SPECIALE EVIDENCE: l'intervista

by • 16/07/2009 • IntervisteComments (0)719

E' uno degli mc americani più amati dagli mc italiani. Così, abbiamo deciso di spedire un rapper di queste parti (più un fotografo e due assistenti, nel vero e proprio senso della parola: assistevano all'incontro) a intervistarlo in occasione del suo concerto di Brescia, lo scorso 29 maggio. Quattro persone hanno contribuito a questo articolo, il che è uno dei motivi per cui lo pubblichiamo con tanto ritardo. Ma siamo veramente orgogliosi e soddisfatti del risultato, che per noi inaugura un nuovo ciclo: da settembre in poi, speriamo di essere in grado di proporvi sempre più interviste di questa portata. Stay tuned.

Crediti:

Intervista: Evergreen (di cui vi suggeriamo di scaricare il nuovo mixtape, I spit vol. 1, all'indirizzo www.myspace.com/evahgreen)

Traduzione: Blumi

Foto: Renato "Proff" Adenzato

Supporto tecnico/logistico: Teone e Pow

 

 

 

Evergreen: Comincerei col chiederti dei tuoi progetti paralleli precedenti a questo, ovvero Yellow tape , Red tape e Purple tape (raccolte di strumentali ad opera di Evidence stesso, ndr). Per te fare il beatmaker è un passatempo oppure hai intenzione di cominciare a farlo in maniera più seria e continuativa, prima o poi?

Evidence: Ho pubblicato quei lavori perché ne avevo voglia, ma non ho mai preso l'operazione troppo seriamente. Lo Yellow tape era una raccolta di strumentali che bene o male erano già edite e anche il Red tape si basava sugli stessi presupposti. Per il Purple tape, invece, ho raccolto essenzialmente gli “scarti”: il meglio dei miei beat inediti, quelli che io amo di più ma che, per una ragione o per l'altra, nessuno aveva mai scelto e usato prima. Può suonare strano, ma se sentite altra gente rappare sui miei beat, sappiate che in genere sono quelli che io avrei eliminato senza rimpianto. Spesso, quando mi viene voglia di buttare via un beat perché non mi sembra abbastanza buono, va a finire che qualcun altro lo sente e se ne innamora; così ho preso l'abitudine di non cancellarli, in modo che possano poi essere riutilizzati da qualcuno a cui piacciono davvero.  Diciamo che comunque io non faccio beat per poi venderli: se trovo qualcuno con cui mi interessa lavorare, lo faccio, molto semplicemente. Non è un business per me, ma una cosa che mi piace fare.  Ho in cantiere anche un Green tape che tra qualche tempo si aggiungerà alla collezione, ma lo spirito con cui me ne sto occupando è sempre lo stesso: voglio divertirmi, niente di più.

E.G.: Per noi europei, che conosciamo la scena americana solo attraverso i media e i dischi, è strano confrontarci con rapper dell'area di Los Angeles come te, Planet Asia o Rasco. Non corrispondete all'immagine del tipico mc della West Coast. Molti italiani, quando vi ascoltano senza sapere chi siete, finiscono per pensare che siate di New York. In California ricevete dei feedback positivi su quello che fate oppure la gente dice “questa roba non fa per noi, io sono giù con Tupac”?

E: La gente finisce per farsi idee sbagliate o stereotipate sull'hip hop in California. Attualmente gli argomenti che vendono sono sesso e violenza, perciò moltissime etichette cercano di investire in questo. È uno dei motivi per cui a Los Angeles c'è così tanto gangsta rap, ed è anche il perché è così presente in tv e in radio. Ma questo non vuol dire che non ci sia una forte scena underground anche lì, come ovunque. Nel 2009 Los Angeles ha cominciato ad essere rappresentata da gente come Blu, UNI, Strong Arm Steady o tanta altra gente che magari voi qui non conoscete. Gente davvero appassionata, che si presenta al pubblico dicendo “Non importa da dove vieni o quello che sei, devi essere un vero rapper, devi parlare in maniera appropriata”. Detto questo, la situazione non è come la dipinge qualcuno: andiamo tutti d'accordo, non c'è una separazione netta tra la scena gangsta e la nostra. Ci vogliamo tutti bene, nonostante possa sembrare il contrario. Anzi, credo che in città siamo rispettati proprio perché non cerchiamo a tutti i costi di sembrare quello che non siamo. Probabilmente ne sarai sorpreso, ma una volta The Game (un rapper che tra l'altro io adoro) ha incontrato Babu all'autolavaggio e, anche se non lo conosceva di persona, gli è andato incontro urlando “Dilated Peoples! Grandissimi!”. Capisci? Anche se lui non c'entra niente con quello che facciamo noi, c'è supporto reciproco.

E.G.:Qui in Europa vorremmo vedere più attenzione puntata su gente come voi. È pieno di diggers in Inghilterra e in Francia, la gente è molto più concentrata sulla scena underground piuttosto che su quella mainstream…

E: Sarà difficile, anche perché non abbiamo lo stesso vostro modello discografico. Da noi Mtv e strutture simili funzionano in maniera diversa, non abbiamo il potere di arrivare in prima serata, noi siamo solo una piccola porzione del sistema. A me sembra, ma potrei anche sbagliarmi, che in America si vogliano emarginare determinate realtà. È come se dicessero “Non me ne frega niente di quanto è bravo 'sto tizio, tanto tutto quello che deve fare è fare uno show di venti minuti, deve solo stare lì in piedi col microfono in mano, perciò fanculo”. I responsabili del sistema giudicano dalle apparenze, più che dalla sostanza. Certo, ci sono talenti notevoli anche tra le grandi star, però io mi sento abbastanza sicuro del fatto che la roba che faccio io meriti un po' più di attenzione, rispetto alla loro.

E.G.:Le hip hop heads italiane vorrebbero sapere qualcosa di più sui tuoi programmi futuri; sappiamo che tra poco uscirà finalmente Step Brothers (il progetto di Evidence e Alchemist, ndr)…

E: Infatti in questo tour dovevamo essere io e Alchemist insieme.  Avevamo previsto di fare trentuno date insieme, ma abbiamo dovuto ridurle a sette, perché lui è stato costretto a tirarsi indietro, visto che Eminem l'ha voluto come dj nei suoi live. Lo hanno chiamato all'improvviso e io gli ho detto che doveva assolutamente andare, perché era una grande opportunità. Non mi è rimasto altro da fare che fare qualche telefonata e organizzare qualcos'altro. In questo momento, comunque, non mi sto occupando solo di Step Brothers, ho tantissimi progetti per le mani: il nuovo disco dei Dilated Peoples, il Green tape di cui parlavo prima, Duck Season 3.5 e molto altro…

E.G.: A proposito di questo, è molto curioso vederti in tour da solo: siamo abituati a vederti sul palco per progetti targati Dilated Peoples… Perfino stasera sul palco si percepiva la “presenza” dei Dilated, non facevi altro che nominarli, anche quando cantavi pezzi esclusivamente tuoi. Molti rapper, quando promuovono i propri progetti solisti, vogliono costruire un'identi
tà forte, mentre tu cerchi sempre di mettere in primo piano il tuo gruppo. Come ti senti, quando sei da solo a tenere il palco?

E: Ovviamente sono più nervoso. Quello dei Dilated Peoples è un marchio in cui la gente ha fiducia, mentre presentarmi semplicemente come Evidence è sempre un rischio: è un concetto a cui il pubblico non è abituato, per quanto ne so potrebbero mandarmi a fanculo dopo quattro canzoni, oppure potrebbero pensare “Non avrebbe mai dovuto fare un disco solista”…

E.G.:E in Europa come ti hanno accolto?

E: È stato meraviglioso! Salivo sul palco, davo alla gente un po' di slow flow, me ne andavo dopo un'ora e mezza di show, loro mi richiamavano indietro urlando e pretendevano dei bis di almeno sei o sette pezzi. Non potevo crederci! Magari il pubblico è stato meno numeroso, rispetto a quello americano, ma ogni mio concerto è stato accolto come un evento importantissimo e per me è una sensazione totalmente nuova. Tornando al discorso di prima, comunque, non smetteremo mai di fare dischi come Dilated Peoples, perché quando mettiamo le nostre tre teste insieme esce sempre fuori qualcosa di molto più grande, rispetto ai nostri lavori solisti. Al momento proveremo a creare e vendere quel tipo di disco che inizialmente, quando eravamo sotto contratto con la Capitol Records, non ci era concesso tentare. Al più tardi nel 2010, uscirà il nostro nuovo album. La verità è che le tempistiche sono un po' incerte. E dire che ci eravamo fatti un programmino perfetto: avremmo dovuto pubblicare i nostri progetti solisti più o meno contemporaneamente, io  The weatherman, Rakaa Cats & dogs e Babu  Duck season 3. Purtroppo, però, Babu è fottutamente in ritardo con il suo, così abbiamo dovuto posticipare tutto. (ride) Sappiate, però, che Duck Season 3 è una vera bomba, quando lo ascolterete vi ritroverete a pensare “Adesso ho capito perché ci ha messo così tanto a uscire!”. Comunque, quando lavoriamo da soli siamo semplicemente tre individui diversi, mentre quando ci riuniamo è una faccenda completamente diversa. Non siamo semplicemente tre tizi buffi – uno con l'afro, uno che fa stage diving sulla folla e un dj sullo sfondo – siamo un tutt'uno che questa volta cercherà davvero di aprirsi e di fare capire chi è e cosa rappresenta. Non vedo l'ora.

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