Shaggy + Sly & Robbie: tutta la Giamaica in un solo concerto (report e foto)

by • 06/11/2013 • Articoli, CopertinaComments (0)859

Cronaca di un concerto che in Salento ha fatto migliaia di spettatori paganti, ma a Milano poche centinaia: quello di Shaggy e Sly & Robbie, co-headliner per un tour che sta portando in giro per il mondo l’album Out of many, interpretato dal primo (reuccio della dancehall moderna) e prodotto dai secondi (imperatori del reggae delle origini). Chi se l’è perso ha molto da rimpiangere, soprattutto se si tratta di amanti dei suoni in levare; e spiace soprattutto per quelli che se lo sono perso per un pregiudizio negativo nei confronti di Shaggy, non tanto perché quel pregiudizio sia stato sfatato, quanto perché in questo concerto di Shaggy c’era ben poco.

Ma andiamo con ordine: Sly & Robbie sono due simpatici vecchietti ben oltre la sessantina, rispettivamente batterista e bassista, che nella loro carriera hanno composto e/o prodotto oltre 200.000 hit della musica giamaicana. Quando si presentano sul palco dell’Alcatraz, nonostante l’enorme impiego di risorse, anche umane (due batterie, un muro di sintetizzatori, tre coristi) nessuno a vederli gli darebbe due lire: Sly, in particolare, si presenta in scena con un casco giallo da operaio in testa, trascinandosi su una stampella malferma, con uno sguardo un po’ vacuo che non lascia ben sperare. Quando poi il suo socio Robbie annuncia che la successiva ora del concerto sarà esclusivamente strumentale, a molti scappa un’esclamazione di disappunto. Ma verranno immediatamente smentiti, perché i due ci danno dentro come nessun altro al mondo, e da soli valgono per cento. E sarà soprattutto Sly a stupire, perché nonostante non cammini più bene picchia ancora sul pedale della cassa a un ritmo indiavolato, spezzando il fiato di molti giovanissimi intenti a ballare sotto il palco. Per oltre un’ora scorre una selezione ininterrotta dei loro grandi successi del passato, provocando un effetto karaoke a valanga e un’esaltazione crescente nei presenti.

Purtroppo, però, il tempo a loro disposizione finisce: Sly e Robbie scompaiono dietro le quinte e dà loro il cambio uno Shaggy un po’ imbolsito, ma ancora piacente (almeno secondo alcune irriducibili fan quarantenni, che vanno in brodo di giuggiole quando il nostro eroe si sfila il radiomicrofono dalla patta dei pantaloni e comincia a cantare). Si può dire che la parte dello show dedicata a Shaggy sia tutto il contrario di quella di Sly e Robbie. Non avendo una gran voce, né fiato a sufficienza, si comporta come farebbe il toaster (o meglio ancora l’hype man) di un sound system giamaicano: parla, più che cantare, commentando le canzoni che attacca la band o il dj mette in play, e tra l’altro molte non sono neppure le sue. La band, però, è la stessa di Sly e Robbie, ed è di una bravura che lascia senza fiato, perciò anche l’oretta dedicata a lui scorre via con grande diletto di tutti. In conclusione: un ottimo modo per passare una serata di fine autunno a Milano, sognando i Caraibi e omaggiando due leggende viventi del panorama musicale degli ultimi due secoli. Per chi c’era e per chi non c’era, qui sopra trovate anche la galleria fotografica ad opera della nostra Giulia Ghostdog.

Foto di Giulia ‘Ghostdog’ Alloni, tutti i diritti riservati.

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