Speciale Nesli: Le verità nascoste

by • 16/03/2007 • ArticoliComments (0)1182

Hotmc incontra Nesli in occasione dell'anteprima del suo nuovo album.

Al termine di alcune ore trascorse a sviscerare ogni centimetro dei suoi brani (e delle intenzioni che si celano dietro ad essi), Nesli conclude l’incontro con l’unica affermazione che metterà d’accordo sostenitori, detrattori, pubblico generico e militanti della scena: “Sono davvero molto emozionato per l’uscita dell’album”. Tutto ciò che va oltre queste poche, semplici parole è destinato ad alimentare mesi e mesi di discussioni, quantomeno all’interno della scena hip hop italiana: e come potrebbe essere altrimenti, se a più di un mese dalla data di pubblicazione (prevista per il 30 marzo) il dibattito in rete è già infuocato e le opinioni rimbalzano senza sosta di bocca in bocca? Difficile immaginare che Nesli non se lo aspettasse: Le verità nascoste è un disco nato già controverso, per più di una ragione. È controverso nella sua essenza, così diversa dai toni intimistici dei precedenti lavori del nostro; è controverso nel suo sound, all’insegna della discontinuità rispetto alla storia personale dell’artista; è controverso per la sua collocazione, ben lontana da quell’underground ostinato e fiero che caratterizza la gran parte dell’hip hop italiano.

L’impressione, a un primo ascolto, è che l’mc abbia voluto segnare un deciso stacco dalla precedente fase della sua carriera, sia a livello di testi che di sonorità. "La differenza indubbiamente c’è" conferma Nesli. "In parte è dovuta a un’evoluzione fisiologica (sono passati quasi tre anni dal mio ultimo disco) e in parte ai riscontri che ho avuto con i miei vecchi lavori", ci tiene a precisare. "Erano i classici album che ti piacevano tantissimo o non ti piacevano per niente, non c’era via di mezzo: ho cercato di tenere conto delle critiche e di trovare una mia strada tra i due estremi". Sono soprattutto i beat a sorprendere, nel bene o nel male, chi era ormai abituato alle atmosfere delicate di Ego e Home: la chiara impronta dirty south che caratterizza l’intero lavoro, già emersa durante la realizzazione di Tradimento del fratello Fabri Fibra, porta all’attenzione del pubblico un Nesli inedito, più carico, più energico e diretto anche nell’approccio al suo rap e nelle rime stesse. Le produzioni, spiega l’artista, si ispirano a quelle della vecchia scuola del sud capitanata dalla No Limit di Master P, meno minimali e scarne rispetto all’attuale scena crunk. Nonostante molti degli spunti siano americani, italianizzare l’insieme resta prioritario: "L’italianità della musica che produco è importantissima: non voglio sembrare la copia sbiadita dei beatmaker americani. Partendo dalla classica struttura south, ho aggiunto degli inserti di piano e di altri strumenti per rendere il brano più pieno e melodico: dubito che Lil’Jon definirebbe la mia musica crunk". Sempre sulla falsa riga delle influenze statunitensi, è da segnalare il brano Tu con me non ci parli mai, un particolare tributo a Biggie e alla sua intramontabile One more chance: l’argomento cambia ma, oltre a riprenderne il beat, rielaborandolo, Nesli utilizza lo stesso cantato, traducendolo in italiano. "Quel pezzo mi è sempre piaciuto tantissimo e canticchiandolo mi è venuta l’idea di rifarlo a modo mio" racconta. "Solo chi ascolta rap capirà che è una cover, ma spero che il risultato finale sia apprezzabile da tutti".

La marcata differenza tra i suoi precedenti lavori e Le verità nascoste ha indotto molti a sospettare che sia stata la casa discografica a imporre determinate scelte artistiche. Nesli e Paola Zukar, che ha seguito la lavorazione del disco per conto di Universal, smentiscono categoricamente queste voci. "Ho avuto totale libertà artistica nella realizzazione di Le verità nascoste: il fatto che uscisse per una major non ha determinato il risultato finale. Tutte le tracce sono state prodotte e registrate nel mio studio di Senigallia e i ragazzi della Universal le hanno ascoltate solo a lavoro ultimato, perché fossero in grado di decidere se interessavano o meno. Oltretutto, lavorare da solo è da sempre una mia fissa: mi piace creare le mie canzoni da solo, vederle emergere pian piano, godermi la soddisfazione di aver costruito dalle fondamenta un brano che fino a qualche giorno prima neppure esisteva" ribadisce l’mc. Che, parallelamente a questo chiarimento, traccia un bilancio molto positivo della sua esperienza con la grande discografia: "Mi sono trovato molto bene a lavorare con una major, è molto diverso da come può sembrare dall’esterno. Certo, è vero che confrontarmi con professionisti della discografia ha in qualche modo influito sui pezzi. È una cosa implicita: poter parlare con qualcuno durante la lavorazione ti aiuta a focalizzarti sui brani in un modo diverso, più accurato. Ascoltare pareri e consigli ti fa vedere le cose in un’altra prospettiva".

Parallelamente al cambiamento di rotta nel sound, un altro aspetto che aveva destato qualche perplessità era la diffusione a mezzo stampa della notizia che Nesli, da giovane, ha accidentalmente sparato a un suo amico. Questo episodio, soprattutto perché divulgato in coincidenza con l’uscita dell’album con una major, è stato uno dei più discussi all’interno della scena hip hop: mossa pubblicitaria o semplice casualità? Nesli commenta la vicenda (raccontata anche in uno dei brani dell’album, Un giorno qualunque) smorzando le polemiche e contestualizzando la canzone: "Era da molto tempo che cercavo di scrivere un pezzo che parlasse di come, per errore, da ragazzino io abbia sparato a un mio amico mentre stupidamente giocavamo con una pistola. Non arrivavo mai a farlo, però: dopo poche rime, abbandonavo tutto a metà. Stavolta sono riuscito ad andare fino in fondo, e il risultato è Un giorno qualunque. È stato mio fratello a spingermi a ritentare: nel disco citavo diverse volte l’episodio e, visto che non spiegavo mai perché e come fosse successo, Fabri mi ha fatto notare che rischiavo di creare confusione negli ascoltatori". Solo adesso, spiega l’artista, è arrivato alla maturità necessaria per mettere in rima in maniera compiuta ciò che è avvenuto e ciò che sentiva in quel momento. Nesli ci tiene in maniera particolare che questo aspetto della sua vita non venga strumentalizzato, come già alcuni giornali hanno fatto. "Sia chiaro che non ho raccontato questa storia per sembrare un gangster o per vantarmi delle mie esperienze estreme: volevo prendere le distanze dalla cosa, sottolineare quanto sono stato stupido e sfigato, trasmettere la paura di un sedicenne alle prese con qualcosa di più grande di lui. Se qualcuno legge questa faccenda in un’ottica gangsta, sbaglia o è in malafede".

A questo proposito, Nesli ribadisce che è in malafede anche chi legge dissing ovunque: gli unici due rapper che sono effettivamente citati nell’album sono infatti Mondo Marcio e Fabri Fibra, e non per ragioni di antipatia. "Li ho nominati semplicemente per affermare la mia diversità musicale e artistica. Ho scelto di riferirmi a loro due in quanto universalmente famosi: sono un parametro di riferimento chiaramente identificabile da tutti, anche da un pubblico non hip hop. Tutti gli altri dissing che mi hanno attribuito (Marracash e Dj Enzo, per esempio) non esistono né sono mai esistiti, tanto più c
he io ascolto poco rap italiano e non ho molte conoscenze all’interno della scena attuale". Se davvero volesse dissare qualcuno, scherza, lo contatterebbe personalmente, come tante volte accade negli USA: "Lo chiamerei e gli direi che, se l’antipatia è reciproca, tanto vale mettersi d’accordo e studiarsi il beef a tavolino. In Italia si tende a dare troppa importanza ai dissing, che finiscono per degenerare in una guerra eterna. Bisognerebbe prendere con più leggerezza queste cose: ho apprezzato molto la risposta di Grido al dissing di Fabri, un bell’esempio di come si può gestire la situazione in modo non distruttivo".

È evidente che per Nesli il fratello è un punto di riferimento molto importante, umanamente e artisticamente parlando. In particolare, Le verità nascoste sembra essere il più affine alla musicalità di Fabri Fibra, rispetto a tutti i suoi precedenti lavori. L’impressione è parzialmente confermata e parzialmente smentita dall’artista: "Io e Fabri abbiamo sempre avuto gusti molto diversi, sia nel fare che nell’ascoltare rap: generalmente lui non si riconosce molto nei miei dischi, ma Le verità Nascoste è sicuramente quello che ha apprezzato di più e che più avvicina i nostri rispettivi stili". E a chi domanda se crede che il successo di Fabri abbia influito sul suo ingresso in Universal, Nesli replica con una verità spesso trascurata da chi lo critica: “Non penso di essere qui perché sono il fratello di Fabri Fibra: piuttosto, sono stato notato perché sono il producer di Fabri Fibra. Tradimento, che era per buona parte prodotto da me, è stato il miglior biglietto da visita possibile sia per me che per lui. Qualcuno sostiene che sto diventando un ‘cattivo ragazzo’ perché istigato da lui, il ribelle per eccellenza, ma le cose non sono mai come sembrano: per la gran parte della nostra vita a Senigallia tra i due ero io lo sbandato, lui mi raddrizzava e cercava di darmi il buon esempio. Mai saltare a conclusioni affrettate…".

In effetti, ogni tipo di conclusione rischia di essere affrettata fino al 30 marzo prossimo, quando Le verità nascoste debutterà in tutti i negozi di dischi e sarà finalmente la musica a parlare. Indipendentemente da quello che succederà, Nesli si dichiara felice ed emozionato: "Questo è sicuramente l’album che più mi rappresenta, ci ho messo tutto me stesso", afferma. Il migliore augurio che possiamo fargli è che il pubblico accantoni molte delle facili dietrologie di questi giorni e focalizzi il suo giudizio sugli aspetti davvero essenziali: le sue liriche, i suoi beat, la passione di un ragazzo di provincia che ti racconta il suo disco con gli occhi che brillano.

 

 

 

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