tempi, ho sempre cavalcato tutte le impronte stilistiche musicali, facevo trap e drill 10 anni fa quando i miei soci di Palermo la chiamavano “beat incazzati alla Spenish”. Sono stato il primo ad usare rullate terzinate e robe varie. “Se vuoi la roba nuova ascoltati i miei dischi vecchi” cit. Nex Cassel. Adesso che però in Italia tutti i producer producono con Fl Studio e fanno tutti le stesse cose ho voluto creare un mood totalmente diverso. Spero che tutta questa monotonia scompaia il prima possibile.

 

R) Hai deciso di inserire nel disco un remix di Black Market, uno dei singoli più di successo estratti da Rapper Bianco, album di Nex Cassel interamente prodotto da te. Si tratta indubbiamente di un legame di continuità fortissimo con il tuo precedente lavoro, ma come mai hai scelto proprio questo brano? Hai un legame particolare con quella traccia?

S) Sicuramente Black Market è una delle mie tracce preferite di sempre, anche perchè mi ricorda bei momenti di duro lavoro in studio al Bande Nere di Milano insieme a Nex e Noyz. In realtà la versione sul mio disco è quella originale!

 

R) Hai puntato forte su diversi giovani nel tuo disco – basti pensare alla forte presenza di Dani Faiv o Anagogia – mettendoli alla prova su diversi tipi di produzioni, con ottimi risultati. Sei dell’idea che le nuove leve in Italia siano capaci di adattarsi a più suoni in maniera eclettica o siano troppo vincolate alle sonorità che al momento stanno monopolizzando il mercato?

S) Penso che tutti i migliori artisti scelgano il loro sound per potersi esprimere meglio, sicuramente Dani Faiv, Anagogia, Daweed, Giovane Feddini e Adam Blee sono le nuove leve che riescono a spaccare su ogni tipo di sound.

 

 

R) La tua capacità di spaziare tra una grande varietà di stili rende difficile risalire a chi e quali lavori possano averti ispirato durante la lavorazione di Caput Mundi, ammesso e non concesso che ciò sia accaduto. Quindi ti chiedo: c’è stato qualche disco – italiano, statunitense o di altrove – di qualunque genere che ti ha ispirato in fase di produzione?

S) Diciamo che con questo disco ho voluto raggruppare tutto quello che mi ha fatto avvicinare e crescere all’ interno del mondo del rap come il suono di New York e quello di Los Angeles. Ho voluto comunque creare qualcosa di mio che fosse diverso da tutto.

 

R) Mettere insieme così tante teste in un solo lavoro non è mai facile: quanto è stata impegnativa dal punto di vista logistico la gestazione di Caput Mundi? A posteriori, avresti fatto qualcosa diversamente? Sei soddisfatto dell’accoglienza ricevuta dal disco?

S) Il disco è stato fatto in 3 mesi pieni di lavoro (dalla mattina alla notte) ed è stato concepito in maniera spontanea.
Quasi tutti i rappers sono venuti in studio, ci siamo spaccati di lavoro e di risate, e quindi sono soddisfattissimo del risultato finale.

 

R) Siamo in piena stagione estiva ormai, uno dei periodi più concitati dal punto di vista dei live in giro per l’Italia: hai programmato qualche data per presentare il disco lungo lo stivale, in compagnia di alcuni degli ospiti?

S) Sicuramente faremo degli show a partire da settembre. Insieme all’agenzia con cui lavoro, Line Up Agency, stiamo preparando delle cose veramente fighe, quindi rimanete sintonizzati.

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