Spazio Autogestito Lolocaust #1: recensioni di rapper senza audio

by • 11/09/2013 • Rubriche, Spazio Autogestito LolocaustComments (0)1118

Disclaimer a cura della redazione di HotmcCari lettori, da questa settimana diamo il benvenuto ai Lolocaust, che autoproclamandosi soviet supremo ci allieteranno periodicamente con questo piccolo spazio autogestito. Gli abbiamo promesso che potranno scrivere più o meno quello che vogliono, sì, anche su di te, o giovane/anziano rapper permaloso/a. In questo caso, hanno deciso di recensire dei video rap con l’audio in muto e provare a indovinare di che cosa parlano le immagini. Siamo disponibili a fornire il loro indirizzo qualora voleste andare a prenderli sotto casa, ma vi ricordiamo a) che sono grossi e cattivi, quindi non vi conviene, b) che lo fanno per il lol, quindi fatevela una risata, ogni tanto, o giovani/anziani rapper permalosi/e. Detto questo, cediamo la parola ai Lolocaust.

 

 
SE TI SENTISSE BEETHOVEN: recensione di video di rapper senza audio.

Rubrica ad episodi di numero indefinito (potenzialmente uno solo)
A cura dei Lolocaust.

Episodio 1: Trava – Com’è Bello Fare il Rapper

Com’è bello fare il rapper parla di un ragazzo che soffre di una malattia debilitante per la quale non ha la forza di stare in piedi tipo la mononucleosi che si prende col limone duro adolescenziale, infatti per quasi la totalità del video è seduto (a parte un paio di location nelle quali il gambame non è inquadrato e quindi c’è il beneficio del dubbio ma la statistica è con noi nell’affermare che è probabilmente seduto). E’ circondato da conoscenti che comunque non prestano particolare attenzione alla sua situazione e non gli forniscono alcun conforto o assistenza. Nutrono nei suoi confronti un certo grado di compassione infatti, per non metterlo in imbarazzo, neanch’essi assumono posizione eretta. L’impossibilità di sostenersi sulle proprie gambe ha provocato un supersviluppo degli arti superiori che infatti si muovono velocissimi descrivendo mulinelli nell’aria accumulando energia elettrica. A causa di questo iperlavoro dei muscoli Trava riesce a scaldare il proprio corpo e a girare senza giacca anche sotto la neve. Alla fine però utilizzando le mani come un mulino riesce ad accumulare sufficiente energia per alzarsi in piedi. Tuttavia non riesce ancora a sostenere perfettamente il proprio peso infatti riesce soltanto, aiutato dalla forza di gravità, a scendere le scale. Una sottotrama fornisce al video un alone di mistero: tutti gli amici di Trava restano seduti per farlo sentire integrato, ma una persona malvagia non lo fa. L’antagonista. Visibile solo nel riflesso degli occhiali del nostro eroe, il nemico gli si para innanzi, sfrontatamente in piedi ostentando la sua bipedità. Chi sarà mai?

Dal punto di vista stilistico è impossibile non cogliere lo zampino di un noto scottante giornalista specializzato in criminalità organizzata e sostanze stupefacenti che, molto amico di un parente molto stretto dell’artista (nonostante la questione della scelta della casa editrice dalla quale farsi pubblicare) suggerisce all’artista Trava l’abbondante uso del riflesso del sole (o lens flare, come noto agli estimatori del noto logo “Magic Italy”) nelle inquadrature.

Pioniere della tecnologia, l’artista utilizza, in luogo della classica macchina del fumo, una persona in carne ed ossa (o forse un ibrido uomo-macchina) con la capacità di risucchiare il fumo.

Immancabili gli omaggi alla cinematografia tipica del genere hiphop, primo fra tutti l’accorgimento di inclinare la bocca su un lato, che è l’equivalente orale del corsivo.

Talune teorie complottistiche sostengono che il piercing fatto su quella parte d’orecchio della quale Gulag non sa il nome sia in realtà un ricettore di chakra simile a quello utilizzato da Nagato per comandare a distanza i sei corpi di Pain. Che Trava sia in realtà controllato dai Poteri Forti®? E’ così che un altro artista lo pilotava nella sua danza nel video di un certo singolo? L’ipotesi del controllo è avvalorata dal fatto che il medesimo concept è stato utilizzato da tale certo artista stesso per il clip di un singolo dell’inverno 2013 che è lo stesso video però in piedi e in montagna e in scala di grigi anziché seppia; un tributo al neorealismo contrapposto al cinema del dogma 95 di Lars von Trier omaggiato da Trava in questo ottimo “com’è bello fare il rapper”.

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