Spazio Autogestito Lolocaust #3: Recensioni di rapper senz’audio

by • 02/10/2013 • Rubriche, Spazio Autogestito LolocaustComments (0)1205

Disclaimer a cura della redazione di Hotmc: Cari lettori, siamo giunti di nuovo a quell’infausto momento della settimana in cui vi preghiamo di non prenderci sul serio. O meglio, prendete sul serio noi, ma non prendete sul serio i Lolocaust, che autogestiscono questo spazio in completa solitudine per rifarsi di tutte le okkupazioni bruscamente interrotte dal loro vecchio preside del liceo. Come sempre ci presentano la loro libera interpretazione del significato di un video rap, e come sempre lo guardano senza ascoltare l’audio. Questa volta tocca a Murubutu, che tutti noi amiamo e stimiamo tanto, al punto che tra qualche giorno potrete leggere una sua lunga e approfondita intervista su queste pagine (sempre se non ci toglie il saluto dopo aver preso visione di quanto segue). L’indirizzo di casa dei Lolocaust è sempre disponibile su richiesta di picchiatori permalosi & co, citofonare Hotmc per informazioni. La parola ai nostri amici satirici.

Recensione video rap senza ascoltarlo

Episodio 3: Murubutu – Quando venne lei



Il bambino Giuseppe non sa tenere in ordine la sua scrivania. Disegna blatte alate che grazie al potere della sua malattia si animano e non fanno nulla di particolarmente rilevante. Per sottolinearlo viene permesso al pubblico di osservare un altro video nella parte destra dello schermo. Il video parla di un giovane che cammina su una strada accidentata. Ma attenzione! Il giovane non è altri che il medesimo bambino Giuseppe che, sopravvissuto alla malattia, si è tramutato in un ombroso ragazzo. Si capisce che è lui principalmente da questi particolari:

– la faccia del bambino Giuseppe e quella del Giuseppe ventenne non si somigliano;
– il bambino Giuseppe è mancino, ma come per magia una volta cresciuto usa la destra.
L’infanzia, trascorsa immaginandosi insetti che sparavano fari da discoteca, è stata pesantemente segnata dalla malattia, una rarissima forma di schizofrenia allucinatoria epilettica: le crisi di epilessia erano indotte da giochi di luci e colori esistenti esclusivamente nella testa del bambino Giuseppe.

Dramma.

Compare un tizio pelato che parla, ma scompare subito. Ora Giuseppe pensa solo ai treni. Conosce a memoria tutti i modelli di ferrovia, dalle prime a vapore fino agli ultimissimi modelli giapponesi su rotaia magnetica. Ama ritrarre i treni in corsa e comunque prendere nota sul corretto allineamento dei binari. Questa cosa dei treni in realtà ce l’aveva un pò anche da bambino (divideva il proprio tempo tra le technoblatte alate e dei binari disegnati di merda) O AIUTO E’ RICOMPARSO IL PELATO NELL’OMBRA. Un giorno Giuseppe stava ispezionando un cavalcavia quando bam! Un nuovo episodio di crisi epilettica inizia a manifestarsi, ma la cosa poi sfocia semplicemente in un pelato che canta. Ma l’accaduto turba Giuseppe che corre a casa lungo la strada accidentata e decide di fare la valigia e tornare al paese. Sulla porta un ricordo gli sfiora la mente, ma è solo il pelato che canta.

Siamo ora sotto i portici della stazione e incontriamo Caterina, una tossicodipendente con cui viene fuori che ci sono stati dei trascorsi amorosi a livello che si toccavano le braccia a vicenda, lei e Giuseppe. Amano un pò tutti la droga, sotto i portici, ed è difficile distinguere a chi appartengono i ricordi. Anche Giuseppe è confuso e quindi cammina urtando i passanti e creandosi una pessima reputazione nel quartiere. Finalmente raggiunge i tossicodipendenti che non sono veri tossicodipendenti: Giuseppe ha finalmente trovato un gruppo di auto per persone che da bambine avevano i problemi (pausa che devo entrare in raid) (anzi guarda ho wipato per tre ore e mi sono girate le palle).

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