Speech Debelle e Terry Lynn live per il Red Bull Music Academy

by • 14/10/2009 • ArticoliComments (0)494

Comincia qui la nostra collaborazione con Red Bull Music Academy, forse il più prestigioso workshop musicale del mondo. Ogni anno, una delle più belle città del mondo ospita i più talentuosi (e sconosciuti) giovani musicisti del mondo, selezionati tra migliaia di concorrenti: durante il periodo del workshop, i partecipanti all'evento incontreranno leggende della musica, avranno la possibilità di creare e registrare, si esibiranno per la gioia degli autoctoni. L'edizione 2010 è prevista a Londra dal 7 febbraio al 10 marzo: nel frattempo, cominciamo a proporvi alcuni momenti topici delle passate edizioni.

Quando Speech Debelle ha lanciato il suo primo singolo su Big Dada alla fine del 2008, in pochi avrebbero immaginato che avrebbe calcato un luminosissimo red carpet solo un anno più tardi. E anche in quella occasione, in pochi hanno avuto la fortuna di ascoltare il suo fenomenale album di debutto, grazie al quale si è aggiudicata il Mercury Music Award nel 2009. Come il suo compagno di etichetta Roots Manuva, sa bene come scrivere testi molto profondi e personali che offrono intuizioni universali attraverso una voce calda e invitante. Poi naturalmente c’è la sua musica: così profondamente radicata nel folk così come nell’hip hop. Sono proprio artisti come lei a provare di volta in volta che l’hip hop è uno dei generi musicali che spesso suona meglio quando non suona qualcosa che ti aspetteresti. A giudicare dal suo talento potremmo scommettere che Speech Debelle passerà un bel po’ del suo tempo camminando sul red carpet in futuro, ma se trova del tempo per concerti come quello esclusivo del Bestival 2009 per noi può andar bene.

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Terry Lynn ha preso una pagina o due dall’idea di rap di Chuck D, sebbene si allontani sia dal “rap” sia dalla parte più maschile di esso (superato/sessista – decidete voi). Proviene dalla tradizione dei più radicali deejay giamaicani, sputando la verità sulla dura realtà di Kingston. Comunque, diversamente da molti dei suoi coetanei, lei vede attraverso l’oppressivo meccanismo del suo paese, non esclusivamente prendendo di mira i politici o sognando una pace astratta in Jah, anzi offrendo una visione realistica astuta e piena di dolore delle parti più squallide della città nella quale è cresciuta. Il fatto di aver agito in questo modo evitando i trabocchetti della veloce industria musicale giamaicana, prendendosi il tempo necessario per produrre i suoi dischi, alle sue condizioni e ai suoi ritmi, è un’ulteriore prova della sua forza. Questo set, direttamente dal Social Club di Parigi, coglie la sua forma migliore, portando la sua personale “Logica di Kingston” sullo stesso palco in cui si sono esibiti i Buraka Som Sistema.

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