Speciale under 21: la quasintervista a Sace

by • 24/09/2012 • IntervisteComments (1)1070

Se doveste compilare la formazione di una ideale nazionale under 21 dei rapper italiani, chi schierereste in campo? E’ la domanda che ci siamo posti anche noi inaugurando questo nuovo speciale di Hotmc, dedicato ai nuovi aspiranti pesi massimi della scena di casa nostra. Mai come in questo periodo, si moltiplicano gli mc validi che hanno la metà degli anni dei pionieri dell’hip hop italiano: con questo speciale non vogliamo fare un elenco esaustivo o completo, ma semplicemente presentare qualcuno dei più interessanti e, nel frattempo, conoscere meglio una generazione di rapper talmente numerosa e variegata che è davvero difficile starle dietro. 

Per cominciare abbiamo scelto Sace, laziale, di anni 17: dopo essersi fatto conoscere nella sua zona grazie a numerosi live e contest, e dopo essere finito sulla compilation targata Brokenspeakers Rap from the future, dedicata ai talenti emergenti, è stato reclutato da Amir per la sua neonata etichetta Red Carpet Music: l’EP Giovane e forte, pubblicato meno di due settimane fa e scaricabile dal sito della label, si è immediatamente fatto notare sia per qualità che per quantità (di download). Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui: un rapido botta e risposta per farci raccontare la sua storia, la sua visione della musica e il suo rapporto con il rap.

 

Città e anno di nascita: 
Aprilia, 1995

Hotmc: Che cosa fai nella vita, a parte il rapper?

Sace: 
Niente.
H: Se con la musica non andasse come previsto, che lavoro ti piacerebbe fare “da grande”?

S: 
Ancora non ho le idee chiare, ci sto pensando.

H: Consideri il rap un passatempo o un lavoro vero e proprio?

S: 
Un lavoro vero e proprio.

H: Come hai scoperto l’hip hop?

La prima volta che sono venuto a contatto con la musica Hip Hop è stato a 4 anni, con Gangsta’s Paradise di Coolio; a 5 anni ho ascoltato Notte & Giorno di Joe Cassano e Inoki, ma la prima volta che mi ha davvero folgorato e ho iniziato ad ascoltarlo in modo continuo è stato con Dentro una scatola di Marcio, perché rispecchiava in parte la mia situazione familiare.

H: Qual è stato il primo disco italiano che hai ascoltato? E quello americano?


S: Anima e Ghiaccio dei Colle Der Fomento, e Illmatic di Nas.

H: Qual è stato il primo concerto italiano a cui sei andato? E quello americano?


S: Gente De Borgata e Pharoahe Monch.

H: Il beat su cui avresti voluto rappare tu.

S: 
M3 di Noyz Narcos, prodotto da Dj Sine.

H: Il pezzo che avresti voluto scrivere tu.

S: Lord Bean – Street Opera.

H: Quando hai pubblicato il tuo primo pezzo, e di cosa parlava?

S: Il primo pezzo uscì nel 2010 e si chiamava Dobbiamo fuggire: parlavo della situazione di un ragazzo che vuole scappare dalla sua città perché si sente soffocato dalla società che lo circonda.

H: Quando hai pubblicato l’ultimo lavoro, e di cosa parlava?

S: L’ultimo mio brano uscito è Abisso, estratto dal mio EP appena uscito, e parla del fatto che il Rap, per come la vedo io adesso e per come me la sto vivendo, è un abisso. Sto dedicando totalmente la mia vita a questo, senza sapere se mi darà un futuro o rimarrà soltanto una passione, ma ci sto comunque mettendo tutto me stesso.

H: Quando hai deciso di fare sul serio con il rap?

Feci il mio primo live a Lavinio, una località vicino Aprilia, e avendo immediatamente riscosso un buon successo ho trovato da subito lo stimolo per continuare, ma la conferma che mi ha spinto a prenderla sempre più seriamente è arrivata dopo la pubblicazione del mio primo video Puro Sfogo, che in poco tempo ottenne un ottimo risultato, non tanto a livello di views ma soprattutto a livello di critica.

H: Il testo o la rima che hai scritto di cui ti senti più fiero.

S: “Dicono che non ho credibilità e non sono vero, ascolta… te do un consiglio inizia a prendeme sul serio”.

H: Ascolti anche musica che non c’entra con il rap?

S: Ho due fratelli che fanno entrambi musica, generi molto distanti tra loro. Uno fa elettronica e l’altro classica, e ovviamente sono cresciuto anche ascoltando quello che facevano; in generale apprezzo la buona musica.

H: Cosa ascolti più spesso nel tuo iPod, al momento?

S: Ultimamente Johnny Marsiglia, l’ultimo disco di Er Costa, Nudo e Crudo, e l’Ep dei Droogz Brigade, un gruppo rap francese molto underground.

H: Secondo te, perché proprio adesso c’è stato un boom del rap tra i ragazzi italiani?

S: Principalmente per due motivi. Uno è legato alla diffusione mediatica di questo genere, che negli ultimi anni si sente sempre più spesso in Italia, cosa che prima non avveniva e lo relegava a una cerchia ristretta di appassionati. E poi, secondo me un ragazzo si rispecchia molto più nelle canzoni di un rapper piuttosto che in quelle di un cantante pop.

H: C’è chi dice che l’hip hop è una musica per giovani e quindi dovrebbe essere fatta solo da giovani…

Non sono daccordo che il rap sia solo per giovani: la maturità che hanno artisti come Kaos One, Amir, Ghemon, Colle der Fomento e altri nello scrivere testi non può essere la stessa di artisti più giovani. Penso che ci possa essere spazio per tutti. È importante che ci sia una nuova generazione perché può portare una ventata di freschezza e essere da stimolo per chi c’è già da molto tempo sulla scena, ma è fondamentale che ci sia sempre l’umiltà e il rispetto verso chi ha messo le fondamenta per costruire quello che c’è oggi.

H: Quanto contano oggi le views su YouTube per diventare un rapper di successo, secondo te?

S: Le views possono essere un buon mezzo per attirare l’attenzione su se stessi, ma dal momento che i numeri sul web possono essere falsificati e si possono anche facilmente acquistare, penso che il vero riscontro di un artista siano i live e il seguito reale da parte del pubblico. Sicuramente la dimensione live è fondamentale ed è sul palco che si ha la dimostrazione di quanto spacca un artista.

H: Partecipare ai contest di freestyle: sì o no?

S: Il primo anno in cui rappavo facevo solo freestyle, e anche adesso non mi tirerei indietro davanti a una sfida, ma ho capito che il mio obiettivo è dedicarmi a scrivere canzoni e non ho più interesse a partecipare ai contest. Riconosco che all’inizio può essere un’ottima vetrina per farsi conoscere e farsi le ossa.

H: Rivolgerti solo ai tuoi coetanei nei tuoi pezzi: sì o no?

S: Non ho mai scritto un brano con l’intenzione di dover arrivare esclusivamente ad un target preciso di pubblico, e penso che la cosa sia molto soggettiva, dal momento che in base alle esperienze vissute si può trarre o meno un significato ben preciso dall’ascolto di un brano. In questo non voglio limitarmi.

H: Una cosa che secondo te la nuova scuola dovrebbe imparare dalla vecchia scuola.

S: Da quello che vedo molti giovani che iniziano adesso a fare musica sgomitano per essere più in vista dei loro colleghi, ed è diventata una corsa all’oro quando in realtà la torta da spartire è ancora piccola. Ho come l’impressione che molti facciano rap perché la vedono come una scorciatoia per diventare famosi o avere un ritorno economico. A mio avviso una volta si iniziava a fare musica principalmente per passione, e tutto il resto arrivava di conseguenza.

H: Viceversa: una cosa che secondo te la vecchia scuola dovrebbe imparare dalla nuova scuola.

S: La vecchia scuola dovrebbe imparare dalla nuova ad essere più collaborativa e meno chiusa. Il punto di forza, oggi, è che esiste comunque competizione, come c’è sempre stata, ma si è arrivati a capire che l’unione fa la forza.

H: Cita tre rapper under 21 da tenere d’occhio.

S: Rocco Hunt, Low Low e Nayt.

H: Cita tre rapper over 21 che consiglieresti a chi inizia ad ascoltare rap ora.

S: 
Kaos One, Colle Der Fomento, Co’Sang.

H: Se tu dovessi scegliere un posto e un’epoca storica in cui fare il rapper?

S: Se vogliamo fantasticare ti rispondo che mi piacerebbe essere un rapper nella Francia di oggi, ma in realtà il mio essere qui lo vedo anche come una missione per poter contribuire anche io, nel mio piccolo, alla crescita del Rap in Italia.

H: Sei da poco entrato a far parte della Red Carpet Music di Amir. Cosa significa per te e che tipo di rapporto c’è tra voi due?

S: Essere entrato a far parte di un team è per me di grande stimolo: mi permette di lavorare in modo più veloce e con molte meno preoccupazioni, dal momento che ho uno staff che si occupa di me e io devo pensare solamente a fare musica. Il rapporto con Amir è nato in modo del tutto spontaneo e amichevole circa due anni fa: insomma, non sono stato semplicemente contattato via mail con una proposta di collaborazione con la label, ci conosciamo bene di persona e mi ha fatto i complimenti dal primo momento che ha ascoltato la mia musica. Probabilmente mi ha tenuto d’occhio per tutto questo tempo e ha deciso di reclutarmi solo ora perché avrà notato in me una crescita e mi ha ritenuto pronto per affrontare questo viaggio in modo serio. Posso dire che siamo amici ma quando si tratta di lavoro la cosa si fa seria: il suo supporto mi sta aiutando a capire come muovere i primi passi all’interno della scena. Mi consiglia, ma non mi ha mai scritto un testo o detto con chi devo o non devo collaborare.

H: Sei anche un writer, oltre che un rapper…

S: Fin da quando avevo 6 anni scrivevo su porte e muri di casa vari nomi e scritte che vedevo in giro, era una cosa del tutto istintiva. La vera e propria passione per il writing è iniziata all’età di 13 anni. Penso che il motivo principale sia legato al fatto dell’illegalità: il dipingere di notte in posti proibiti mi dava un’adrenalina mai provata prima.

H: Su di te ci sono ancora pochissime informazioni in rete: è una scelta o un caso? E soprattutto, raccontaci qualcosa oltre alle info fondamentali…

S: Il fatto che ci siano ancora poche informazioni su di me in rete è dovuto principalmente al fattore cronologico. Quanto al resto, fortunatamente sono cresciuto in una famiglia dove l’arte e la cultura fanno parte del quotidiano. Mia madre è una pittrice e tuttora dipinge, i miei fratelli come ho già accennato prima sono dei musicisti abbastanza affermati nel loro campo, soprattutto uno di loro, che vive a Berlino da qualche anno e pubblica per varie etichette che si occupano di musica techno. Mio zio ha un negozio di dischi, soprattutto vinili, ad Aprilia, e già da bambino lo frequentavo spesso. Una volta illustrato questo quadro familiare lascio a voi le conclusioni.

H: Il tuo ultimo EP Giovane e forte è appena uscito e ha già totalizzato tantissimi download (circa 22.000 solo nei primi 9 giorni dall’uscita, ndr). Ti aspettavi questo tipo di riscontro?

S: Non mi aspettavo che riscuotesse questo successo, e addirittura ero a tratti diffidente, ma fortunatamente sta andando tutto per il meglio, nonostante mi renda conto che questo è solo l’inizio e la strada da fare è ancora lunga.

H: Progetti futuri?

Sto realizzando dei brani esclusivi da far uscire sul web e sono stato chiamato da un beatmaker molto noto per far parte del suo nuovo progetto. Inoltre sono già al lavoro sul mio primo street-album, dove a differenza dell’EP, in cui non ho voluto collaborazioni con altri artisti proprio per dimostrare a tutti che ce la posso fare da solo, sarò affiancato da un po’ di nomi importanti.

Chi volesse consigliarci un rapper under 21 da intervistare per il nostro speciale, può farlo via Facebook, Twitter o Hotboards.

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