Spiegare il rap ai bianchi: ci prova David Foster Wallace

by • 02/06/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)1899

Difficile parlare di David Foster Wallace per chi non è un suo fan; e chi vi scrive dichiara subito la sua colpa, non lo è. Senza un motivo particolare: questione di gusti, molto semplicemente. Molti, moltissimi altri, invece, considerano l’autore un gigante visionario della prosa moderna, anzi uno dei massimi esponenti della letteratura di tutti i tempi, soprattutto grazie al suo romanzo più famoso, Infinite jest, una sorta di epopea lunga quasi 1500 pagine. La sua prematura scomparsa ad appena 46 anni (si impiccò a una trave del suo portico nel 2008) ha ovviamente trasformato quella che era semplice ammirazione in un vero e proprio culto, come spesso capita.

Cosa succede, insomma, quando un personaggio di questa caratura scrive un saggio sul rap? Bella domanda. Il rap spiegato ai bianchi è un agile volumetto scritto a quattro mani insieme a Mark Costello. David Foster Wallace, tra l’altro, è un saggista abbastanza sui generis, dedito agli argomenti più disparati. Ha scritto di tennis, una sua grande passione, ma anche di crociere ai Caraibi, di 11 settembre, di primarie americane e molto altro. Verrebbe da pensare che per analizzare tematiche così variegate e riuscire ad essere sempre sul pezzo bisogna essere davvero dei geni, e in effetti è così. Però, a ben guardare, la sola genialità potrebbe anche non essere abbastanza, anche se suona un po’ un ossimoro.

Il principale pregio, che è anche il principale limite, del libro: è stato scritto a cavallo tra l’89 e il ’90, quindi se da una parte coglie molto bene la nascita di un fenomeno di massa, dall’altra è un bel po’ datato. Il fastidiosissimo titolo Il rap spiegato ai bianchi è frutto della traduzione italiana (quello originale era Signifying rappers), ma il senso è davvero quello: gli autori, citiamo alla lettera dal testo, sono due “intellettualoidi borghesi bianchi” che cercano di capire perché la musica rap esercita su di loro quel fascino irresistibile. Un approccio forse un po’ troppo supponente: come puoi sperare di capirlo, o ancora peggio di spiegarlo agli altri, partendo da questi presupposti? Bella domanda. Difficile capire se i due volenterosi ci riescano o meno (ciascuno di noi potrebbe dare una risposta diversa a questa domanda), ma senz’altro è interessante capire in che modo ci provino. Soprattutto in questo periodo, in cui il rap è decisamente tornato di moda e moltissimi altri intellettualoidi borghesi, bianchi e non, si riscoprono grandi esperti ed appassionati e hanno una gran voglia di dire la loro sull’argomento, spesso con la pretesa di saperla più lunga di chi invece il fenomeno l’ha sempre vissuto dall’interno.

Morale della favola. Se la radical-chicness vi ha sempre infastidito, la lettura di questo libro è consigliatissima: vi fornisce nuovi argomenti per conoscerla e combatterla. Se invece siete di quella parrocchia lì, a maggior ragione, è il saggio giusto da gustare sotto l’ombrellone: vi convincerete che avevate ragione su tutto fin dall’inizio, se perfino David Foster Wallace la pensa come voi. Se semplicemente siete curiosi di conoscere il rapporto che intercorre tra un genio e l’hip hop, Il rap spiegato ai bianchi è un ottimo modo per farsi un’idea. Se invece siete fan dell’autore, senz’altro questo articolo vi avrà provocato la voglia di insultare qualcuno; eventualmente, per farlo c’è l’apposita sezione commenti.

David Foster Wallace e Mark Costello
Il rap spiegato ai bianchi
Minimum Fax
euro 11,00

 

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