Speciale uscite Halifax

by • 26/10/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)629

Halifax da sempre raccoglie nella sua scuderia le migliori software house a livello mondiale. Questo le garantisce una selezione di titoli impressionante e dalla qualità sempre altissima. Vediamo ottobre che cosa ha portato a tutti i videogiocatori.

WARRIORS OROCHI 3

warriors

L’incipit della vicenda che farà da sfondo agli scontri di Warriors Orochi 3 Ultimate è la medesima conosciuta nella versione ‘liscia’ del titolo Koei: il lieto fine che aveva accompagnato il secondo capitolo della serie è ormai un lontano ricordo, spazzato via sin dai primi istanti di una sequenza introduttiva che ci fa conoscere una nuova e potentissima minaccia; l’esercito demoniaco è infatti riuscito a risvegliare un’enorme e potentissima Idra che rischia di spazzare via ogni forma di civiltà umana dalla faccia della Terra. L’unico baluardo di difesa rimasto alla nostra razza è composto da un trio di eroi sopravvissuto all’attacco dell’immonda creatura grazie all’intervento di una semi-divinità capace di viaggiare nel tempo. Sfruttando questa sua incredibile facoltà, quindi, i nostri eroi partiranno per un viaggio tra passato, presente e futuro alla ricerca di alleati scomparsi che si aggiungano alla loro causa, lungo la rivisitazione di una serie di battaglie la cui sorte non aveva sorriso ai nostri compagni di viaggio. Grazie ad un numero spropositato di dialoghi (tutti in giapponese, sottotitolati in inglese), la caratterizzazione dei personaggi non soffre mai dell’impressionante numero di 145 unità giocabili presenti: oltre a tutti quelli conosciuti nella precedente edizione del gioco, infatti, il roster è stato aggiornato con nuovi elementi provenienti, tra gli altri, da franchise come Ninja Gaiden, Dead od Alive, Soul Calibur e Atelier. La struttura di gioco non sconfessa certamente le origini del genere. La base è sempre la stessa: un hack’n’slash dei più essenziali in circolazione, in cui un ossessivo button mashing dei due tasti d’attacco (leggero e pesante) è più che sufficiente per avanzare a testa bassa, mietendo tonnellate di vittime fra le fila di un esercito composto per lo più di inermi burattini. Questo basterà per scoraggiare gli amanti di un altro approccio al mondo dell’action game, più focalizzato e attento a punire la leggerezza nell’affrontare la battaglia piuttosto che ad incentivarla. Warriors Orochi 3 si dedica a chi invece vuole passare qualche pomeriggio a menare fendenti in libertà. A questa tipologia di giocatori il team di sviluppo appronta una progressione sufficientemente varia. Anzitutto, in campo si scende non con un singolo combattente, ma con tre personaggi, che si possono alternare alla pressione di uno dei grilletti dorsali. Questo permette di costruire una piccola squadra di combattenti caratterizzati da approcci diversi: mobilità, attacchi ad area, potenza bruta, si possono alternare sul campo di battaglia a seconda delle situazioni, o per sentire meno il peso di combattimenti molto estesi, che possono durare anche lunghe mezz’ore. Anche spulciando bene la caratterizzazione delle combo e degli stili di combattimento si notano miglioramenti. Le varie combinazioni d’attacco hanno caratteristiche molto diverse le une dalle altre: alcune ci proiettano in aria per evolversi in spericolate juggle aeree, altre finiscono con un fendente che proietta un raggio d’energia capace di colpire sulla distanza, altre ancora invece terminano con una sorta di “presa” su di un nemico, e non mancano ovviamente potenti attacchi ad area. Se nel corso degli scontri più semplici si sceglie solo per assecondare i nostri capricci, quando si fronteggiano i generali più ossuti è bene procedere con cognizione di causa. Tra gli aspetti sicuramente più valorizzati di Warriors Orochi 3, in questa versione Ultimate fa il proprio gradito ritorno tutta quella componente RPG che, grazie ad un notevole numero di opzioni e possibilità, permette di potenziare equipaggiamenti ed unità del proprio esercito. Tornati al campo base, prima di ogni missione sarà infatti possibile spendere i Growth Point guadagnati in battaglia per far salire di livello uno qualsiasi dei nostri generali, incrementando le sue caratteristiche. Le gemme raccolte sul campo serviranno invece per acquistare nuove armi, il cui utilizzo prolungato farà crescere l’affinità con il suo possessore così da sbloccare effetti aggiuntivi. Le armi potranno poi essere fuse con altre in nostro possesso, per aumentare effetti attivi e potenza d’attacco, in un sistema che ricorda alla lontana quello di Disgaea. Infine, c’è anche da considerare il grado di intimità fra i vari generali: schierando fianco a fianco certi condottieri aumenteremo il feeling fra di loro, sbloccando eventi extra nel campo base (che potrebbero condurre poi a missioni aggiuntive) e ottenendo qualche bonus sul campo. Nel complesso quest’area più gestionale e ruolistica risulta assolutamente convincente, annullando per molte ore la potenziale monotonia, che tornerà a farsi sentire soltanto molto avanti nell’avventura, quando la curiosità di esplorare le nuove feature si sarà lentamente esaurita. Complessivamente dunque Warriors Orochi 3 si conferma come uno dei titoli più ricchi della saga, ben confezionato e vario. Pur non sconfessando un approccio che di base rischia di allontanare molti giocatori, propone novità di rilievo ed una progressione avvolgente.

Voto: 7.5

TOTAL WAR ROME 2 EMPEROR EDITION

rome

Come ben conosce ogni appassionato della serie Total War, la campagna rappresenta il cuore pulsante della produzione e, in base al modo in cui la si conduce, essa può accompagnare il giocatore per centinaia e centinaia di ore senza mai stancare, offrendo continuamente nuove sfide, stimoli, ed obiettivi da raggiungere. Almeno fino a quando non si diventa dominatori incontrastati dell’intera mappa di gioco: un aspetto che per estensione e numero di fazioni in campo, in Total War: Rome 2, sarà un obiettivo assolutamente fuori portata per lunghissimo tempo anche per i più esperti. Nel nuovo capitolo è possibile iniziare una nuova campagna – a partire dal 272 A.C. – con ben nove fazioni giocabili, compresi gli Stati greci (bonus per i preordini), e quasi tutte sono suddivise in più popolazioni o famiglie rappresentative. Roma viene rappresentata dalla Gens Iulia, dalla Gens Cornelia e dalla Gens Iunia; Cartagine dalle Dinastie di Barca, Magone e di Annone; gli Imperi Orientali da Patria e Ponto; le Tribù Britanniche dagli Iceni, le Tribù Galliche dagli Arverni, i Regni Successori dalla Macedonia e dall’Egitto, le Tribù Germaniche dai Suebi ed infine gli Stati greci da Sparta, Atene ed Epiro. Non v’è dubbio che vi sia tantissima carne al fuoco per ogni appassionato di storia, considerando che ciascuna fazione dispone di cultura, urbanistica, unità militari e moltissimi altri aspetti specifici ed identificativi. Contemplando anche le numerosissime fazioni non giocabili, con le quali ad esempio si può cooperare militarmente o commercialmente, oltre che naturalmente finire in guerra, si raggiunge il ragguardevole numero di 117. Ciò comporta un turbinio continuo di eventi e situazioni in ciascun turno di gioco, con conseguenze dirette – immediate o future – sull’intenso prosieguo della campagna. Per la nostra prova su strada non potevamo esimerci dall’esplorare la campagna di Roma e della Gens Iulia; ciononostante il fascino delle altre fazioni (chi ha detto Sparta?) ci ha conquistati e deliziati durante qualche test effettuato in multiplayer, del quale parleremo più avanti. Come ogni appassionato della serie sa bene, le opere di The Creative Assembly sono suddivise in due tronconi principali che si contaminano e sovrappongono costantemente, sebbene sia possibile concentrarsi sull’uno o sull’altro (ad esempio simulando il gameplay delle battaglie). Da un lato abbiamo un profondissimo sistema gestionale, ulteriormente arricchito ed approfondito, che abbraccia la vita politica, sociale e commerciale della fazione prescelta; dall’altro un affascinante strategico bellico in tempo reale nel quale si comandano eserciti da migliaia di uomini in cerca di gloria e conquista. Gli scopi da raggiungere in Total War: Rome 2 sono molteplici e suddivisi in vari obiettivi: abbiamo innanzitutto quelli primari e bonus, per i quali è necessario ad esempio mantenere un tot numero di unità navali/terrestri, conquistare un determinato insediamento o sbloccare una specifica tecnologia; vi sono poi quelli per conseguire la vittoria militare, economica e culturale, magari attraverso la costruzione di edifici particolari o l’occupazione di alcune province. Infine vi sono gli obiettivi dinamici, che ci vengono assegnati di volta in volta – ad esempio dal Senato romano – per ottenere premi in denaro da investire per la crescita della nostra fazione. Inutile sottolineare quanto sia ampio e variegato il ventaglio di possibilità, per questa ragione tratteremo le due anime del gioco in due paragrafi distinti. La componente gestionale di Total War: Rome 2 rappresenta la naturale evoluzione di quelle incontrate nei titoli precedenti, ampliata dal punto di vista dei parametri da gestire ma resa molto più chiara, fruibile ed accessibile. Cercheremo di elencare il maggior numero di feature relative a questo fondamentale aspetto del gioco, poiché trattarle tutte è impresa improba in questa sede. Per realizzare un Imperium degno di codesto nome, bisogna innanzitutto coltivare figure di spicco che sappiano raccogliere consensi sia tra i cittadini che nei palazzi della politica, spesso utilizzando la tecnica della carota e del bastone. Nel corso della campagna è possibile ad esempio “raccomandare” dei propri dignitari per fargli scalare le vette della vita sociale, oppure farli uccidere qualora avvertissimo il presagio di guerra civile e stessimo assistendo ad un crollo di consensi da parte dei senatori. Sì, perché non saremo i soli ad ambire al trono di Roma, e far sopprimere i personaggi più ambiziosi può essere una mossa saggia in determinate circostanze. Non si sa mai chi può ordire subdoli piani alle nostre spalle ed organizzare matrimoni di comodo può essere una delle soluzioni. La vita politica ai tempi degli antichi romani non era evidentemente migliore della nostra. Mantenere inoltre l’ordine pubblico celebrando funerali pubblici per le figure più influenti trapassate, far erigere statue, offrire sacrifici, indire giochi e via discorrendo può essere un altro modo per raccogliere consensi, oltre che le inimicizie di altri. Insomma, tenere sott’occhio la cosiddetta gravitas, ovvero la reputazione e la popolarità in epoca romana, è fondamentale per avere un percorso più agevole ed imbastire strategie di conquista, magari decidendo di fare la guerra a tutto e tutti per diventare imperatori. Nell’ambito delle singole province e degli insediamenti posseduti l’ordine pubblico è uno dei primi fattori da tenere in considerazione; la felicità del proprio popolo, infatti, scongiura dannose e costosissime rivolte. Essa è influenzata dalla quantità di cibo, dalle razzie, dagli assedi, dalla miseria, dall’intrattenimento, dalle differenze culturali, dalla presenza più o meno massiccia delle guarnigioni, dallo squallore ed ovviamente dalle tasse, che possono essere regolate in base alle necessità. Talvolta si mettono di traverso anche catastrofici eventi naturali, come ad esempio i terremoti: ne abbiamo subito le conseguenze nel nostro insediamento di Arminium sulla costa adriatica, costringendoci a spendere quasi tutte le preziosissime risorse di un intero turno per ripristinare gli edifici danneggiati. Il senso di epicità e grandiosità degli scontri è dovuto anche dalla varietà incredibile delle unità a disposizione del giocatore, passate dalle 102 del primo Rome: Total War alle oltre 700 di questo prezioso seguito. Si passa dalla semplice fanteria per il combattimento corpo a corpo e quello a distanza, contemplando centinaia di armi, soluzioni e tipologie differenti, sino a quelle più pittoresche come elefanti, bighe, artiglieria, macchine d’assedio, cani da guerra, cavalleria di vario genere, soldati su cammello e via discorrendo. Ciascuna di queste unità è dotata di skill identificative che possono accrescersi con l’esperienza ed essere tramandate attraverso le cosiddette “Tradizioni” anche dopo la dipartita, una delle novità più interessanti presenti in questo nuovo capitolo. Tutto ruota attorno alla figura del generale (o dell’ammiraglio quando si governa una flotta), un comandate carismatico che può acquisire tratti negativi o positivi in base a come ci si comporta e che è dotato di specifiche abilità in grado di indirizzare l’esito di una battaglia: lo zelo, l’autorità ed il coraggio, ad esempio, influiscono direttamente sul morale delle truppe garantendo dei bonus in termini tattici. La sola vicinanza del generale, attivando determinate abilità, può dunque fare la differenza nell’esito di uno specifico scontro. Anche le battaglie in mare sono state rese più fluide e dinamiche rispetto al passato, ed è ora persino possibile speronare ed affondare le navi nemiche con un singolo, letale e preciso colpo. Non solo, le navi infatti possono essere equipaggiate con l’artiglieria dell’epoca e bersagliare le unità nemiche di terra, oltre che, come già sottolineato, far sbarcare le truppe sulla costa alla bisogna e tutto in tempo reale. Dal punto di vista squisitamente tecnico ci troviamo innanzi ad un prodotto semplicemente sontuoso e che, per essere goduto al massimo del dettaglio e delle impostazioni grafiche, necessita di una configurazione di fascia altissima. Del resto si tratta dell’esclusiva PC più attesa degli ultimi anni, ed offrire un qualcosa che dia un senso pieno anche agli hardware più importanti, costosi e recenti, era giusto e soprattutto doveroso. Per tutti i comuni mortali, fortunatamente, si tratta di un gioco scalabile e godibilissimo anche su sistemi inferiori, come di consueto per le produzioni della software house britannica. Le migliorie grafiche di questo nuovo capitolo si notano sin dall’enorme mappa della campagna, che si estende da occidente ed oriente comprendendo un numero incredibile di regioni e territori differenti. Ricchissima di dettagli e particolari, sia naturali che urbanistici, è animata dal fluire laborioso di personaggi e mezzi che scandiscono i rapporti tra le varie forze in gioco, ed è inoltre comodamente ruotabile a 360 gradi, fornendo un punto di vista inedito sugli elementi presenti. Atteso, osannato e bramato dagli appassionati per lunghissimo tempo, il nuovo capitolo della serie Total War ambientato nell’antica Roma è finalmente tra noi, centrando con precisione chirurgica tutti i bersagli che un’opera videoludica di questa portata dovrebbe prefiggersi. Offre centinaia e centinaia di ore di gioco, una mole di contenuti capace di far impallidire qualunque concorrente, un gameplay assolutamente superbo ed un meraviglioso comparto tecnico, ma soprattutto trasuda carisma e passione da vendere. Difficilmente in un’opera di qualsivoglia media si avverte l’amore sincero e viscerale profuso dai creatori, ma Total War: Rome 2 rientra pienamente in questa categoria di prodotti eletti. Il titolo non ridefinisce gli standard della serie ma ne evolve tutti gli estremi, raffinando l’accessibilità ed ampliando l’offerta, forte dell’immortale fascino che solo l’antica Roma sa regalare. Per essere goduto appieno necessita di pratica e dedizione ma gli sviluppatori hanno fatto il possibile per rendere il percorso di apprendimento meno ripido, grazie ad un supporto enciclopedico encomiabile, videotutorial ed un prologo che accompagna il giocatore passo dopo passo, attraverso le peculiari e collaudatissime dinamiche di gioco. Siamo di fronte ad un’eccellenza videoludica e l’acquisto è consigliato a tutti, anche a chi è intimorito dalla complessità del genere. Ne varrà la pena, a patto di dedicargli il tempo necessario. Total War: Rome 2 è oggi la vera Killer Application per PC, un’opera indimenticabile che rimarrà scolpita per sempre nel cuore di chi ne saprà cogliere i deliziosi ed inimitabili frutti.

Voto: 9.5

DEFENSE GRID 2

defense

Dopo essersi imposta nel panorama dei tower defense con Defense Grid, Hidden Path Entertainment ci propone ora un sequel del gioco: mentre gli alieni avanzano ordinatamente sotto un muro di fuoco, andiamo a vedere se le torri pensate per Defense Grid 2 riescono a svettare sul passato e sui concorrenti. L’aria che si respira una volta avviata la partita è quella di un ambiente che si conosce benissimo, come quando si torna a scuola dopo l’estate. Qualcosa magari è cambiato, banchi nuovi, pareti ridipinte, ma è sempre la stessa aula dell’anno precedente. Però ci sono sempre le matricole, ed è bene fornire un ripasso a chi non era presente quando Hidden Path stava in cattedra con il primo Defense Grid. Il concetto fondamentale dell’esperienza è semplice: ci sono dei nuclei energetici da proteggere, e dalla parte opposta del percorso che porta a loro arrivano ondate di alieni bramosi. L’unico modo per ostacolare il loro desiderio di shopping ai danni del giocatore è quello di costruire delle torri di difesa lungo il percorso. Ci sono diverse tipologie di torre, dalla classica mitragliatrice a quella dotata di cannone laser, passando per lanciafiamme, cannone pesante, torre Tesla (particolarmente elettrizzante) e così via. Ogni torre richiede un preciso quantitativo di risorse che possono essere raccolte nel tempo o uccidendo i drappelli avversari. Tutto questo valeva nel primo episodio, uscito ben sei anni fa, ed è ancora la base inamovibile di Defense Grid 2. Ci sono i nuclei energetici, le torrette, la possibilità di potenziarle ulteriormente (cosa che amplifica il danno e il raggio d’azione) ma sono state introdotte anche alcune novità. Prima di cominciare una partita, ad esempio, è possibile scegliere una IA con relativa mossa speciale. La prima presentata dal gioco offre il classico, e sempre apprezzato, cannone laser orbitale. Poi, procedendo nella campagna si trovano diverse offerte di aiuto: la possibilità di aumentare per qualche istante la raccolta di risorse, la capacità di creare una zona temporale che rallenta l’avanzata degli alieni e via dicendo. Anche le torri, oltre ad aver subito un piacevole restyling nella forma e nell’azione, cosa che dà il meglio di sé al momento di scaricare la potenza di fuoco sul nemico, hanno accolto fra le loro fila alcuni nuovi arrivati. La piattaforma di amplificazione, ad esempio, permette di innalzare le torri aumentando il loro raggio d’azione e, sempre tramite il sacrificio di alcune risorse, offre la possibilità di sovraccaricare quelle torri aumentando in maniera permanente il loro danno, oltre all’upgrade già previsto per ogni torre s’intende. Vi è poi la gradita possibilità di giocare con i modificatori attivati, alcuni addirittura proposti dalla community del gioco. Questo aspetto rende Defense Grid 2 molto più longevo, e volendo impegnativo, di quanto già non lo sia di suo. Stanchi di affrontare livelli da 25 ondate? Allora il modificatore che porta le ondate a 100 fa al caso vostro. Altrimenti potete attivare quello che limita le risorse, o che non permette l’upgrade delle torri. Se invece volete facilitarvi la vita c’è quello che vi mette ai blocchi di partenza con tutte le torri sbloccate, o che trasforma il vostro puntatore in un’ulteriore arma che posizionata sugli alieni li danneggia. Un modificatore che ho trovato particolarmente “disturbante” è quello che mette in funzione le torri solamente quando selezionate dal cursore, altrimenti queste non si degnano di sparare sul nemico. Nevrastenico quanto basta. Nel suo modificare senza stravolgere la sostanza, Defense Grid 2 non può essere tacciato di poco coraggio; il genere a cui appartiene offre uno certo spazio di manovra, che appare ancora più limitante se si è il seguito di uno dei titoli più apprezzati. I fan si aspettano una cosa precisa, e variazioni troppo lontane dall’originale potrebbero deluderli in modo bruciante. Questo non ha comunque impedito a Hidden Path di confezionare un prodotto rifinito sotto quasi tutti gli aspetti, con aggiunte che aumentano il valore strategico di ogni partita e la possibilità di modificare la curva di difficoltà in modo estremamente personalizzabile. Defense Grid 2 offre un’esperienza decisamente longeva. Il numero di livelli, intersecato con i modificatori disponibili e le diverse modalità selezionabili fanno sì che l’opera offerta da Hidden Path goda di una longevità considerevole, al limite dell’estremo. Si tratta infatti di uno di quei giochi che una volta raggiunga la saturazione, fatta l’abbuffata iniziale, non è comunque consigliato rimuovere dalla console perché una partita ogni tanto viene sempre voglia di farla e, viste le possibilità prima descritte, è molto difficile incorrere in qualcosa di già visto e già fatto.

Voto: 8.5

SHERLOCK HOMLMES CRIMES AND PUNISHMENTS

sherlock

Londra, XIX secolo, sei casi di omicidi sono accaduti, ed ora devi trarre le tue conclusioni. Ritornano le avventure del famoso detective Sherlock Holmes, tratto dai libri di Sir Arthur Conan Doyle. Appena avviamo Sherlock Holmes: Crimes & Punishments, a differenza dei precedenti capitoli della serie, notiamo subito l’alta qualità grafica e gli effetti cinematografici di alto livello presenti nel gioco, grazie principalmente al motore Unreal Engine 3 utilizzato per la prima volta nella serie. Il gioco inizia con l’assegnazione del primo caso. Qui ci viene in aiuto un registro dove vengono annotati i progressi delle attuali indagini, insieme agli incarichi, alle prove, alla mappa e ad altri appunti. Gli sviluppatori hanno aggiunto al gioco maggiore carica introducendo funzionalità che daranno al videogiocatore maggior impatto videoludico. Potremo infatti utilizzare dei poteri paranormali come la modalità “concentrazione”, che permette di vedere piccoli particolari su muri, pavimenti, porte o sul terreno, oppure “l’immaginazione” che da possibilità a Sherlock Holmes di ricostruire la scena del delitto com’era prima che si verificasse l’accaduto. Ogni scelta che facciamo nel gioco determina la possibilità di trarre conclusioni sugli omicidi proposti, e i relativi casi ci faranno girare Londra alla ricerca di indizi e prove dalle scene dei delitti. Anche i dialoghi possono essere utilizzati come arma per scovare l’assassino. Incalzare una persona a farsi dire la risposta vera non è sempre facile, come anche distinguere la menzogna dalla verità. Fortunatamente se sbagliamo a condurre un dialogo possiamo comunque ripeterlo per selezionare le frasi corrette. Nel corso del gioco oltre a raccogliere indizi sui nostri casi, ci ritroveremo anche a risolvere degli enigmi o micro-puzzle, tra esperimenti, ricostruzioni di oggetti e completamento scenari. Ricordate che è importante non farvi distrarre da alcune scene create dagli sviluppatori per depistarvi dal corso dell’investigazione. Una volta trovati tutti gli elementi, o solo alcuni, potete utilizzare lo Spazio Deduttivo, dove gli indizi raccolti potranno essere collegati tra di loro e analizzati per effettuare ipotesi o conclusioni. Comunque ogni caso analizzato, avrà almeno 3 conclusioni con diverse armi del delitto oppure diversi colpevoli. Queste soluzioni e scelte saranno fatte interamente dal videogiocatore che avrà, seppur limitata, una libertà d’azione per tutta la durata del gioco. Gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro con il motore Unreal Engine 3, i particolari di ogni luogo e le espressioni dei personaggi sono molto suggestivi. Purtroppo alcune piccole imperfezioni si sono presentate, come muri invisibili che a volte ostacolano il giocatore. Il gioco presenta a volte lunghi caricamenti, sopratutto quando ci si muove da un luogo ad un altro, che comunque sono stati occultati da filmati di Holmes in carrozza. Sherlock Holmes: Crimes & Punishments, è un valido acquisto sia per appassionati di avventure ed enigmi, sia per chi vuole iniziare a giocare qualcosa di diverso dai soliti schemi. La grafica, l’audio e l’azione, vi terranno a lungo incollati a questo gioco per risolvere i casi come un detective. Il gioco, sviluppato per tutte le piattaforme principali, dà comunque un ottimo risvolto alle avventure grafiche, aggiungendo un po’ di deduzione alla risoluzione dei casi. Sherlock Holmes: Crimes & Punishments, è una avventura grafica basata sui libri di Sherlock Holmes, dove deduzione, immaginazione e concentrazione saranno i punti salienti del gioco per risolvere i casi assegnati. Ogni caso può avere risvolti diversi, sta al giocatore scegliere quali.

Voto: 9

ALIEN ISOLATION

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L’intenzione degli sviluppatori, con Alien Isolation, è diventata proporre una sorta di “vero” sequel del film capostipite, e la trama prende infatti il via 15 anni dopo gli eventi dell’originale Alien. La protagonista, un ingegnere di nome Amanda Ripley, non ha mai smesso di investigare sulla scomparsa di sua madre Ellen, avvenuta in seguito al ben noto incidente sulla Nostromo. Come risulta già ben chiaro, una conoscenza almeno superficiale dell’immaginario creatosi attorno al marchio dello xenomorfo è assolutamente consigliabile, ma, del resto, a non aver visto il film originale si può tranquillamente ritenere siano rimasti in pochi al giorno d’oggi. Grazie al favore di un amico, proprio Amanda viene inviata sulla stazione spaziale Sevastopol, dove giace in custodia la scatola nera della Nostromo, contenente le risposte a molte domande lasciate senza risposta. L’arrivo sulla stazione, naturalmente, va terribilmente storto, e basteranno pochi minuti per rendersi conto che nei suoi meandri qualcosa di terribile si aggira indisturbato. Da queste premesse parte un lunghissimo incubo da vivere esplorando in prima persona la stazione, seguendo un percorso lineare tracciato da obbiettivi sempre ben delineati. La via per giungere ai propri scopi, tuttavia, si rivelerà spesso ben più tortuosa del previsto, sia a causa dell’ottimo level design, che arricchisce ogni ambientazione di molti percorsi secondari da scoprire passo passo, sia per il fatto che, volutamente, nella maggior parte dei casi la meta sarà indicata solo genericamente, lasciando al giocatore il compito di rintracciarla. A sbilanciare un’equazione apparentemente tradizionale ci penseranno le entrate in scena dell’Alien: oltre a rivelarsi spesso drammatiche, e molto ben dosate lungo il cammino, queste daranno il via a vere e proprie sessioni di caccia. Seguendo catene di eventi ben precise, gli obbiettivi di missione vi rimbalzeranno da una parte all’altra dei livelli, il più delle volte costringendovi a cercare specifici oggetti o ad usare il cervello mentre la bestia vi bracca. Alien Isolation, infatti, non è da pensare come un clone di Outlast e simili in salsa cinematografica, tutt’altro. I momenti creati ad hoc per far saltare il giocatore sulla sedia si contano probabilmente sulle dita di una mano, sostituiti semmai da un’ansia costante, costruita in maniera raffinata, utilizzando un gran numero di espedienti audiovisivi diversi, e soprattutto controllata da una regia sapiente, in grado di farla esplodere quando serve, per poi concedere un po’ di meritato respiro. In tutto questo, la prima protagonista è la stazione Sevastopol, che lungo la modalità storia riesce a comunicare tutta la sua immensità. Sebbene l’alieno non sia l’unica fonte di preoccupazione per Ripley, i livelli in cui vi darà la caccia rimangono senza dubbio i più memorabili della produzione. Questo grazie alla notevole intelligenza artificiale messa in campo da The Creative Assembly, che esula completamente da qualunque forma di scripting (se non quelli legati alla prima entrata in scena della creatura) e si regola autonomamente in base alle azioni del giocatore. Per rintracciarvi all’interno di un’area delimitata, nella quale sarete costretti a rimanere per completare questo o quell’obbiettivo, lo xenomorfo userà principalmente i suoi sensi, ossia vista, udito e olfatto, esplorando metodicamente l’ambientazione. Lo farà sia in campo aperto, sia sfruttando i condotti di ventilazione inseriti nei soffitti, e si tratta di una soluzione molto intelligente, dato che lascerà liberi per voi quelli al livello del pavimento, ammesso che la location in questione ne sia provvista. Quando non potrete sfruttare il vostro campo visivo, per seguire i movimenti dell’alieno dovrete utilizzare l’iconico sensore di movimento, anch’esso messo in scena in maniera molto elegante. Una volta estratto, lo sfondo si appannerà con un effetto depth of field, ma la pressione del grilletto sinistro potrà riportare a fuoco la visione panoramica, diminuendo invece la visibilità sullo schermo del dispositivo. Data l’impossibilità di danneggiare l’alieno, gli sviluppatori forniscono al giocatore diversi strumenti per aggirarlo e confonderlo, sia inseriti nel level design, come condotte dell’aria in cui strisciare, stazioni di ricablaggio da cui attivare e disattivare telecamere e illuminazione gestendo l’energia, e armadietti in cui nascondersi, sia sotto forma di veri e propri strumenti. Tra questi, le più utili contro l’alieno saranno le granate acustiche, ottime da piazzare in un punto lontano dall’obbiettivo per godere di qualche secondo di relativa tranquillità. Buona parte di tale strumentazione, medikit compresi, andrà costruita dal giocatore sfruttando il sistema di crafting, ma solo dopo aver raccolto le materie prime sparse nei livelli. Soprattutto al più elevato dei tre livelli di difficoltà disponibili, gestire con estrema attenzione ogni singola risorsa sarà fondamentale, pena il rischio di trovarsi davvero in difficoltà in alcune fasi avanzate. Un altro grande merito di Alien Isolation è la sua capacità di non rimescolare le carte passato un certo punto. Onestamente, temevamo che gli sviluppatori avrebbero prima o poi ceduto alla tentazione di dare al giocatore un’opportunità di riscatto nei confronti dell’Alien, ma i ragazzi di The Creative Assembly ci hanno fortunatamente smentito. Fino all’ultimo, nei panni di Amanda sarete costantemente vulnerabili e indifesi nei confronti del predatore, sempre più stremati e desiderosi di uscire dall’incubo. L’unica concessione in questo senso è il lanciafiamme, che guadagnerete solo nelle fasi più avanzate di gioco. Anche questo strumento non danneggerà l’Alieno, ma lo costringerà a ritirarsi (a patto che lo si impari ad usare correttamente), concedendovi qualche prezioso secondo per defilarvi. Così come vale per altri strumenti, anche questo contribuirà tuttavia ad irritare l’Alien, che aumenterà notevolmente i suoi sforzi nel darvi la caccia con rinnovata ferocia. Texture di ottima qualità, una grana filmica tesa a riprodurre la sporcatura delle pellicole anni ’80 e un antialiasing in grado di pulire nettamente i contorni rendono esplorare la Sevastopol un piacere per gli occhi. Dal punto di vista audio, anche qui il lavoro svolto è ottimo: i tappeti sonori sono sempre densi grazie ai molti effetti di qualità sovrapposti, e proprio la componente sonora gioca un ruolo importantissimo nella costruzione della tensione. Le musiche sono dosate, totalmente assenti in certi passaggi, dominanti in altri, e dinamiche, con apici che si generano automaticamente in determinati momenti di gioco. Il risultato è un’esperienza avvolgente, e terrificante, anche per quanto riguarda il sonoro. Le sorprese in questa stagione autunnale sono più di quelle che avremmo immaginato, e il lavoro di The Creative Assembly potrebbe già sin d’ora confermarsi come la più intensa, e irrinunciabile.

Voto: 9

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