Se la vita ti dà limoni, fai una limonata: il riscatto di Beyoncé in un disco quasi perfetto

by • 20/06/2016 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Se la vita ti dà limoni, fai una limonata: il riscatto di Beyoncé in un disco quasi perfetto585

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Ho poco meno di 30 anni, 27 per la precisione: se un anno fa mi avessero chiesto se avrei mai tenuto in macchina il disco di Beyoncé per un mese, avrei detto assolutamente no, invece è successo con Lemonade. Il titolo riprende il detto If life gives you lemons, make lemonade, cioè “Se la vita ti dà limoni, tu fanne una limonata”: trai il meglio dalle esperienze peggiori, insomma. L’aspetto che più mi è piaciuto di questo disco è percepire la fragilità di Beyoncé. Non è sadismo, ma sentire che le paure, le ansie e le emozioni comuni in una relazione le vive anche lei rende meno distante il rapporto tra artista ed ascoltatore. Il suo voler sorprendere esagerando la portava sempre a porsi su un gradino superiore a tutti: in questo disco questa sua pomposità è ridotta al minimo.

Ovviamente Beyoncé è Beyoncé: nulla è casuale, tutto è curato nei minimi dettagli. L’uscita a sorpresa, il visual album, la presenza di Serena Williams nei video, una pletora di autori sufficienti a scrivere tre dischi, senza dimenticare il meglio dei produttori della musica rap e R’n’B. Nonostante questo, però, tutto il disco è composto da musiche e parole molto evocative, tanto da non rendere necessaria la visione dei video musicali. La prima canzone, Pray You Catch Me, è così semplice e diretta che sembra di poter rivivere il momento in cui questo disco è nato; le poche note iniziali sulle quali modula la voce per l’intonazione corretta e i primi versi esprimono rassegnazione e fragilità di donna e moglie tradita dal marito. You can taste the dishonesty/ It’s all over your breath as you pass it off so cavalier/ But even that’s a test/ Constantly aware of it all/ My lonely ear/ Pressed against the walls of your world (“Puoi assaggiare la disonestà/ è in ogni tuo respiro mentre lo fai passare così sdegnoso/ ma perfino questo è un test/ ne siamo sempre consapevoli/ il mio orecchio in solitudine/ premuto contro le pareti del tuo mondo”). L’ultima parte della traccia lascia spazio alla melodia dei violini, sottolineando maggiormente il senso di smarrimento che Beyoncé sta vivendo.

I differenti stili utilizzati all’interno del progetto richiamano in qualche modo la lunaticità delle donne. Un chiaro esempio è Hold Up, in cui il ritmo si fa nettamente differente dalla traccia precedente. In questo caso il sentimento predominate è la gelosia, che porta Queen B ad una follia consapevole. Diplo dipinge un tappeto sonoro che a tratti fa pensare alle melodie di Shaggy di It Wasn’t Me. Dopo aver ricordato al marito Jay-Z che le attenzioni che riceve dalle altre donne dipendono solo dalla sua ricchezza, in Don’t Hurt Yourself arriva l’ultimatum: Who the fuck do you think I am?/ You ain’t married to no average bitch boy/ You can watch my fat ass twist boy/As I bounce to the next dick boy/ And keep your money, I got my own (“Chi cazzo credi che io sia?/ Non sei sposato con una stronzetta qualunque, ragazzino/ puoi vedere il mio culone che si contorce, ragazzino/ mentre rimbalza sul cazzo del prossimo tizio, ragazzino/ e tieniti i tuoi soldi, ho già i miei”). Beyoncé sembra su tutte le furie e per farlo capire utilizza forse uno dei generi che più si presta a questo tipo di sensazioni: il rock. Questa suo tormento e la sua rabbia sono massimizzate dalla collaborazione con Jack White, creando una traccia che ricorda lo stile dei White Stripes.

Proseguendo nella tracklist, sembra che la tempesta sia ormai un ricordo. Sorry esordisce come un inno alla vita e alla spensieratezza, ma ecco che sul finire della canzone arriva nuovamente la fragilità: Beyoncé non riesce a togliersi dalla testa il pensiero del tradimento del marito, e la canzone vira su una chiusura triste e angosciosa. La volontà di andare oltre ritorna in 6 Inch, in cui cerca di smettere di pensarsi semplicemente come la moglie di Jay-Z, ma di identificarsi come donna indipendente che ha raggiunto i propri obiettivi. Ed ecco che per rendere più radiofonica questa canzone chiede aiuto a The Weeknd, che fa una piccola apparizione all’inizio per poi lasciare spazio alla regina che si sbizzarirsce su questo ritmo concitato, gridando al mondo intero la sua fierezza nell’essere un esempio di emancipazione femminile. Anche in Freedom Beyonce abbandona il ruolo di consorte rivendicando la sua libertà di donna (mamma) afroamericana. Una tematica del genere non poteva che richiamare un artista che in questi ultimi anni ha sempre mostrato sensibilità ad argomenti affini: Kendrick Lamar. Ovviamente il risultato è fantastico, un piacere sentire due artisti di questo calibro sulla stessa canzone, e grazie alla presenza del meraviglioso Just Blaze, abile beatmaker, la traccia è una vera propria marcia in favore dei diritti civili.

Fino ad ora Beyoncé si è fatta prendere da momenti di angoscia e di sconforto ma è tempo di ragionare a mente lucida, ed ecco che con l’aiuto del produttore Mike Dean in Love Drought conferma il suo amore incondizionato verso Jay. Con una toccante canzone come Sandcastles, in pieno stile R’n’B dipinge il suo sentimento con l’immagine di un castello di sabbia; elegante, fiabesco, ma fragile, dannatamente fragile. E proprio in Forward James Blake si sostituisce a Beyoncé, personificando la sua coscienza, spronandola a continuare e lottare per ciò che ama. In All Night è di nuovo Beyoncé ad affermare il suo amore verso Jigga, e coglie l’occasione per onorare i voti nuziali mostrando il suo supporto al marito: I’ll trade your broken wings for mine (“baratterei le tue ali spezzate con le mie”). Diplo riesce a rendere in musica questa sua presa di coscienza, creando un beat spumeggiante, che ben identifica il momento di svolta.

Il disco si conclude con Formation. Collocarla in fondo alla tracklist penso che voglia significare che Bee non nutre più nessun risentimento, vuole andare oltre: Mike Will Made It, per consacrare la sua forza di volontà, le fabbrica un banger che vi farà abbassare i finestrini e mettere il braccio fuori! Non è il classico progetto generalista: è certamente creato con tutti gli elementi per essere appetibile sul mercato, ma la sua fattura è così pregiata che vi farà rivalutare in positivo un artista che (almeno io) ho sempre ritenuto finta. Potrete sentire un insieme di generi molto diversi tra di loro: non ho parlato volutamente di Daddy Lessons perché per quanto mi riguarda lo stile country personalmente rovina un po’ l’intera atmosfera, ma è comunque indice di una poliedricità fuori dal comune.

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