SmooVth: l’intervista

by • 03/05/2021 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su SmooVth: l’intervista1555

Hempstead, Long Island, New York City, è il posto in cui è nato e cresciuto SmooVth, uno tra i più longevi esponenti della nuova scena underground newyorkese: attivo ormai da più di 15 anni, l’esperienza alle spalle nasconde sia tutti i racconti di strada che lo hanno formato sia la famosa knowledge che in questi contesti non può mai mancare. Per chi al più comune sogno americano ci aggiunge il più spassionato amore per questa cultura, sentire la versione di chi vive quel mondo incantato come la propria quotidianità crea sempre una strana sensazione: aver avuto la possibilità di fare alcune domande ad un personaggio come lui è già per questo una grande opportunità. Con grande minuzia nei particolari SmoovTh ci ha infatti raccontato delle situazioni più disparate, dalla vita per le strade della sua città passando per legami di parentela e di amicizia con leggende della scena americana fino alle fondamenta della moderna scena underground. Inaspettatamente nomi di altri livelli come Roc Marciano, Bustha Rhymes, The Roots, Rakim sono collegati nelle maniera più assurde da aneddoti d’infanzia e legami d’amicizia che gli appassionati apprezzeranno sicuramente. Il suo nome però in Italia a questi stessi appassionati potrebbe non dire ancora molto e per questo serve dare qualche cenno storico senza il quale può essere difficile diramarsi nelle lunghe risposte del rapper; partiamo quindi dall’inizio.

Dentro la già citata storia della nuova scena underground il suo è un nome tutt’altro che di passaggio, sottovalutato da alcuni ma assolutamente fondamentale per le generazioni a venire: quest’uomo ha infatti grande voce in capitolo nel discorso sul drumless, stile che da svariati anni ha monopolizzato la scena underground non solo americana ma mondiale. Insieme al suo socio di sempre Hus Kingpin in tempi non sospetti proponeva una versione embrionale della faccenda: i Tha Connection vivevano l’intensa influenza del suono classico dei ’90 riproposta e rinnovata in un periodo in cui le sonorità di punta erano ben altre. Nei primi ’00 tra G-Unit, Clipse e Diplomats a trainare la grande distribuzione a New York, i movimenti underground facevano grande fatica ad arrivare persino alle nicchie di pubblico, ancora concentrate sul rimpiangere gli anni ’90 o a rincorrere spesso nuovi lavori ormai mediocri di rapper in passato leggendari.

La situazione era tanto strana che spinse i due a guardare per le collaborazioni anche in altri stati fino ad arrivare oltreoceano in Giappone e in Europa soprattutto per le produzioni: in questo furono sicuramente pionieristici di una mossa ormai consuetudine nell’underground dei nostri tempi. Nel frattempo per legami di parentela ancora precedenti i due iniziarono a lavorare con Roc Marciano: proprio Roc è universalmente riconosciuto come la prima vetrina importante di queste sonorità. Ma tra le prime collaborazione della coppia con Roc e il suo iconico esordio Marcberg del 2010 ne passano di anni. Nell’intervista spiega ampiamente come i tre insieme a pochi altri nomi siano quindi i padrini della faccenda senza precludere il merito al solo Marciano. Proprio nel periodo di Marcberg le strade di SmooVth e Hus si separano, pur riunendosi più avanti per frequenti collaborazioni ed interi progetti insieme. SmooVth ha quindi iniziato a muovere passi da solista contando sul rispetto e sulla coerenza al genere ed ormai è pienamente nella mischia underground moderna che tanto ci fa sognare. Tanti i progetti negli ultimi anni con cui si è ritagliato il suo posto in questa realtà, un ruolo però marginale se consideriamo la sua vera importanza iniziale che ribadisce a più riprese. Questo sentimento paterno ha dei risvolti insperati: guai infatti a nominare Griselda e affiliati contro cui nel sottotesto di alcune affermazioni ci troviamo un astio personale per essersi addossati buona parte del merito a livello musicale in questo gioco. La situazione si è aggravata dal momento in cui di mezzo al periodo dell’intervista si è sviluppato un vero e proprio dissing tra Westside Gunn/Mach Hommy contro il socio Hus Kingpin: della faccenda proprio in preparazione a questa intervista abbiamo parlato in questo articolo precedente. Di mezzo si è espresso con ancora meno diplomazia lo stesso SmooVth ai microfoni di Justin Hunte sul canale The Company Flow. La questione non era assolutamente prevista nei tempi dei primi contatti per quest’intervista ma qualche inflazione per la questione si può intuire eccome. Ma i gossip, anche se musicali, ci interessano fino a un certo punto: il pretesto per questo lungo discorso è stato l’ultimo disco di SmooVth, Amongst Wolves, l’ennesimo in collaborazione con uno dei produttori più invidiati del momento, il britannico Giallo Point. Ed è proprio da lì che siamo partiti;

Luca Gissi: Partiamo proprio dal tuo ultimo album: da dove nasce il concept di Amongst Wolves e l’idea delle grafiche?

SmooVth: Amongst Wolves si riferisce in sostanza al ragazzo giovane cresciuto nelle strade tra i gangster, tra i lupi. Deve imparare a crescere e a conoscere le strade. Pur essendo giovane è costretto a crescere veloce a causa di volpi avide e dei serpenti attorno a lui. Da qui abbiamo scelto il ragazzo con la pistola nella cover: è giovane e non dovrebbe impugnare una pistola ma è costretto a farlo per sopravvivere in queste strade malvagie. Quest’album dipinge un immagine. È la storia di me stesso, cresciuto nelle selvagge giungle di New York da adolescente fino ad ora.

L. G.: Con Giallo Point com’è nata la connessione e perché l’idea di creare più di un progetto?

S: Ho fatto musica per molto tempo e nel mentre ho conosciuto un sacco di producer fan dei miei lavori. È accaduto che anch’io fossi suo fan e Giallo ci ha seguito per molti anni. L’ho aggiunto su Facebook e da lì abbiamo iniziato a parlare semplicemente di musica. Da lì in poi mi avrebbe mandato tanti beat. Su alcuni ci ho registrato subito e puoi notarlo dalla musica che ci è venuta fuori che abbiamo una grande alchimia: da qui abbiamo deciso di chiudere un progetto e così è nato il primo album Portrait Of A Pimp. È facile lavorare con Giallo: io faccio il rap, lui fa il mix. Il processo con lui è molto veloce, non c’è molto da aspettare se io e lui lavoriamo insieme. In più lui manda roba in abbondanza perciò è facile creare qualcosa con lui. Più di un progetto? Del primo se ne parlò molto e ci pregarono di farne un secondo. Questo ha avuto un sostegno ancora maggiore del primo così abbiamo continuato a fare musica. Ora siamo qui, cinque album completi e tanto altro deve ancora arrivare: io e lui abbiamo in sostanza creato un marchio di fabbrica, il nostro sound.

L. G.: Oltre a questo Hus Kingpin è stato il tuo principale affiliato per tanti anni e tempo fa avevi iniziato proprio con lui nel progetto di coppia Tha Connection. Cosa ricordi di quel periodo e più avanti che sai dirmi sul Connect Tape? Cosa ne pensi di quello che sta facendo ora ad esempio con The Portishus, fin’ora uno degli album più solidi del 2021?

S: Hus Kingpin è come mio fratello, il mio spirito guida. Ci siamo buttati insieme in questo gioco. Qualcuno potrebbe dire che io e lui siamo pionieri. Noi siamo stati sicuramente tra i primi a definire i confini e ad aprire a questa nuova schiera di rapper underground che vedi farlo ora: se non fosse per noi metà di questi ragazzi non gli avresti neanche mai sentiti. Prima che diventasse una moda collaborare con i produttori europei io e lui lo stavamo già facendo. Usavamo Google Traduttore ed altri siti di traduzione per provare a capirci qualcosa e avere beat da producer che non sapevano parlare in inglese. Sentivo che i producer stranieri non erano tanto ben disposti al produrre mc americani perché non sapevano parlare la nostra lingua, così non c’era per loro un modo semplice di comunicare con noi. L’abbiamo reso possibile, abbiamo dimostrato alle persone si potesse fare e l’abbiamo fatto. Ricordo quando ero su Myspace e trovavo producer da tutto il mondo. Ricordo che all’inizio decisi di focalizzarmi su una sola nazione per volta per poi dopo espanderci agli altri paesi. L’abbiamo fatto e per questo decidemmo di chiamarci Tha Connection, perché abbiamo connesso punti sulla mappa. Ci siamo buttati in queste unioni a cui la gente non andava manco a pensare di fare: è per questo che per i rapper di ora è facile. I rapper di ora possono semplicemente creare un profilo social e buttarcisi dentro. Non hanno bisogno di passare attraverso ciò che abbiamo passato noi. Abbiamo fatto tutto questo perché i ragazzi di adesso non dovessero perdere tempo in questo e da allora noi siamo ancora qui. Non tutti riescono a durare così a lungo. Siamo in questo gioco da 15 anni abbondanti, quasi 20. Il Connect Tape è più recente. Dal periodo iniziale siamo cresciuti molto sia d’età che d’esperienza. Abbiamo lavorato con tante leggende fin qui. The Connect Tape dimostra a noi stessi come siamo diventati anni dopo, mostrando alle persone che sappiamo ancora fare questo e rimanere al top del nostro gioco. Io amo Portishus. Questo è il punto ed è il motivo per cui siamo durati così tanto, Hus e io siamo cresciuti sulla musica perciò facciamo cose in più di questo unico stile che senti fare tutti. Siamo molto versatili. Nessuno di questi ragazzi è versatile quanto noi e spero che le persone ora lo sappiano. Noi non facciamo solo quello stile di musica che noi e Roc abbiamo creato, facciamo tutto!

L. G.: Rozewood, Planet Asia, Big Twins sono altri nomi con cui collabori spesso. Da dove nasce la voglia di ritornare in studio con questi stessi artisti? Altri nomi con cui sei in contatto per il futuro?

S: Abbiamo collaborato con tantissimi nomi. È una storia lunga. Crescendo con Hus durante i primi 2000 abbiamo viaggiato ovunque, registrato album, lavorato con una miriade di produttori d’oltreoceano e pubblicato musica con label europee e giapponesi. Abbiamo incontrato Rozewood venendo fuori dallo stesso circuito. Anche lui è di Long Island, amiamo il suo suono e lui ama il nostro così ci siamo incrociati in maniera naturale. Planet Asia seppe di noi quando era in Germania in un negozio di dischi. Molti anni fa, credo fosse il 2013, era in un negozio di dischi appunto e si trovò d’avanti un nostro album. Da qui ci ha raggiunti. È sempre stato della nostra famiglia e da lui abbiamo conosciuto Big Twins e altri mc leggendari. Certamente ci sono un sacco di nomi con cui mi sentirai in futuro. Grandi nomi anche!

L.G.: Invece puoi dirci qualcosa sul tuo rapporto con Roc Marciano? Per te dovremmo dare a lui la paternità del tuo stile?

S: Roc è un amico di famiglia. È cresciuto con i miei zii ed andava a scuola con loro e con mia madre. Siamo dello stesso posto, la stessa città. Crescendo sono sempre stato vicino a Roc perché come detto era un amico di mio zio. Era solito registrare con lui alla casa di mio nonno. Quindi così è come ci siamo conosciuti prima della musica. Più tardi quando io e Hus abbiamo iniziato a fare musica, Roc, io e Hus lavoravano con gli stessi produttori, gli Arch Druids. Quella fu la prima volta che ci collegammo a livello musicale, ma la verità è che io conoscevo Roc già da prima perché la mia famiglia è cresciuta con lui e anche con Bustha Rhymes e i Leaders Of The New School. Conosco tutti loro da quando ero un bambino, da quando avevo cinque anni. Piuttosto che la paternità dello stile ti direi questo: Hus e io abbiamo fatto musica con lo stesso suono per anni, accanto a Roc Marciano e ad altri. Noi due siamo stati lo spartiacque per questo suono dal 2004 quindi dovrei dire che anche noi siamo i padrini della faccenda. A Roc Marciano, a SmooVth e a Hus Kingpin dovrebbe essere data la paternità di questo stile. Siamo tutti di Hempstead, New York. Noi SIAMO i padri. Marcberg merita il maggiore riconoscimento sicuramente. Ha cambiato il contesto dietro cui far muovere questo suono ed è per questo che citano lui come il padre, è comprensibile. Ad ogni modo Hus, SmooVth, Willie The Kid, Planet Asia, KA, Roc, noi dovremmo essere tutti considerati i pionieri dello stile di cui parli. C’eravamo tutti a farlo già da prima, 16 anni fa.

L.G.: La tua filosofia gira attorno il pubblicare una grande quantità di prodotti. Negli ultimi anni hai rilasciato un buon numero di dischi e mi chiedo, da dove viene fuori questa esigenza?

S: È buffo, se tu pensi che io produca una grande quantità di progetti altri ne mettono fuori ancora di più ahah. Io preferisco dare alle persone un po’ di SmooVth almeno una volta l’anno, o forse due. Mantiene le cose intrattenenti, mantiene le persone interessate. Come ogni artista non vorresti mai che le persone si scordino di te. Vuoi rimanere fresco nelle loro teste: questo è il motivo per cui pubblico qualcosa ogni anno. Questo e il mio amore per l’arte e lo sport del rap.

L.G.: 3 album e 3 artisti che ti hanno cambiato la vita e perché;

S.: 3 album che mi hanno cambiato la mia vita sono Supreme Clientele, It was Written e It’s Dark and Hell is Hot. 3 artisti che hanno cambiato la mia vita sono Nas, DMX e Jay-Z. Supreme Clientle per me è il miglior album hip hop per come gira il suono. Quando penso a un album che accomuna tutti penso sempre a Supreme Clientele. Quell’album dovrebbe essere considerato il padre del suono che amiamo tutti. Il suono che tu dici usiamo oggigiorno, Roc lo usa certo, ma Supreme Clientele è ciò che mi ha portato a questo sound. Quell’album è l’origine ed è per questo che così importante per me. Quando tiro su un album è il progetto a cui mi riferisco sempre. DMX mi ha cambiato la vita per la sua passione. Ci ha detto come essere vulnerabili e sputare il nostro dolore nella musica. Di prendere il nostro dolore e trasformarlo in qualcosa di bello. It’s Dark and Hell Is Hot ha cresciuto ragazzi come me. Quello è un album che ascolto di continuo. Ultimo ma non per importanza, Nas. Per me nessun rapper ha una penna migliore di Nas. Il modo in cui era così poetico e abile a dipingere le strade come quadri vividi con le sue parole, è quello che mi ha sempre attratto di lui. Lui era la vera voce degli hustler. Jay-z ha iniziato a farlo e a farlo suonare bene. I ragazzi dei quartieri possono capire.

L.G.: È risaputo che a New York nel rap e nella musica black in generale ci sia una grande tradizione musicale che si sviluppa ad ogni generazione. Con che musica sei cresciuto e quanto la musica cambia per le aree della città?

S.: Sono cresciuto con il soul, il blues e il jazz in casa. Sono anche cresciuto con un sacco di hip hop degli inizi. Mio nonno era un famoso musicista blues che faceva parte dei Little Buster & the Soul Brothers. Mio zio andava a scuola con Busta Rhymes e la sua intera crew quindi sono cresciuto un sacco con quella roba lì. Un sacco di Wu Tang, Mobb Deep, Nas, Dj Premier ed altri. Ma ovviamente ho spaziato molto con la musica. Mia madre e i miei nonni suonavano un sacco di soul quando ero piccolo. La città è la città. Siamo tutti vicini qui. Tutti i quartieri sono vicini quindi la musica è qualcosa di simile in tutte le parti di New York. Ci sono mc differenti da ogni parte di New York ma nel complesso rappresentiamo tutti la stessa cosa.

L.G.: Per questo ti chiedo, quali sono le differenze principali tra quando hai iniziato e adesso? E dal punto di vista della vivibilità c’è davvero la frenesia che traspare o dipende dal modo in cui vivi la città?

S: C’è una differenza sostanziale. I ragazzi che sono rimasti legati al nostro “suono originale” sono di uno specifico range di età. Quando ho iniziato la questione era molto più aperta, c’erano molti meno rapper a prendersi la scena. Allora dovevi veramente essere forte per brillare. Ad oggi tutti sono rapper e questo mi annoia. Non hai neanche bisogno di suonare bene per essere seguito, ti basta avere grandi firme con i grossi nomi. È cambiato un sacco. Ora hai tutti questo rapper della trap che vestono stretti e promuovono l’uso di droghe pesanti. Credo sia per questo che molti siano morti giovani. Il tutto dipende molto da come te la vivi: io ed altri come me non ce la viviamo come fanno questi ragazzi. La musica ha influenzato tutti noi. Sei influenzato dalla musica che ascolti quindi la chiave è stare nel tuo. Se la vivi tranquillamente non sarei preso da tutta quella parte che non ha tanto senso. Quindi c’è un modo semplice di non far parte di qualsiasi cosa tu non voglia immischiarti. Tutto quello che devi fare è stare nel tuo.

L. G.: Ci sono state così tante generazioni di rapper a New York che la tua è tra le ultime ma non l’ultima in assoluto. In generale come vedi l’intera scena underground della citta e dell’upstate?

S.: Mi piace quello che vedo. È la resurrezione della vera roba, quel vero sporco hip hop. Posso solo sperare che questo continui: avrei odiato che lo stile di musica che abbiamo coltivato rimanesse sottoterra e scomparisse. C’è una bella scena ora. Ricordo anni fa c’era solo qualcuno di noi. Ora in così tanti sono dentro e seguono ciò che abbiamo iniziato. È bello da vedere.

L.G.: Venendo da Hempstead a Long Island, hai sentito l’eredità dei rapper provenienti da lì come Rakim, Chuck D o Erick Sermon?

S.: Sicuramente ho subito l’influenza di rapper dal mio quartiere. Chuck D abita a cinque minuti da me e sono andato a scuola con sua figlia. Rakim ha una nipote qui a Hempstead con cui spesso lavoro e che conosco da anni. Erick Sermon mi segue su Twitter! Bustha Rhymes, Roc Marciano sono entrambi amici di famiglia. Non dimentichiamoci i De La Soul, Keith Murray, Gran Daddy IU e molti altri. Questo posto è pieno di leggende. Lo sento ed è per questo che ci vado giù così pesante. Sto portando la bandiera e non voglio che nessuno di questi ragazzi venga dimenticato.

L. G.: Non lo so se consideri la tua area propriamente in periferia ma com’è stato crescere per le strade di New York, se da giovani raggiungevi spesso il centro e se la città di quando eri più piccolo continua ad esistere;

S.: Sono di Hempstead, Long Island, New York. Noi siamo la città. Hempstead è vicino al Queens che è vicino a Brooklyn. Queens e Brooklyn sono allo stesso modo su Long Island. Ho familiari a Brooklyn anche quindi sono cresciuto qui ma ho anche speso molto tempo a Brooklyn. Mio padre è di lì. Crescere qui è dura. Questo è perché dicono che se puoi farlo a New York puoi farlo ovunque. Sei giovane e sei tra le volpi. Impari ad essere sveglio in strada e attento da giovane età. Spaccio, polizia, criminalità e l’hip hop più assurdo. Questo è stato crescere qui. Hanno ripulito un sacco la città, quando ero ragazzo tutti erano per strada. Bravi ragazzi, cattivi ragazzi. Anche se c’è un sacco di quella roba che esiste ancora hanno rimesso su la città davvero un sacco. La roba va ancora avanti qui, le persone fanno solo un lavoro migliore a nasconderlo.

L. G.: In passato hai lavorato qui da noi con i ragazzi di Tuff Kong Records, un’etichetta romana tra le più importanti nella scena underground. Nella tua carriera ci sono stati altri collegamenti con l’Italia e com’è andata in quell’occasione?

S.: Non ho lavorato molto in Italia. L’ho fatto un sacco di tempo fa agli inizi ma devo dire che fu bellissimo. Amo Tuff Kong e apprezzo il poter pubblicare musica tramite la loro realtà. Come dico sempre, riceviamo un sacco d’amore dall’Europa. L’arte è molto più apprezzata lì. Tanto amore a Tuff Kong e ovviamente tanto amore per l’Italia!

L. G.: Quasi tutte le etichette di questo tipo sono in Europa. In generale qui la vostra roba più classica ha una certa risonanza, alcuni dicono più che negli stessi States dove la fanbase sembra essersi dispersa. Per questa ragione molti veterani hanno confessato di faticare di più a chiudere un tour in America che uno in Europa. Cosa ne pensi?

S.: Sono d’accordo. Qui in America le persone amano la trap e la drill. Avvertii il cambiamento già anni fa quando iniziammo. Il suono classico dell’hip hop che amavamo stava scomparendo, mentre in Europa e nel resto del mondo le persone continuano ad amare il suono più classico. Per questo molti di noi lavorano con produttori d’oltreoceano. Sono rimasti fedeli al suono originale. Per questo vedi un sacco di leggende andarsene dagli USA per fare i soldi che gli spettano. Io ricevo più supporto oltreoceano che qui nella mia stessa nazione (ride ndr). Questo è il motivo per cui quando abbiamo iniziato giravamo attorno al mondo dei negozi europei. Aveva più senso per noi. Qui in America le persone sembrano un po’ più avide. Ognuno pensa a sé stesso così le persone sono meno propense a mostrarci amore e supporto come fate voi laggiù in Europa.

L. G.: Qui in Italia deve ancora prendere piede del tutto ma da voi una piattaforma come Bandcamp è assolutamente fondamentale per la vostra musica. È il modo giusto per sopravvivere ai guadagni minimi di Spotify e allo stop dei live?

S.: I soldi veri sono negli show, fare tour e ovviamente il supporto dei nostri ascoltatori con l’ordinare le copie fisiche. Se sei un vero fan di qualcuno dovresti supportarlo collezionando i suoi pezzi fisici. Lì è dove stanno i soldi veri. Il digitale è figo e tutto, ma non ci sono tanti soldi in quello. In più spesso le persone preferiscono streammare la tua musica gratis e trovarla in free download. Noi artisti riceviamo poco quanto nulla da questo. Quindi sì, il supporto fisico è il miglior supporto che puoi dare a un artista.

L. G.: Per concludere solo una piccola curiosità. Ci puoi dire di quella volta in cui Black Thought portò una tua traccia al Jimmy Fallon Show?

S.: Uno dei momenti più alti della mia carriera. Jimmy Fallon aveva come ospite un’attrice chiamata Alicia Vikander che promuoveva il suo nuovo film The Danish Girl. In qualche modo i The Roots scelsero di suonare la mia canzone Danish nel momento in cui Alicia sarebbe apparsa in televisione! Un giorno ho ricevuto una mail da NBC Universal, avvisandomi che avrebbero usato la mia canzone se gliel’avessi permesso. Loro suonarono la mia traccia e io fui pagato per questo! Black Thought rappò le mie barre in Tv; questo accadde nel 2015.

L. G.: Dopo Amongst Wolves cosa stai preparando?

S.: Dopo Amongst Wolves ho un sacco di progetti in ballo. Ne ho uno con un produttore tedesco chiamato Wun Two. Ho anche un progetto con Stu Bangas, abbiamo già 8 tracce per quello. Altro ancora con Giallo Point e HNIC2 con Hus Kingpin. Questi sono i progetti di cui posso parlare ma sono sicuro ce ne possono essere degli altri ancora.

(Intervista in lingua originale)

Luca Gissi: Let’s start with your last album. Where came from the concept around Amongst Wolves? And what about the cover?

SmooVth: Amongst Wolves is simply referring to a young boy who was raised in the streets amongst gangsters, amongst wolves. Having to grow up and learn the streets. Also being that young boy that’s forced to grow up fast, because of all the grimey wolves and snakes around him. This is why we chose the boy with the gun on the cover. He’s a young boy, who shouldn’t be holding a gun, but he’s forced to in order to survive these wicked streets. This album paints a picture. It tells the story of myself growing up in the rough jungles of New York. From a very young age until now.

L. G.: With Giallo Point how is born the connection and the desire to create more than one project?

S: I had been creating music for a long time. Through that time, I met plenty of producers that were fans of my work. It just so happens I was a fan of his as well. Giallo had known of us for many years. I added him as a friend on facebook and we began chatting just about music. He would send beats, plenty of them. I recorded a couple quickly, and you could see from the music we were making, we had great chemistry. From there we decided to create a project, and so our first LP “Portrait of a Pimp” was born. Giallo is easy to work with. I do the rapping, he does the mixing. It’s a very quick process with him. I don’t find myself having to wait too long for the music to be completed when him and I work. He also sends beats in abundance, so it makes it so easy to create with him. More than one project…our first project received so much love and praise that we decided to do another. The next one we did got even more love than the first, so we just kept continuing to build and make music. So now here we are, five albums complete, and much more still to come. Him and I have basically built a brand, our own sound.

L. G.: However Hus Kingpin has been your main associate for so many years and time ago you had created with him Tha Connection project. What do you remember of that period and later what about The Connect Tape? What do you think about what he’s doing right now with The Portishus for example, one of the best records of the year so far?

S: Hus Kingpin is like my brother, my main man. We came into this game together. Some would say him and I are pioneers. We are definitely some of the very first to lay the groundwork and open this underground lane up for all the emcees you see doing it now. If it weren’t for us, half the guys you hear, you probably would have never heard. Before it became cool to work with overseas/European producers, Hus and I were doing this. We were using google translate and other translation programs to try and get beats from foreign producers that couldn’t speak english. I feel like producers weren’t comfortable enough to make music with American emcees because they couldn’t speak our language, so there was no real easy way for them to communicate with us. We made it possible, we showed the people that it was possible, and it could be done! I remember being on myspace and finding beatmakers from all around the world. I remember deciding to take on one country at a time, and then expanding out to other countries. We did that, that’s why we called ourselves Tha Connection, because we connected the dots. We made those links that people wouldn’t have thought to make. That’s why it’s easy for rappers now. Rappers can now just make a social media profile and jump right in. They don’t have to go through what we went through. We did all that so that these guys now don’t have to go through that. From then, we are here now. Not everyone could last this long. We’ve been in this game 15 years strong, almost 20 years. The Connect Tape is more recent. Since the early days we’ve grown a lot, in age and experience. We’ve met and worked with so many legends to this point. The Connect Tape is just us showing ourselves years later. Showing people we can still do this, and be on top of our game. I love “Portishus.” And that’s the thing, that’s why we’ve lasted this long. Hus and I are musical guys, we grew up on music so we make more than just this one style you hear everyone doing. We’re very versatile. None of these guys are as versatile as us, and I hope people now see that. We don’t just make that one style of music that Roc and us have fathered, we do it all!

L. G.: Rozewood, Planet Asia, Big Twins other names you often have collaborated with. Where does it come from the wish to go back in the studio with these same artists? Other names you connected for the future?

S: We’ve collaborated with so many. It’s a long story really. Coming up with Hus during the early 2000s we traveled all over, we recorded albums, worked with plenty of overseas producers and released music with european and Japanese labels. We met Rozewood from performing on the same circuit. He’s also from Long Island. We liked his sound and he liked our sound so naturally we clicked. Planet Asia found out about us when he was in Germany, while in a record store. Many years ago, I think it was 2013, he was in a record store and stumbled upon a record of ours. From there he reached out. He’s been family to us ever since, and from that we were introduced to Big Twins and other legendary emcees. Of course, there are plenty other names you’ll hear me connect with in the future. Big names too!

L. G.: Instead what about your link with Roc Marciano? For you, we all have to give him the paternity of the style you’re down with?

S: Roc is a friend of the family. He grew up with my uncles and went to the same school with my uncles and my mother. We’re from the same place. The same town. Growing up, I was well aware of Roc because as I said, he’s a friend of my uncle. He used to record with my uncle at my grandfather’s house. So that’s how we know each other, before the music. Later on, when Hus and myself began to make music, Roc, myself and Hus worked with common producers, the Arch Druids. That was the first time we linked musically, but the truth is I’ve known Roc from before the music because my family grew up with him and also Busta Rhymes and the Leaders of the New School. I’ve known them all since I was a small child, five years old. As far as paternity of the style, I will say this…Hus and I have been making music with this same sound for years, alongside Roc Marciano and others. Hus and I have been opening the lane up for this sound since 2004, so I must say we are forefathers as well. Roc Marciano, SmooVth, and Hus Kingpin should all be given the paternity of this style. We are all from Hempstead, New York. We ARE the fathers. Marcberg gets the most recognition for sure. It changed the landscape of what the sound could be like, so that’s why they mention him as the father, which is understandable. However, Hus, SmooVth, Willie the Kid, Planet Asia, KA, Roc, we should all be considered the fathers of this sound you talk about. We were all here doing it first. 16 years ago.

L. G.: Your philosophy is about releasing a huge amount of products. In the last few years you’ve released so many records I wonder, where does this choice come from?

S: It’s funny, if you think I produce a huge amount of projects, so many others put out even more haha. For me, I like to give the people, the listeners some SmooVth at least once per year, or maybe twice. It keeps things entertaining, keeps the people interested. As an artist, you never want the people to forget about you. You want to stay fresh in their minds. So I’d say this is the reason I release something yearly. That, and my love for the art and sport of emceeing.

L. G.: 3 albums and 3 artists that had changed your life and why;

S.: 3 albums that changed my life are Supreme Clientele, It was Written and It’s Dark and Hell is Hot. 3 artists that changed my life are Nas, DMX and Jay-Z. Supreme Clientele to me is the best hip hop album sonically. When I think of a perfect put together album, I always think of Supreme Clientele. Supreme Clientele should be given paternity. This album should be considered the father to that sound we all love. The sound you say we use these days, Roc uses it yes, but Supreme Clientele is what brought me to this sound. That album is the originator, and that’s why it’s so important to me. When I build an album, that is one project I always refer to. DMX, he changed my life because of his passion. He taught us all how to be vulnerable and spit our pain over the music. To take our pain and turn it into something beautiful. “It’s Dark and Hell is Hot” raised guys like me. That’s an album I played nonstop. Last but not least, Nas. To me, no rapper has a better pen than Nas. The way he was so poetic, and able to paint vivid street paintings with his words, is what made me gravitate to him. Jay-Z, I mention him because I could relate to his street tales. He really was the voice of the hustlers. Jay-Z took hustling and made it sound good. Guys from the hood could relate.

L. G.: It’s well known that New York in rap and black music has a great musical tradition, maybe the best, which develops every generation. You grow up by listening to what and the music changes truly with the city’s areas?

S.: I grew up with soul, blues and jazz in the house. I also grew up listening to a lot of early hip hop. My grandfather was a famous blues musician who goes by “Little Buster & the Soul Brothers.” My uncle went to school with Busta Rhymes and his whole crew so I grew up to a lot of that as well. A lot of Wu Tang, Mobb Deep, Nas, Dj Premier and more. But of course, I’m much more rounded musically. My mom and grandparents played a ton of soul music when I was growing up. The city is the city. We’re all close together here. All of the different boroughs and cities are nearby so the music is somewhat similar in each part of new york. You just have different emcees from different sections of New York but as a whole, we all represent the same thing.

L. G.: For this reason I ask you, what are the main differences between when you’ve started and now? And from a livability point of view there’s really the frenzy that transpire or it depends on how you live it?

S.: There’s definitely a difference. The guys who have remained true to our original sound are from a specific age range. When I started the space was a lot more open, there were a lot less rappers taking up the space. Back then, you had to actually be dope to shine. Nowadays everybody is a rapper, and it annoys me. You don’t even have to sound good to get love, you just have to have big cosigns from other big names. A lot has changed. Now you have all these new trap music rappers wearing tight clothes and promoting doing hard drugs. I feel that’s why so many have died young. It really does depend on how you live it though. Guys like myself and plenty other guys don’t live it like the new guys do. Music influences us all. You’re influenced by the music you listen to, so the key is to stay in your lane. If you live it traditionally, you won’t get caught up in all the nonsense. So there’s an easy way to not get caught up in anything else you don’t want to get mixed up in. All you have to do is to stay in your lane.

L. G.: There have been so many rapper generations in NY that yours may be one of the last but not the last at all. In general how do you see the underground scene of the city and of the entire up-state?

S: I like what I’m seeing. It’s the resurgence of that real shit, that real raw classic hip hop. I can only hope this continues. I’d hate for the style of music we grew up on to get swept under the rug and disappear. It’s a beautiful scene now. I remember years ago when there were only a few of us. Now so many have come in and followed along with what we started. It’s good to see.

L. G.: Coming from Hempstead in Long Island, little outside New York City, how have you lived the report with the city centre? After that have you felt the legacy of the rappers from there like Rakim, Chuck D or Erick Sermon?

S.: I sure have felt the legacy of rappers from here. Chuck D lives five minutes away from me. I went to school with his daughter. Rakim has a nephew here in Hempstead, that I used to work with and I’ve known for years. Erick Sermon follows me on twitter! Busta Rhymes, Roc Marciano are both friends of the family. Let’s not forget De la Soul, Keith Murray, Grand Daddy IU and so many more. This place is full of gold and legends. I feel it, and that’s why I go so hard. I’m carrying the torch, and I don’t want to let any of these guys down.

L. G.: I don’t know if you consider your area properly as a suburban but how has it been to grow up in New York’s streets, if in younger age you reached the city centre and if that city of when you were younger still exists;

S.: I’m from Hempstead, Long Island New York. We are the city. Hempstead is next to queens which is next to Brooklyn. Queens and Brooklyn are on Long Island as well. I have family in Brooklyn too so I grew up here in Hempstead but also spent a lot of growing in Brooklyn. My dad is from there. Growing up here is tough. That’s why they say if you can make it in New York, you can make it anywhere. You’re young and amongst wolves. You learn to be street smart and alert at a young age. Drug dealing, police, crime and dope hip hop. That’s what it’s like growing up here. It’s changed a lot though. They’ve cleaned the city up a lot. When I was growing up everyone was outside. Good guys, bad guys. Though there’s still a lot of that that exists, they’ve really cleaned the city up a lot. Stuff still goes on here, people just do a better job at hiding it.

L. G.: In the past you’ve worked down here with the Tuff Kong Records guys, the roman label among the most resonant in the underground scene. In your experience there have been other connections with Italy and what about that occasion?

S.: I have not worked much in Italy. I did long ago in the early days, but I must say it’s great. I love Tuff Kong and appreciate being able to release my music on their platform. It’s like I always say, we get lots of love in Europe. The art is much more appreciated there. Much love to Tuff Kong and of course much love to Italy!

L. G.: Almost all that kind of labels are based in Europe. In general here in Europe your classic finest stuff has a lot of resonance, someone says more than in the States itself where the fanbase seems to have dispersed. For this reason so many veterans had confessed to struggle more with an american tour than with an european one. What do you think?

S.: I agree with this. Here in America, people enjoy trap and drill music. I noticed the shift years ago when we first began. The classic sound of hip hop that we love began to fade away. Whereas, in Europe and all around the rest of the world, the people still enjoy the classic sound. That’s why a lot of us work with producers from overseas. They’ve stayed true to the sound overall. That’s why you see a lot of the legends travel out of the USA to get their money. I myself get more love overseas than I do in my own country haha. This is the reason why when we originally started, we gravitated to the overseas market. It just made more sense for us. That, and here in America people seem to be a bit more greedy. It’s every man for himself here, so people are less likely to show love and support to us like you guys do over there in Europe.

L. G.: Down here in Italy it has yet to fully take hold but for most of you a service like Bandcamp is absolutely fundamental for your music. It’s the right way to survive to the minimum earnings of Spotify and to the liveshows stop? What about the physical supports?

S.: The real money is in shows, touring and of course our listeners supporting us by purchasing the physical copies. If you’re a real fan of someone, you should support them by collecting their physical pieces. That’s where the real money is. Digital is cool and all, but there’s no major money in that. Plus, often people prefer to stream your music free or find free downloads. We artists get little to nothing from that. So yes, physical support is the greatest support you could give an artist.

L. G.: To conclude just a little curiosity. Can you tell us that time Black Thought brought one of your songs at the Jimmy Fallon Show?

S.: One of the greatest moments in my career. Jimmy Fallon had an actress by the name of Alicia Vikander on the show, promoting her new movie “The Danish Girl.” Somehow, the Roots chose to cover my song “Danish,” to have Alicia walk out to live on television! One day I received an email from NBC Universal, notifying me that they would be using my song if I allowed it. They covered my song and I got paid for it! Black Thought was rapping my lyrics on TV! This was back in the year 2015.

L. G.: After Amongst Wolves what you’re preparing for?

S.: After Amongst Wolves I have plenty of other projects in line. I’ve got one with a producer from Germany named Wun Two. I also have a project with Stu Bangas in the stash, we’ve recorded 8 songs for that already. Then of course more with Giallo Point and HNIC 2 with Hus Kingpin. Those are projects I can name but I’m sure there will be more opportunity to do other projects as well.

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