Souldavid: l'intervista

by • 01/12/2006 • IntervisteComments (0)589

Il genovese Souldavid è stato uno dei primi italiani a cimentarsi con successo con sonorità tipicamente nu-soul. Il suo primo demo, I cinque sensi, ha riscosso una generale approvazione nella scena soul internazionale, finendo per essere segnalato perfino nella home page del prestigiosissimo network Okayplayer.com. Dopo la pubblicazione del mini-album Amorestereo, è attualmente al lavoro su nuovi progetti.

Blumi: Molti di coloro che fanno soul in Italia hanno dei trascorsi da hip hopper. È stato così anche per te?

Souldavid: Si, facevo parte de I Fratelli, con cui ho registrato l'omonimo cd per l'etichetta Microsolco, e prima ancora suonavo con i Nooo!Squad in cui ha militato anche Sid di Aelle.

B: Quando e perché hai cominciato a cantare? Hai un background da musicista o sei un autodidatta?

S: Il demo I cinque sensi risale al 2003 ed è stato il mio primo esperimento.
Ho intrapreso questa strada naturalmente, iniziando ad ascoltare con attenzione i vinili soul e funk che campionavo, da li c'è stato un naturale accostamento al nu-soul che in quel periodo cresceva e mischiava perfettamente queste melodie alla forza dell'hiphop. Ho un background da musicista, ma sono un autodidatta, nel senso che suono un po’ tutto a orecchio. Idem per la voce: trovo che le scuole di canto in Italia schematizzino troppo lo stile personale, ho studiato solo per gestirla meglio e migliorare il timbro.

B: Il tuo ultimo lavoro, Amorestereo, ha avuto ottimi riscontri di pubblico e di critica. Raccontaci qualcosa di com’è nato, di quello che significa per te…

S: È nato dalla voglia di raccontarmi e far conoscere il mio mondo, le mie emozioni, le esperienze, nel modo in cui più mi piace: attraverso il suono. Per me significa molto: primo, perché è stato realizzato quasi interamente da me con pochi mezzi e tanta passione; e poi perché è il miglior traguardo che ho raggiunto, a livello di critica e soddisfazione, in più di dieci anni di musica.

B: Oltre a comporre testi e melodie, ti occupi anche di produzione e arrangiamento dei tuoi brani. Generalmente lavori con il campionamento e i synth oppure l’accompagnamento è strumentale? Come ti poni nei confronti dell’uso di queste due tecniche?

S: Utilizzo sample e sequencer, ma ti confesso che il mio sogno sarebbe quello di potermi suonare tutte le tracce con gli strumenti veri… forse un giorno, se e quando il budget lo permetterà, lo farò.

B: Nei tuoi live ti avvali di una band vera e propria. È stato difficile trovare musicisti che s’interessino e s’intendano di una musica così poco conosciuta in Italia? Quanto conta per te la dimensione live?

S: Ho iniziato a lavorare al live set con un gruppo che ama e ascolta la musica nera, perciò è stato semplice anche riarrangiare un cd basato su sample come Amorestereo. Tra noi c'era un buon feeling, ma attualmente il progetto è fermo: sono da poco papà, perciò ho preferito ridurre le apparizioni a poche performance con dj. Spero di tornare comunque presto sul palco, perché senza è dubbio la dimensione più coinvolgente per ascoltare la mia musica.

B: La tua musica è spesso paragonata alle produzioni nu-soul americane. Credi che l’accostamento sia azzeccato?

S: A differenza di molti credo che le etichette siano utili, ma solo se si permette che all'interno di esse ci siano ulteriori diverse sfumature. Definire la mia musica nu-soul mi pare corretto, ma il mio suono non è quello americano: è una personale interpretazione, porta il mio background, i mie gusti e le influenze del contesto in cui vivo.

B: Quali sono i tuoi musicisti e i tuoi periodi di riferimento, in Italia come all’estero?

S: Prediligo il soul maschile del periodo dal 70 all'80, l'RnB di metà anni novanta, e oggi tutti quegli artisti che mantengono il mood originale anche con suoni "urbani". In particolare, in tutta questa ampia fascia temporale, ho sempre apprezzato molto il suono di Detroit.

B: In Italia il soul è ancora poco conosciuto e apprezzato, sia dagli ascoltatori che da chi fa musica. Credi che ci sarà mai spazio per una vera e propria scena, dalle nostre parti? La nostra cultura musicale è adatta a farci appassionare a determinate sonorità, o i seguaci del soul resteranno casi isolati?

S: Il soul ha una melodie semplici e dirette e per questo credo possa appassionare tutti. Il problema, piuttosto, riguarda un po’ tutta la nuova musica italiana, monopolizzata dai soliti nomi e dagli storici cantautori difficili da scalzare.

B: Secondo te come dovrebbe essere il rapporto tra hip hop e soul? Hanno più punti in comune o più differenze?

S: L'uno è il figlio dell'altro, molte sono le cose in comune ed è giusto unirle per meglio comprenderne l'essenza. Le differenze le trova chi non ne conosce la storia e l'evoluzione dello stile.

B: Raccontaci qualcosa delle persone con cui collabori…

S: Sono persone ed amici di cui ho stima, con le quali lavorare significa migliorarsi .

B: Cosa ti aspetta nell’immediato futuro?

S: Il 18 dicembre esce, gratis su Soulville Free Rec. (www.soulville.it), Amore 2.1, la versione remixata di Amorestereo a cura di Faraone4. Nel frattempo io sto preparando il nuovo lavoro, questa volta un cd "completo", con la partecipazione di diversi nomi illustri. Presto metterò in free download il primo pezzo che ho registrato sul capolavoro di Brenk, beatmaker austriaco.

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