Speciale Sharon Jones: intervista a Nick Recordkicks

by • 15/10/2010 • IntervisteComments (0)643

Se un bel giorno qualcuno vi dicesse che una delle etichette più importanti d'Europa (e del mondo) per funk, rare groove, soul e dancefloor jazz è italianissima e ha base a Milano, probabilmente pensereste a uno scherzo. E fareste male. La Record Kicks, questo piccolo gioiello di creatività italiana, è nata qualche anno fa dalla passione di Nicolò Pozzoli, meglio conosciuto come Nick Recordkicks, dj e collezionista di dischi. Lo abbiamo intervistato per parlare della label e dell'evento che sta organizzando, che promette di essere uno dei migliori del 2010 per gli appassionati di black music: il concerto di Sharon Jones & the Dap-Kings, previsto per sabato 23 ottobre al Bloom di Mezzago.

Blumi: Molti dei cultori del funk in Italia hanno cominciato ad ascoltare il genere seguendo a ritroso le tracce dei campionamenti hip hop. Tu come hai iniziato, invece?

Nick Recordkicks:
Io provengo da un altro background musicale. Ho iniziato ad appassionarmi alla musica indipendente con il punk 77 (Clash, Pistols, Ramones), da lì sono passato al garage e più in generale al 60s sound. La scoperta poi del northern soul, la scena musicale inglese dedita alla riscoperta di singoli soul perduti nel tempo, è stata una vera folgorazione. Ho iniziato a ricercare e collezionare singoli rare soul negli anni '90 e da lì si aperto un mondo infinito fatto di rare groove soul, funk, rocksteady e jazz.

B.: La Record Kicks è nata solo nel 2003. Prima di allora, che lavoro facevi?

N.R.: Dal 1999 al 2003 ho lavorato a Vitaminic come label manager. Vitaminic è stato il primo esperimento di distribuzione digitale di musica in Italia, eravamo decisamente troppo in anticipo sui tempi. Oltre ad occuparmi delle discografiche distribuite, ero il responsabile anche dell'etichetta interna e ho curato, tra le altre cose, la serie di raccolte Get Smart e Jazz Beats.  

B.: Quando hai aperto la Record Kicks eravamo già in piena crisi discografica. Perché inaugurare un'etichetta, oltretutto così specializzata, proprio in un periodo del genere? Col senno di poi, è stata una scelta sensata?

N.R.: L'unica motivazione che ti porta ad aprire un'etichetta discografica è la passione per la musica. Il fatto di essere un'etichetta specializzata è stata la salvezza della Record Kicks. Nel giro di qualche anno ci siamo ritagliati un buon pubblico di aficionados sparsi in giro per il mondo che ci segue assiduamente. Sono molto contento e questa piccola realtà mi continua a dare molte soddisfazioni: se non fosse così avrei già mollato da tempo, vista la fatica quotidiana per rimanere a galla.

B.: Che tipo di mercato c'è per generi musicali colti come i vostri? Qual è la vostra maggiore fonte di guadagno?

N.R.: Noi vendiamo molti vinili e moltissimi 45 giri. Nell'era degli smart phone, abbiamo pubblicato oltre 40 titoli su 45 giri per un totale di oltre 40.000 copie vendute: non male, no? Non ditelo alle major italiane. Al momento i dischi (soprattutto in vinile) e le edizioni musicali  restano le principali fonti di guadagno per la label.  

B.: La maggior parte degli artisti con cui lavorate sono stranieri, così come la maggior parte della vostra clientela. In Italia esistono realtà degne di essere menzionate e un pubblico competente?

N.R.: La cultura funk/soul tradizionalmente non è molto popolare qui da noi, ma esistono molte realtà degne di nota; chiaramente, tutte di nicchia come noi. Negli ultimi anni, poi, sull'onda di fenomeni come Amy Winehouse o del revival deep funk di band come Sharon Jones & the Dap-kings, Nicole Willis o i Bamboos, anche qui da noi abbiamo assistito ad un netto aumento delle serate dedicate a questo genere di musica. Anche nella scena hip hop molti dj ora si divertono ad andare in giro a suonare con la loro valigetta di 45 giri funk.

B.: Negli ultimi anni, molti importanti artisti hip hop hanno cominciato a lanciarsi in veri e propri esperimenti strumentali che strizzano l'occhio al funk e al soul. Cosa pensi di questo tipo di conversione e che consiglio daresti a chi arriva dal rap e magari non ha mai studiato musica, ma ha voglia di tentare questa nuova strada?


N.R.: È ottimo. Tra l'altro a Deda/Katzuma abbiamo anche dato una mano con la distribuzione digitale del suo bellissimo disco. Se posso dare un consiglio, è quello di cercare di farsi una cultura il più approfondita possibile del genere prima, possibilmente cercando di partire dai classici: Motown, Stax…

B.: Voi siete tra le pochissime etichette che sul proprio sito indicano chiaramente che è lecito spedire demo, e che quei demo saranno ascoltati. Ve ne arrivano tanti?

N.R.: Riceviamo sempre demo da tutto il mondo ed in particolare dall'Inghilterra, anche se essendo una piccola realtà il numero di produzioni sui cui lavoriamo è limitatissimo. Bisogna anche dire che l'era digitale ha cambiato molto le cose. Con Myspace prima e ora con Soundcloud è tutto più semplice e diretto. Essendo noi una realtà molto specifica, fortunatamente riceviamo (quasi) solo demo in linea con le cose che pubblichiamo. Nota curiosa: ultimamente, purtroppo, si è sparsa la voce che la Virgin si è trasferita al nostro indirizzo e ci dobbiamo sorbire un codazzo di band e dj che suonano alla porta con il loro cd in mano. Chiaramente si aspettano la Virgin, quando rispondiamo alla porta… record Ki?!? (ride)

B.: Il vostro formato standard è il vinile. Da cosa è dettata questa scelta?

N.R.:
Pura passione: niente è come il vinile. LP, 12” 45 giri. Quelli che hai cercato per una vita o che hai appena comprato e che custodisci gelosamente… Ma poi, anche per i dj, volete mettere suonare musica con il PC anziché suonare i tuoi vinili? Lunga vita al vinile, lunga vita ai negozi di dischi.

B.: Nel vostro roster, quali sono gli artisti che consiglieresti anche a un profano o a un neofita?

N.R.: Consiglierei di partire da MO' Record Kicks, la compilation uscita qualche mese fa che racchiude tutte le ultime uscite dell'etichetta. Una rassegna di tutte le band e i suoni della RK: funk, soul, afrobeat, jazz-dance, trovate tutto li.

B.: Tra qualche giorno porterete per la prima volta in Italia il concerto di Sharon Jones & the Dap-Kings. Spiega a chi non conosce la band chi sono e perché vale la pena vederli dal vivo…

N.R.: Beh, basti dire che i Dap-Kings sono in parte responsabili del successo mondiale di Amy Winehouse, essendo stati scelti da Mark Ronson, grande fan del gruppo, per registrare i brani di Back to black, che ha venduto qualche decina di milioni di copie nel mondo. E Sharon Jones, la cantante, è letteralmente unica ed inimitabile. Tra i loro fan piu accaniti ci sono i Public Enemy e Jurassic 5. Pur restando fedeli alla loro indie label di Brooklyn (la Daptone Records, da cui deriva il nome The Dap-Kings, ndr) sono riusciti a scalare le classifiche di vendita di mezzo mondo, dimostrando che nonostante i tempi bui dei reality show e della musica spazzatura, è ancora possibile farcela senza scendere a compromessi.
Sono un faro e una speranza per tutti: forse è per questo che siamo un po' tutti figli di Sharon jones & The Dap-Kings.

B.: Progetti futuri?

N.R.:
È  appena uscito il nuovo disco dei Diplomats Of Solid Sound, prodotto da Lack of Afro (Freestyle Records) e il nuovo volume della compilation SoulShaker. Sono orgoglioso del fatto che dopo 40 anni uscirà su Record Kicks il nuovo singolo di Floyd Lawson, già artista  Motown. Sono in uscita anche i dischi dei Liberators (Afrobeat/Jazz-dance da Sydney) e degli americani Third Coast Kings da Detroit; e poi, come sempre, un bel po' di 45 giri, compreso uno speciale di Natale… come al solito, troppa roba! (ride)

Per info (e per i biglietti del concerto!): www.recordkicks.com

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