Speciale Machete Empire: l’intervista

by • 04/06/2013 • IntervisteComments (0)2473

Negli ultimi anni in Italia ci sono state numerose crew che hanno tentato di fare il salto di qualità, trasformandosi in un’etichetta che fosse un vero e proprio “marchio di fabbrica” e che magari sviluppasse dei progetti a 360 gradi, non necesariamente legati alla musica. Quella che ci è riuscita meglio è sicuramente la Machete, oggi in fase di upgrade a Machete Empire: arrivati da un’isola che le carte geografiche dell’hip hop non segnavano da quasi un decennio, giovanissimi, pieni di idee nuove e rivoluzionarie rispetto al sound e ai visual del futuro, hanno cambiato le carte in tavola per tutti coloro che con il rap ci lavorano e ci hanno convinto che un hip hop diverso, meno tradizionalista e ingessato, era possibile. Vedi alla voce Salmo, colui che tiene alta la bandiera del collettivo ma che senza questo collettivo straordinariamente attivo forse neppure esisterebbe. Recentemente questo piccolo esercito sbarcato sul continente dalla Sardegna ha fondato una vera e propria etichetta, ha cominciato a fare proseliti sia tra gli emergenti che tra i veterani e ha messo in piedi un’organizzazione che molte label in circolazione da un decennio e gestite da professionisti se la sognano.  L’intervista che segue vede la partecipazione di quattro membri del collettivo: due dei fondatori (En?gma e Manuelito El Raton) e due nuove reclute (Jack the Smoker e Nitro). Li abbiamo incontrati proprio per parlare della loro visione, una delle più lungimiranti e illuminate in questo periodo di boom per l’hip hop italiano.

 

Blumi: Voi arrivate dalla Sardegna, ed è rarissimo che una crew proveniente dalle vostre parti emerga a livello nazionale…

En?gma: È difficile emergere soprattutto per il fattore insularità, ovviamente. Credo comunque che a livelo di collettivo ci siamo sbattuti parecchio, per ottenere questi risultati: certo, il successo di Salmo è stato determinante, ma tutti abbiamo fatto la nostra parte e soprattutto abbiamo fatto squadra, restando uniti e sviluppando ciascuno il proprio talento specifico.

B: A proposito di squadra: ultimamente è raro vedere dei veri e propri collettivi, di quelli che sono un vero e proprio marchio di fabbrica e che funzionano meglio insieme che nelle sue singole parti. Da dove è nata l’esigenza di formarne uno, e perché secondo voi non ce ne sono più così tanti?

E: È importante dire che noi siamo prima di tutto un gruppo di amici, a differenza di molti altri collettivi che invece sono singole persone che si uniscono sulla base di affinità artistiche, e poi magari fanno amicizia in un secondo momento.

El Raton: L’amicizia è fondamentale: se vuoi collaborare con un gruppo di persone, andare d’accordo a livello umano è molto importante. Tra di noi c’è una fortissima fiducia, che ci porta a lavorare molto bene insieme: non penso che sarebbe mai stata la stessa cosa, se avessimo scelto i membri della Machete in base ai loro meriti professionali e basta.

E: Anche quando si è trattato di coinvolgere persone esterne al nucleo fondatore, come Nitro, Jack o Denny The Cool, abbiamo verificato che ci fosse un’affinità a livello personale prima di fare scelte basate solo sulla stima artistica. È importante che ci sia una sorta di magia, insomma! (ride)

B: In questi pochi minuti prima dell’intervista ho avuto modo di vedervi all’opera mentre discutevate di business e logistica di alcune date: siete super-organizzati, assolutamente professionali, quasi maniacali nei dettagli, aggiungerei. Siete “nati” così precisi o lo siete diventati con il tempo?

E: Per noi la Machete non è mai stata un gioco, però diciamo che abbiamo cominciato a badare molto di più a questi aspetti solo dopo aver verificato che stava diventando qualcosa di molto serio. Siamo partiti con delle ambizioni, ma non avremmo mai pensato di esplodere così repentinamente: visto che però ormai eravamo in ballo, abbiamo deciso di ballare. Nel 2010 eravamo solo un collettivo con una pagina su Facebook, oggi abbiamo fondato una vera e propria società e siamo a tutti gli effetti un’etichetta indipendente, con una sede a Milano, una a Olbia e magari la prossima a Rio De Janeiro, o almeno così speriamo! (ridono tutti, ndr) Per le questioni pratiche ci affidiamo soprattutto a Manuelito aka El Raton, che ha una notevole attitudine manageriale…

B: Prima di passare a parlare dell’etichetta e dei vostri progetti, due domande un po’ antipatiche. Numero uno: in un gruppo così coeso, non c’è rischio che le identità singole scompaiano un po’ a beneficio di quella collettiva? Un po’ come se foste un mostro a venti teste, ma in cui la personalità di ognuna delle teste sfuma un po’…

E: Certo, può capitare, ma nessuno di noi ha il tarlo di emergere per forza singolarmente: tutti crediamo molto nel progetto Machete, e se anche fossimo un mostro a venti teste, se il mostro è in grado di fare a brandelli qualsiasi avversario, qual è il problema?

Nitro: Siamo un mostro a venti teste, ma ciascuna morde in modo diverso.

E.R.: Anche perché i vantaggi sono collettivi: se uno di noi dovesse emergere di più rispetto agli altri, avrà sempre una squadra forte pronta a supportarlo e a spingerlo. C’è sempre lavoro per tutti, e tutti hanno un ruolo, indipendentemente dal successo del singolo.

B: Numero due: condividere la scena con un artista fortissimo come Salmo è sempre un vantaggio o ogni tanto è anche uno svantaggio?

E: Svantaggi onestamente non ne vedo: molta dell’attenzione che si concentra sulla Machete è grazie a lui. È vero che per causa sua l’asticella da raggiungere e superare è parecchio alta, ed è vero che lui ha moltissima attenzione su di sé, ma siamo tutti artisti talmente diversi che riusciamo a interpretare i gusti di un pubblico molto ampio, e ciascuno ha il suo.

N: Per me è soprattutto stimolante: lavorare al fianco di una persona che si sbatte da anni, e che fa così bene, ti spinge a migliorarti in tutti i modi.

E: Esatto: è una persona da cui puoi imparare tanto. Questo nonostante lui non sia il tipo che si mette in cattedra: è una figura abbastanza silente… (ride)

Jack the Smoker: Oltretutto questa è una formula che ha sempre funzionato. Prendi la Dogo Gang, ad esempio: Marracash è un artista molto valido che sicuramente ha beneficiato del supporto dei Club Dogo, ma erano rose e sono fiorite anche da sole, per un certo periodo anche meglio di quanto fossero fiorite quelle dei suoi mentori… Giustamente i Club Dogo non hanno mai voluto ragionare in maniera egoistica, anzi, hanno espanso il loro seguito. Alla gente piace molto associare le diverse realtà. Lo vedo soprattutto con me: il mio ingresso nella Machete è servito a rimettere sotto ai riflettori il mio lavoro e la mia musica e a creare nuova aspettativa. Ma ovviamente questo non vuol dire attaccarmi al carretto di Salmo e lasciarmi trainare passivamente.

E.R.: Ma è anche vero che il successo di Salmo è quello che ha trainato tutto il carro della Machete. Ognuno di noi amici lavora al merchandising, o fa il fonico, oppure si occupa dei video, e ha avuto modo di crescere e di imparare sempre di più, contribuendo a far diventare il nostro collettivo quello che è oggi. Forse è proprio questo che ci ha fatto evolvere in maniera così articolata sul business: non ci siamo fermati mai, non ci siamo mai posti dei limiti, e dai tour di Salmo abbiamo imparato come comportarci negli altri nostri progetti, sapendo come funziona l’industria musicale e tutto ciò che ci gira intorno.

B: Tornando a voi, esattamente quanti siete?

(Sghignazzano tutti sconsolati, ndr)

E: Bella domanda! Non ci siamo mai contati davvero, forse.

E.R.: Sul nostro sito trovi elencati i frontmen, quelli che lavorano principalmente a livello di musica e video. Ma se provi a contare tutti coloro che collaborano in qualsiasi forma a questo progetto, siamo senz’altro più di trenta. Prendi l’ultimo video di Gemitaiz, girato ad Olbia con Andrea Folino: un sacco di persone di cui non trovi il nome sul sito hanno contribuito alla sua realizzazione. Amici, affiliati, ragazzi delle nostre zone che ci danno volentieri una mano quando ne abbiamo bisogno, e via dicendo.

B: En?gma, il tuo EP è uscito da poche settimane ma si può già dire che sia stato un grande successo anche a livello di vendite…

E: È stato il primo prodotto ufficiale pubblicato da Machete, a cui seguiranno i progetti di Nitro e Jack (e molti altri a venire, ovviamente). Nei primi giorni dopo l’uscita si è piazzato nella top 5 della classifica generale di iTunes, cosa che non ci aspettavamo assolutamente: fa impressione vedere il tuo nome accanto ad artisti di tutto rispetto come Elio e Le Storie Tese, o anche ad artisti un po’ meno rispettabili che ora non è il caso di nominare. (ride)

B: A proposito di progetti, oltre a emergenti come Nitro avete coinvolto anche – Jack, non me ne volere – alcuni “grandi vecchi” della scena italiana, come lui e The Night Skinny. Come mai reclutare degli artisti che hanno già un’identità musicale molto definita e un background così consistente?

E: Nei confronti di Jack la stima è nata quando eravamo ancora degli sconosciuti e suonavamo i suoi pezzi nelle nostre camerette di Olbia. Ci siamo conosciuti di persona solo anni dopo, quando gli ho chiesto un beat e sono passato a casa sua per sceglierlo. Ci siamo trovati subito molto bene, e da lì è partito tutto in maniera molto naturale.

J.T.S.: Non nascondo che nell’ultimo anno ho ricevuto parecchie offerte: praticamente tutte le etichette indipendenti in Italia, più un paio di situazioni più grosse, mi avevano contattato per sondare il terreno. Ho scelto proprio Machete per diversi motivi. Primo, perché hanno deciso di chiamare me in un momento in cui non avevano assolutamente bisogno di uno come me, non essendo io un ragazzino emergente e non avendo milioni di visualizzazioni. Secondo, perché loro portano avanti un discorso artistico che spinge un certo tipo di rap, e credo che questa sia una scelta che alla lunga ripaga assolutamente: si tratta di seminare e coltivare qualcosa avendone cura, e non di proporre un fenomeno del momento che si esaurisce istantaneamente e non lascia nulla. Che senso ha farsi distribuire l’ennesimo album dalla major di turno, quando poi quasi di sicuro non ti rinnoveranno il contratto e sarai di nuovo al punto di partenza? Qui si vuole costruire un modello di rap indipendente che si autopromuove e si autodetermina.

E: Esatto, e proprio per questo abbiamo scelto di affiancare un emergente come Nitro a un veterano come Jack. Quando abbiamo conosciuto anche The Night Skinny abbiamo colto l’occasione al volo e abbiamo tirato in mezzo anche lui, visto che dal suo studio sono passati tutti i più grandi e che la sua cultura musicale va ben oltre il semplice rap.

E.R.: Era anche un modo per tornare alle nostre origini: in quel periodo si stava un po’ diffondendo l’idea che noi siamo semplicemente quelli che rappano sulla dubstep, quando invece la nostra musica ha contaminazioni crossover a 360 gradi. Certo, ci piace l’elettronica, sappiamo che ci rappresenta bene e che è l’aspetto più caratteristico dei nostri live, ma non siamo solo quello, e siamo partiti dal rap puro e semplice. Avere con noi anche gente che si distingue per la sua abilità sul boom bap classico ci dà la credibilità per riaffermare le nostre origini hip hop.

B: Vi limiterete a finanziare e produrre questi dischi, o ne seguirete anche l’aspetto artistico?

E.R.: Ci piace seguire un progetto integralmente, dalle prime idee dell’artista fino al packaging (vedi Nitro, il cui album sarà graficamente unico e senza precedenti in Italia). Ovviamente non è che lavoriamo in trenta ai dischi di un singolo individuo, sarebbe un tantino dispersivo…

B: Nitro, a proposito: cosa dobbiamo aspettarci dal tuo album?

N: Sinceramente non so neanch’io cosa aspettarmi: io di solito scrivo per stare meglio e non sto a rimuginare su quello che penserà la gente quando lo ascolterà. L’unica cosa che posso garantire è che qualsiasi rima, qualsiasi metrica, qualsiasi accento, è Nitro dall’inizio alla fine.

B: E dal tuo, Jack?

J.T.S.: Come già sapete pochi giorni fa sono uscito con un prodotto semi-ufficiale, ovvero una raccolta di inediti, Smokin’ room vol. 1, che ho scritto tra dicembre e gennaio. Ad aiutarmi è stato dj Slait, che ha un’attitudine molto hip hop e che mi ha fornito quel feedback competente e disinteressato di cui avevo bisogno. È stato un modo per ufficializzare il mio ingresso nel collettivo, un nuovo punto di partenza. Prima della fine dell’anno uscirà anche il mio album ufficiale.

B: Visto che, come detto prima, siete molto trasversali, vi piacerebbe in futuro produrre anche qualcosa di non hip hop?

E.R.: Noi arriviamo da una cittadina in cui l’hip hop era malvisto, quindi siamo cresciuti ascoltando concerti punk, hardcore e metal, e molti dei nostri amici sono proprio in quell’ambiente, che peraltro era lo stesso in cui militava Salmo all’inizio. E qualcosina per spingere un certo tipo di musica lo abbiamo già fatto: Andrea Folino, il videomaker di cui parlavamo prima, insieme ad altri ex membri di gruppi precedenti di Salmo ha registrato un disco intitolato This is disease, che noi abbiamo poi messo in free download. Per il momento vogliamo concentrarci sul mercato dell’hip hop, anche perché è quello più vivo in questo momento; però ci piace molto variare, quindi chissà, magari più avanti ci capiterà di produrre anche qualcos’altro.

B: Siete molto celebri anche per i vostri video, considerati da tutti un marchio di fabbrica e prodotti internamente grazie a un team di videomaker che ormai fa scuola…

E.R.: L’aspetto visual è importantissimo per noi, non lo abbiamo mai negato, e abbiamo cercato di spostare l’asticella un po’ più in alto, smuovendo le acque e concentrandoci ad esempio sull’aspetto della fotografia e della qualità delle camere utilizzate, che prima non calcolava mai nessuno. La maggior parte di noi proviene da una scuola artistica, che poi è anche il luogo dove ci siamo incontrati: ci conosciamo benissimo e condividiamo da anni l’amore per un certo tipo di cura per l’immagine, cosa che ci permette di mantenere una certa coerenza visuale. Ormai oggi ci sono parecchie realtà di videomaking molto valide, forse anche grazie al fatto che abbiamo cercato di svegliare un panorama un po’ sonnolento e immobile.

B: Siete stati talmente abili che, quando Kaos ha deciso di girare il suo primo video in trent’anni di carriera, si è affidato a voi. Com’è andata?

E.R.: Innanzitutto ci teniamo a dire che per noi è stato un grandissimo onore lavorare con lui. Lo seguiamo da sempre, ogni volta che suona in Sardegna si muovono intere carovane disposte ad attraversare l’isola per andarlo a sentire. Kaos ha conosciuto Salmo per primo, e aveva un ottimo rapporto con lui grazie anche ad alcuni live in cui avevano condiviso il palco. Kaos in quel periodo aveva voglia di “adeguarsi al mercato”, per così dire, e di fare uscire un video anche lui, così ha pensato di rivolgersi a noi. Lui si è trovato bene con noi e noi con lui: è stata una soddisfazione reciproca.

(…) DOMANDA E RISPOSTA RIMOSSE SU RICHIESTA LEGALE

B: Last but not least: progetti futuri?

E.R.: Più o meno a metà giugno uscirà un EP di The Night Skinny e Tormento, di cui sveleremo tutti i dettagli tra qualche giorno. A fine giugno, invece, è il turno di Nitro, che esce con uno street album da 10 tracce. Jack The Smoker, invece, arriva con il suo album ufficiale a fine 2013.

E: Nel frattempo stiamo già ragionando sul Machete Mixtape volume 3, e anche sui futuri progetti miei e di Manuelito, ovviamente.

E.R.: Pian piano si fa tutto: abbiamo tantissima carne al fuoco e facciamo passi piccoli, ma giusti.

B: Ottimo! C’è qualcosa che non vi ho chiesto e che ci tenevate a dire?
N: Sì, io qualcosa ce l’avrei. Vorrei sottolineare che la cosa che ci caratterizza e che ci ha unito è che siamo tutti degli outsider. I ragazzi arrivano dalla Sardegna, Jack dall’hinterland di Milano, e io sono cresciuto in un paesino del Veneto molto provinciale, dove se non hai la macchina non vai da nessuna parte e dove l’unico abitante dotato di baggy jeans – e sfottuto per questo – ero io. Noi eravamo quelli che guardavano gli altri dallo spioncino, e ora che abbiamo finalmente sfondato quella porta e siamo entrati, sappiate che siamo qui per restare e per spaccare, con la fame di chi arriva da fuori. La fame è la droga che manda avanti la Machete.

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