Speciale under 21: intervista a Mixup

by • 14/06/2013 • IntervisteComments (0)2363

Si tende ad associarlo soprattutto a The Flow, il programma che conduce da tempo su Deejay Tv, ma Mixup è innanzitutto un giovanissimo rapper (19 anni) che si è fatto strada macinando contest su contest di freestyle e ha convinto un pioniere come Chief a investire su di lui, prendendolo sotto la sua ala. Gli esami di maturità non sono la sfida più importante di quest’anno, per lui: sta per uscire il suo primo vero e proprio street album, seguito da un album ufficiale, entrambi fuori per il colosso Sony a cui evidentemente piace investire sulle nuove generazioni di mc italiani (oltre a Mixup hanno appena reclutato anche Rocco Hunt, anche lui maturando). Seguirà un tour e una nuova stagione televisiva a settembre: ce n’è abbastanza per montarsi la testa da qui all’età della pensione, ma Marco è un ragazzo positivo, umile e alla mano, tant’è che i suoi colleghi della tv, ben più anziani e navigati di lui, prima dell’intervista lo sgridano bonariamente perché è talmente cordiale e gentile con tutti che c’è il rischio che qualcuno se ne approfitti. Ed è anche un vero fan dell’hip hop italiano da sempre e di sempre, come possono testimoniare tutti gli artisti che si sono avvicendati negli studi di The Flow, e non gli piace ragionare in termini di traguardi e tappe: preferisce il work in progress. Per il nostro speciale under 21 lo abbiamo incontrato negli studi di Deejay per parlare di musica, tv e generazioni di rap a confronto.

 

Blumi: Partiamo dai tuoi progetti discografici: stai per uscire con uno street album e un album ufficiale…

Mixup: Esatto, proprio in quest’ordine. Lo street album, ovviamente, avrà un suono più grezzo e spontaneo e sarà ricchissimo di featuring: è già fuori il primo singolo, Non mollare mai, che è uno storytelling che unisce tre vicende diverse. Il nesso tra le tre storie è rappresentato dai soldi: racconto di un barbone, di un padre di famiglia che si gioca lo stipendio alle macchinette e di una donna che arriva in Italia sperando di trovare un lavoro ma alla fine si ritrova a fare la prostituta. Si tratta di un pezzo un po’ amaro, ma la morale è proprio quella di non arrendersi in nessun caso.

B: Tra l’altro tutti si aspettavano che saresti uscito con un singolo un po’ più leggero, data la tua giovane età e i tuoi modi molto allegri e scherzosi: pubblicare un primo singolo così è stata una scelta di rottura, in un certo senso…

M: Mi fa piacere che la gente parli di me e si faccia delle aspettative, ma io credo di non avere ancora pubblicato – almeno finora – il tipo di prodotto che vorrei pubblicare: ho cominciato con i contest e mi sono fatto conoscere da un pubblico più vasto con la tv, ma nessuno ha ancora un’idea precisa del tipo di musica che faccio e che voglio fare. Pezzi come Non c’è storia o Haters, usciti qualche tempo fa, per me sono una specie di freestyle: pezzi scritti di getto, leggeri, in cui la cosa importante sono le skillz. Ho deciso di pubblicare un singolo che avesse un testo di spessore proprio per far capire che da me ci si può aspettare anche altro. Nello street album come nell’album ci saranno molti tipi diversi di liriche.

B: Entrambi usciranno per Sony, giusto?

M: Esatto, sono molto emozionato all’idea! La notizia è stata resa nota un po’ in sordina, con la pubblicazione del video di Non mollare mai. All’inizio fa un po’ paura, perché tutti sognano di ottenere un contratto importante e quando il sogno si realizza ti ritrovi quasi spiazzato, ma mi sono trovato benissimo a lavorare con loro: hanno creduto molto in me e nel mio progetto, spronandomi a lavorare al meglio e a non deludere le aspettative. Spero di poter ricambiare questa fiducia con i risultati.

B: Cambiando argomento, molto spesso c’è un po’ di pregiudizio nei confronti dei rapper della tua età, soprattutto se hanno degli ascoltatori altrettanto giovani o ancora più giovani. Tu cosa ne pensi?

M: Ci sono diverse risposte possibili, e preferisco parlare per me. Nel mio caso la gente si fa delle idee strane, a volte: mi vede in tv con la faccia pulita e si chiede perché io sia lì e contemporaneamente io sia anche presente in album di prestigio come Thori e Rocce, o perché un nome storico come Chief abbia voluto produrre proprio me. È avvenuto tutto in maniera molto spontanea: sia la tv che le collaborazioni sono arrivate dopo che mi ero già fatto conoscere nei vari contest di freestyle. Preferirei che il pubblico non parlasse per sentito dire e avesse un po’ di pazienza, dandomi il tempo di dimostrare davvero chi sono e cosa faccio. Pian piano lo sto facendo, e sono sicuro che tutti mi capiranno meglio.

B: Tanti album (e tanti rapper) non fanno mistero di rivolgersi solo a un pubblico di giovanissimi: il tuo che tipo di album sarà?

M: Non l’ho scritto a tavolino per rivolgermi solo a un certo tipo di pubblico, ovviamente. Nell’album ho assunto un po’ l’immaginario di Bart Simpson, visto che vado ancora a scuola, ma non è stata una mossa studiata: semplicemente, era quella la realtà che vivevo tutti i giorni quando scrivevo. Detto questo, però, nell’album c’è davvero di tutto: brani ragionati, pezzi d’amore, autocelebrazione… E devo dire che ho scritto anche delle cose che, in tutta onestà, non pensavo che sarei mai arrivato a scrivere alla mia età. Se ti esprimi nella maniera più sincera possibile alla fine riesci ad arrivare davvero alle persone, di questo ne sono convinto. Spero che tutti riescano ad apprezzare i miei pezzi, non solo chi va a scuola come me. Ho cercato di creare delle atmosfere che potessero coinvolgere anche un pubblico più adulto. O anche solo a qualche ragazzo della mia età: non è facile che vengano a farmi i complimenti, perché preferiscono non darmi importanza. Con Non mollare mai finora ci sono riuscito pienamente, perché mi sono arrivati elogi sia dai più giovani che dai miei coetanei, e perfino da qualche genitore, che magari mi ferma per strada mentre vado in giro per il mio paese… Mi sono perfino arrivate delle mail da persone di quarant’anni suonati che mi dicevano che con quel pezzo avevo riaperto delle ferite che pensavano rimarginate da tempo. E questo mi fa pensare che sto andando nella direzione giusta.

B: A proposito del tuo paese, nella tua biografia ufficiale ci tieni a specificare che, pur venendo dall’hinterland, la tua non è una situazione di disagio e che non vuoi far finta di essere il classico ragazzo che ha visto cose che noi umani non possiamo immaginare…

M: Esatto. Io vengo da Locate Triulzi, un paesino in provincia di Milano dove c’è sempre stato un bel fermento rispetto all’hip hop, e soprattutto al writing: c’è anche una hall of fame molto grande. Senz’altro in zona ci sono delle situazioni più difficili, ma non così drammatiche. Molti rapper sfruttano certe cose per averle viste da più o meno vicino, ma senza magari averle vissute realmente. Anche io ho sicuramente visto la mia parte di storie pesanti nella mia vita, ma non me ne sono mai vantato: a volte sono stato critico, a volte invece le ho semplicemente raccontate, ma non mi appartengono e voglio che sia molto chiaro.

B: Tornando al freestyle, lo fai ancora? E soprattutto, ricominceresti mai con i contest?

M: Ho iniziato col freestyle e penso che morirò col freestyle! Quando ho cominciato mi facevo addirittura accompagnare alle battle dai miei genitori: mi mollavano lì e poi venivano a riprendermi quando era finita. Anzi, nel primo contest che ho vinto tra il pubblico c’erano anche loro, e io ero diventato viola! (ride) Era stata una grande emozione, però, perché a quindici anni avevo battuto gente di venti e passa, perciò per me era come trionfare in Champions League. Crescendo, comunque, mi sono detto che ormai il freestyle sapevo già farlo, quindi era il caso di concentrarsi su altro: volevo imparare ad emozionare la gente in maniera diversa. Quando durante i live mi chiedono di fare freestyle lo faccio volentieri, però, così come lo faccio con i miei amici, e anche su Deejay Tv non mi tiro indietro. Riguardo ai contest, perché no? Sarebbe un po’ strano e probabilmente partirei sfavorito, perché la gente sa già molto su di me e quindi avrebbe più materiale per le punchline, però mai dire mai. Anzi, proprio per quello sarebbe una bella sfida, in fondo!

B: Come dicevamo prima tu la mattina vai a scuola, il pomeriggio fai la tv e la sera fai musica: la tv è un impegno relativamente recente, rispetto agli altri, e hai sempre dichiarato di considerarti soprattutto un rapper. Visto che come mc eri già piuttosto conosciuto prima ancora di condurre The Flow, e visto che di tuo hai già un’agenda parecchio impegnata, pensi mai “chi me l’ha fatto fare di complicarmi così la vita”?

M: In effetti è un bell’impegno, però è quello che voglio fare e non mi tiro indietro davanti alle sfide, finché mi è possibile. Sicuramente sia la radio che la televisione sono state delle esperienze inaspettate, per me. Fare il conduttore è una cosa che sento molto nelle mie corde, ma che sto sviluppando col tempo: mi ha aiutato a maturare, perché ho imparato a parlare in pubblico, sono entrato in contatto con un sacco di professionisti seri e ho imparato ad avere più fiducia in me stesso. E oltretutto sono fortunato, perché racconto di qualcosa che amo e lo faccio come farei con i miei amici, seduto al parchetto la sera. “Oh, ieri è uscito l’album dei Mobb Deep, l’hai sentito? È una figata, bomba!”. Il mio linguaggio è questo. Però è comunque una faccenda secondaria rispetto alla musica, perché in effetti come dicevi prima io mi considero soprattutto un rapper. Insomma, anche se torno a casa distrutto sono sempre contento, anche se magari quel giorno a scuola ho avuto una verifica, una puntata di The Flow piena di ospiti e poi sono anche passato in studio a sistemare un pezzo nuovo. Anzi, a volte mi capita addirittura di sentirmi in colpa se due ore prima di andare a letto non ho più niente da fare: mi sembra di sprecare il tempo! (ride) Se i sacrifici nella vita sono questi, sono disponibilissimo a farli.

B: Riguardo alla costruzione delle puntate di The Flow, tu entri anche nel merito dei contenuti o c’è uno staff a parte che se ne occupa?

M: Molta gente mi chiede di invitarli a The Flow, o mi chiede il perché ho invitato questo anziché quell’altro. Vorrei chiarire una cosa: non sono io a decidere gli ospiti. Certo, quando il mio autore Oliver Dawson mi propone un artista esprimo il mio parere basandomi sul mio gusto personale, e ovviamente ho il diritto di non fare una cosa se non mi va di farla, ma niente di più: sono fortunato, perché ho la possibilità di interagire davvero con il resto dello staff. È capitato che venissero in puntata artisti che non avevo mai ascoltato e che scoprivo concretamente durante la diretta, così come è capitato che venissero artisti che non mi piacciono particolarmente, ma che magari piacevano ad altri: The Flow non è un programma di parte, bisogna accontentare un pubblico molto vasto. Lo dico con grande orgoglio: credo che a The Flow siano passati davvero tutti, dagli artisti più underground a quelli davvero mainstream, e questa è una cosa che in tv non succede spesso.

B: Tra l’altro mi capita molto spesso di sentire artisti che, dopo un’ospitata, restano impressionati dalla tua professionalità e dal tuo entusiasmo…

M: Non lo sapevo e mi fa davvero piacere! (ride) Detto questo, il mio motto è “Testa tra le nuvole, piedi per terra”, quindi cercherò di continuare in questa direzione senza montarmi la testa.

B: Parlando invece del tuo produttore, Chief, come vi siete conosciuti e che tipo di ruolo ha nella creazione della tua musica?

M: Per me è una specie di fratello maggiore. L’ho sempre stimato per Chief e Soci, Strade di città, il disco con Reverendo e tanto altro. Quando uscì Back to the future, uno dei miei primi video, lui mi scrisse per chiedermi di incontrarci, visto che era rimasto impressionato. Ci siamo conosciuti, abbiamo cominciato a girare insieme e mi ha proposto di diventare il mio manager, cosa che io ho accettato subito. Con lui mi trovo davvero molto bene, soprattutto in studio: parte dalla mia idea e riesce ad arrivare dove magari io non arrivo ancora, e mi ritengo molto fortunato, perché non tutti hanno la possibilità di avere una persona come lui a dare il tocco finale a un progetto. Oltre ad essere il mio manager e a finalizzare l’organizzazione del lavoro, col tempo è diventato anche una sorta di produttore artistico: per me è un onore collaborare con lui. Ovviamente non siamo sempre d’accordo e ogni tanto ci scontriamo, ma fa parte delle regole del gioco. Non mi forza mai a fare niente, si limita a darmi dei consigli: io, che sono una testa dura, a volte m’impunto, ma alla fine scopro che ha sempre ragione lui e mi tocca fare mea culpa! (ride)

B: In conclusione: progetti futuri?

M: Lo street album, seguito da diversi nuovi video, uscirà a brevissimo, la release date verrà comunicata a giorni. Per quanto riguarda l’album ufficiale, sarà fuori dopo l’estate: lo stiamo ultimando in questo periodo. E durante l’estate partirò anche per un piccolo tour con i ragazzi di The Flow, in cui oltre a me ci saranno anche molti ospiti. Tutto questo dopo la maturità, naturalmente, toccando ferro! (ride)

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