Speciale dischi da collezione: intervista a Giulio (Rap Italiano)

by • 13/12/2014 • Copertina, IntervisteComments (0)2276

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In questi ultimi anni di successo mainstream del rap italiano molti di noi si sono scoperti in possesso di un piccolo tesoro: dischi, musicassette, mixtape, demo ed LP che acquistavamo in maniera compulsiva da ragazzini, infatti, con il passare degli anni sono diventati introvabili e oggi hanno un mercato che fino a qualche tempo fa avremmo pensato impossibile. Tra chi vuole completare la propria collezione per ragioni affettive (ad esempio chi vi scrive, che qualche mese fa ha ri-comprato una copia di Sindrome di Fine Millennio per la modica cifra di 170 euro dopo che un amico anni fa aveva preso in prestito la sua senza mai più restituirla) e chi invece la comincia adesso e vuole possedere ogni autoproduzione sfornata dai suoi idoli del momento, il fenomeno si sta allargando a dismisura. Complici anche le ristampe di LP storici che tanto hanno fatto discutere negli ultimi giorni, e il dilemma che tutti noi ci troveremo ad affrontare sempre più spesso: è giusto acquistare la ristampa di un album di cui l’artista non ha più il controllo?  Abbiamo contattato Giulio, che è un pioniere della compravendita di dischi rap italiani (in tutti i formati possibili) nonché uno dei moderatori del principale gruppo Facebook ad essa dedicato. Con lui, ovviamente, non parliamo di problemi etici, ma di questioni pratiche e curiosità su tutto ciò che riguarda questo mondo.

Blumi: Quando hai cominciato a fare compravendita di dischi rap italiani e perché?

GiulioIniziò tutto nel 2007, direi per caso. A causa di un trasloco presi in mano la mia vecchia collezione di vinili, che avevo iniziato a comprare nel ’91, con l’intento di disfarmi di alcuni pezzi per me meno significativi e con l’idea di farci qualche euro su eBay. Però fin da subito mi accorsi che altro che qualche euro, alcuni valevano assai. Fui tempestato subito da mille richieste e provando a guardarmi attorno tra amici e conoscenti mi accorsi che in realtà riuscivo a procurare titoli per altri introvabili…

B: Il mercato è sempre stato così fiorente o è esploso solo negli ultimi anni?

G: Ormai il mercato esiste da quasi un decennio, ma la sua crescita è stata esponenziale. Ora accanto alle chicche dei 90 vengono richiesti pure i lavori più recenti.

B: Come fai a procurarti i dischi, spesso rarissimi, che vendi?

G: Sapessi quante migliaia di volte mi è stata posta questa domanda! Molti pensano abbia un segreto nascosto. In realtà la chiave è tra passione e sbattimento. Mi piace ciò che faccio, per cui giro l’Italia da Bolzano alla Sicilia alla ricerca dei dischi. Ho anche instaurato molti rapporti con dj, collezionisti e rapper, per cui ho sempre gente che mi contatta proponendomi questo o quel titolo o anche intere collezioni. Semmai l’unico segreto è l’onestà. Chi mi vende i suoi dischi sa cosa faccio, sa quali sono le mie regole etiche e perciò si fida di me.

B: Vendere dischi è il tuo unico mestiere? In parole povere: ci si campa?

G: Risposta: credici! No, non ci si campa. Io nella vita sono educatore presso una comunità di recupero per tossicodipendenti, questo della vendita è come un hobby, ma sicuramente qualcosa ci si svolta…

B: Nella tua esperienza, qual è il disco più caro e introvabile di tutti?

G: Almeno fino a ieri, prima della nuova ristampa, era senz’altro il vinile di Melma e Merda, stampato in 200 copie di cui almeno la
metà ritirate dal mercato per un difetto. In questi anni non l’ho mai visto vendere a meno di 550/600 euro.

B: Qual è il più sopravvalutato, invece (ovvero quello che costa tanto ma in realtà vale poco)?

G: Molti. Guarda, qui il discorso vale per moltissimi cd usciti nel primo decennio dei ’90, prodotti da artisti che ora sono mainstream. Ma i prezzi non sono a mio avviso sensati in quanto si tratta di lavori che hanno girato molto, ben distribuiti e stampati in tante copie. Mi riferisco a pezzi come 3 mc’s al cubo (valutato sui 250), i primi lavori di Ghemon, il primo cd di Gemello… Il fatto è che il mercato del rap italiano è pieno di anomalie. Non c’e’ molta logica, c’e’ più cuore che senso.

B: Perché c’è spesso una grande differenza di prezzi tra prima stampa e seconda stampa di un disco? Si tratta di una differenza “affettiva” oppure c’è oggettivamente qualcosa di diverso?

G: La differenza c’è in qualsiasi tipo di collezionismo. Anzi, nel caso del rap italiano a volte è pure poca. Le differenze
sono sostanziali. Uno fu il disco uscito, l’altra è una copia fatta in tempi attuali e di solito più semplice da reperire.

B: Cosa pensi di chi compra dischi in stock per poi lucrarci sopra (magari comprando tot copie di un vinile a tiratura limitata per poi rivenderle a prezzi folli)?

G: Ah, la nuova follia del 2014. Tutti vogliono fare i venditori, tutti vogliono guadagnarci, ma senza una logica e senza un’etica. C’e’ da dire che quest’anno sono stati stampati una valanga di capolavori in edizione limitata, e questo ha fatto scattare la ricerca del guadagno facile. Ma è una bolla di sapone che sta già scoppiando. Per fare del vero business serve lo sbattimento, e trattare gli acquirenti come persone con cui condividi qualcosa, non come polli da spennare.

B: Cosa pensi di questo nuovo fenomeno delle ristampe in vinile? Con il passare degli anni varranno quanto le prime stampe anni ’90, o magari anche di più?

G: Mah, io son stato molto felice di ciò, per me si tratta di dischi che hanno un posto nel mio cuore. Certo, questo significa anche che ormai bisogna pescare nelle cose vecchie perché di nuovo e di valido c’e’ assai poco. Per quanto concerne il valore, ora è molto alto, ma a breve tenderà a ridimensionarsi, fermo restando che comunque si tratta di stampe da collezione ben fatte e perciò un certo valore lo manterranno.

B: Il tuo consiglio è quello di comprare i dischi e aprirli per ascoltarli, o tenerli sigillati per fare aumentare il loro valore?

G: Ma certo… i dischi vanno usati e strausati. Ricordiamoci che se uno colleziona sti dischi dovrebbe essere prima di tutto perché ama e sostiene questa musica. Io i dischi li ho sempre consumati, e se magari qualche pezzo volevo custodirmelo gelosamente ne compravo una seconda copia.

B: Sei uno dei fondatori del gruppo FB Compravendita cd/LP/mc rap italiano e americano. Com’è nato?

G: Allora, un po’ di cronistoria. Dopo aver iniziato con eBay passai alla vendita tramite mailing list… Una faticaccia! Poi iniziai a frequentare le nascenti sezioni mercatino dei vari forum hip hop. Qualche anno fa, una dopo l’altra vennero chiuse. Troppo sbatti per i moderatori e impossibilità di tener fuori disonesti e truffatori. Con altri ragazzi si iniziò a usare Facebook. Nacque così il primo gruppo, da cui poi mi distanziai per divergenze di vedute, formando quello attuale con altri tre ragazzi. Attualmnete il gruppo conta quasi 2500 persone, con una crescita rapidissima, se conti che è stato fondato 8 mesi fa.

B: Qual è il miglior consiglio che potresti dare a un collezionista di dischi?
G: Compra ciò che ami e colleziona ciò che compri. Musica e collezionismo devono viaggiare assieme.

 

 

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