Speciale Fabri Fibra: una breve intervista

by • 01/07/2011 • IntervisteComments (0)793

Come vi preannunciavamo qualche giorno fa, in Corso Vittorio Emauele 24/28 a Milano ha aperto il nuovo flagship store Foot Locker, il più grande d'Europa. Per l'inaugurazione uno degli ospiti più attesi  era Fabri Fibra, che ha battezzato il nuovo store-in-store Adidas, brand a cui l'artista è legato dal 2009: ha addirittura firmato un'esclusiva linea di LA Trainer in edizione limitata, 40 paia soltanto, in vendita ai più veloci fan che si recheranno al negozio milanese nei prossimi giorni. In questa particolare occasione, Fabri ha incontrato nel negozio alcuni fan e un ancora più ristretto numero di giornalisti, che hanno potuto assistere da una posizione privilegiata un piccolo live showcase "in vetrina" in compagnia di Entics. L'occasione da festeggiare era ghiotta: debutta proprio oggi, infatti, l'etichetta Tempi Duri, un progetto da tempo accarezzato dal rapper marchigiano, che aprirà le danze producendo proprio l'album di Entics, Soundboy. Quello che leggete qui sotto è proprio il resoconto di questa chiacchierata tra giornalisti: trattandosi di una conversazione collettiva, ci teniamo a sottolineare che le domande sono state poste da una pluralità di testate e di realtà, e che proprio per questo nessuno se ne prenderà il merito. Secondariamente vorremmo ringraziare un pilastro della old school milanese, il b-boy per eccellenza, Beat1, senza il cui supporto morale e materiale questa intervista non sarebbe stata possibile. In attesa di un'intervista face to face in cui bersagliarlo di domande, questo è quello che Fabri ci ha raccontato.

La tua nuova etichetta, Tempi Duri, debutta oggi. Cosa la caratterizza?

Fabri Fibra: Tempi Duri è un'etichetta hip hop, innanzitutto, perché è quello il mio background ed lì che guardo nel cercare qualcosa di fresco e nuovo. Non si occuperà di altri generi musicali, anche perché secondo me l'hip hop è il suono più interessante di tutti, al momento: è una musica destinata a restare nella storia e nell'immaginario dell'Italia, ne sono sicuro. Basta guardare l'homepage di Youtube: la settimana scorsa la top 4 era occupata da Marracash, Fedez, Gué e, solo dopo di loro, Vasco Rossi. La label è nata per promuovere artisti pronti per il grande pubblico, perciò è su di loro che ci concentreremo all'inizio, ma non escludo di produrre anche demo o promo per il web, per lanciare nuovi artisti che abbiano le potenzialità per fare il salto di qualità. Punterò soprattutto su nomi che hanno già una gavetta alle spalle, tant'è che il primo artista a uscire sarà Entics, che ha anni di palchi e autoproduzioni al suo attivo.

Prossimamente debutterà anche l'etichetta di Gué Pequeno e dj Harsh, anche loro impegnati nella promozione di nuovi talenti, come Fedez…

F.F.: Aprire etichette e produrre nuovi artisti è una cosa tipica dell'hip hop, e essendo noi tutti parte di questo movimento, diamo il nostro contributo. Non credo che le nostre produzioni si sovrapporranno o che ci faremo concorrenza: tutt'al più ci sarà della sana competizione. Naturalmente faccio i miei migliori auguri ai Dogo per il successo di tutti i loro progetti.

Qual è il tuo modello di etichetta ideale? Scuderia imprenditoriale e formale con CEO alla Jay-Z, oppure banda di amici schizzati e creativi stile Odd Future?

Una via di mezzo, in realtà, anche perché quelli che citi sono due estremi veri. O forse neanche una via di mezzo, ma proprio una terza via. Jay-Z guida un colosso multimilionario, mentre Tyler the Creator può essere considerato underground, ma solo per il mercato americano: il suo ultimo mixtape ha totalizzato oltre 2 milioni di download, una cifra che in Italia non raggiunge neanche il più mainstream dei divi della canzone. Come mentalità, comunque, mi piacciono tutti e due gli esempi: entrambe le realtà pescano dagli artisti a loro più vicini, che poi è quello che vorrei fare io. Il punto, comunque, è che oggi non basta trovare artisti che sanno lavorare; devono essere soprattutto artisti che sanno essere lavorati. Persone, insomma, che hanno voglia di farsi dare dei consigli e farsi guidare in alcune scelte. Entics, ad esempio, pubblicherà un primo singolo che viene dal mondo dei mixtape: lui ha pensato all'artistico, ma sarà l'etichetta ad aiutarlo a promuoverlo nella maniera più giusta, altrimenti non si arriva da nessuna parte. È finita l'epoca in cui i rapper non volevano andare in certi posti o certe situazioni, perché erano troppo commerciali. Indipendentemente da tutto, un disco è un prodotto che si deve commerciare, e finalmente il concetto inizia a farsi strada anche da noi.


Mutuando il nome della tua etichetta, secondo te come si fa a uscire dai tempi duri?

F.F.: In Italia non si uscirà mai dai tempi duri, sono gli italiani che devono darsi una mossa. I tempi duri sono appena iniziati, in realtà: la tv ci dice che la crisi è finita, ma ne pagheremo davvero le conseguenze tra due o tre anni, quando nel nostro paese perfino la bisnonna avrà esaurito i suoi risparmi. Consiglio a tutti di andare a fare una bella esperienza all'estero e di tornare con un bagaglio nuovo e più ricco, per potere dare il proprio contributo al cambiamento. Negli ultimi dieci anni la mentalità dei giovani italiani è stata “paga il biglietto, fai lo spettatore, siediti e aspetta”. Tutti vogliono vedere chi vince, chi arriva in alto, chi avrà qualcosa da dire: ma quelli che sono lì seduti a guardarti, che hanno senz'altro qualcosa da dire anche loro, perché non provano a dirlo? Vedere che si limitano ad assistere e non si fanno mai domande è davvero preoccupante.

 

Gira voce che tu stia pensando a pubblicare un libro. È vero?

F.F.: Si chiamerà Dietrologia e ci sto lavorando, ma tra il tour, la produzione dell'album di Entics e un nuovo mixtape di prossima uscita, non ho molto tempo a disposizione per seguirlo, per ora. Parlerà del perché è impossibile fare soldi in Italia: ad esempio c'è un capitolo dedicato ai tarocchi, come quelli della linea d'abbigliamento Io Odio Fabri Fibra, con cui si è arricchito più chi realizzava delle copie rispetto a chi vendeva gli originali.

 

Il figlio di Marco Travaglio, Alessandro, compare nel video di Tranne te. Come mai?

F.F.: È stato il primo ragazzo che ho visto ballare Tranne te in un filmato sul web. Non sapevo neanche chi fosse quando l'ho visto, è stato scelto solo perché ballava molto bene e sono molto contento che continui a farlo, indipendentemente dal mio video.

Ti senti molto cambiato, dagli inizi della tua carriera ad oggi?

F.F.: Un casino, cazzo! (ride) Ma credo sia normale, sono passati quindici anni da quando è uscito il mio primo demo, nel 1996. Inevitabilmente, comunque, tanta gente ti cambia, perché un artista è un po' una palla di pongo che si rimodella in base agli eventi e agli incontri della vita. Se fossi rimasto sempre lo stesso, oltretutto, credo che prima o poi avrei stufato: questa è anche una delle ragioni per cui, quando mi accorgo di essere sovraesposto o di avere
nauseato la gente, tendo a sparire per un po'. Io, comunque, credo di essere il rapper italiano più elastico, perché faccio di tutto e mi adatto a tutto: riesco a collaborare col Truceklan e ad essere comunque primo in classifica, perché non me ne sono mai approfittato, non ho mai sputtanato la mia musica né il mio background, e anche quando l'ho fatto ci ho messo la mia faccia, senza ipocrisie. Ecco perché oggi posso permettermi di aprire un'etichetta: perché la gente sa che dietro quello che faccio c'è credibilità e criterio. Quello che più mi interessava quando ho iniziato, comunque, era suonare davanti alla gente. L'hip hop mi è servito a uscire dalla timidezza e ad emergere, e ora voglio restituire un po' di quello che ho ricevuto tramite il progetto Tempi Duri.

Riesci a scrivere nuovi brani mentre sei in giro in tour?

F.F.: Sì, all'inizio non pensavo, ma poi ho scoperto di essere in grado di scrivere ovunque. Uso carta e penna, sono tradizionalista. Il momento più ricco di idee, però, è il dormiveglia: quando sto per addormentarmi, mi vengono in mente le cose migliori e devo immediatamente alzarmi a scriverle.

 

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